Recensioni Nascita di una ghostwriter. Il primo lavoro di Vani Sarca

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    08/12/2020 21:26:29

    Alice Basso introduce Vani Sarca che sarà la protagonista di una serie di libri ben riusciti e anche in questo prequel non delude. lettura leggera e scorrevole, buona compagnia per una giornata sotto l'ombrellone!

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    21/09/2019 07:53:26

    Si tratta di un prequel dell'intera saga, come si intuisce dal titolo. Il racconto inizia con una Silvana Sarca, detta Vani, 26enne e alle prese col suo primo vero lavoro, quello di ghostwriter presso la casa editrice Edizioni L'Erica. Con sua mamma Vani usa tecniche di depistaggio/distrazione, mi ha fatto sorridere perché lo faccio anche io coi bimbi, a volte. Le top 3 di Vani sono sempre state la lettura e poi la birra scura e le patatine al formaggio, tolto ciò il suo desiderio (che comprendo totalmente) è quello di affrancarsi dalla casa natale e conquistare finalmente le tanto agognate libertà ed indipendenza. Siamo nel 2006 ed il racconto ci offre uno spaccato della Torino storica, illuminata a festa per le imminenti olimpiadi invernali. Vani ha delle istruzioni precise da seguire una volta arrivata alla casa editrice, quello della ghostwriter di fatto è un impiego quasi TOP SECRET e come tale Vani deve passare inosservata, peccato che il suo look dark-punk non lo consenta affatto. Fortissima la scena al rallentatore in cui troviamo l'autodescrizione della Vani degli albori. Dopo lo sgomento iniziale, inizia la prima "missione" di Vani, deve provare a scrivere un discorso per una vecchia gloria dello sci ed eventualmente poi la sua autobiografia. Suppongo che in questo campo i ghostwriter si sprechino proprio. In tutto ciò, non poteva mancare l'elemento di mistero però. Da qualche tempo sembra ci sia una fuga di notizie, riuscirà Vani a risolvere il problema? Per un consulto legale, Vani chiama il commissariato di polizia e guarda caso conosce un misterioso vice commissario sveglio e con la passione per i gialli, indovinate un po' chi è... Come sempre Vani si dimostra astutissima e al tempo stesso misteriosa, ovviamente mi ha fatto ridere con la sua genialità! Una lettura breve e piacevolissima, soprattutto per chi, come me, è affezionato al personaggio e alla sua intera evoluzione.

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    GB
    07/03/2019 15:28:17

    Ho deciso di iniziare dall’inizio anche se avevo capito che si trattava di poche pagine e scritte a posteriori, a me forse perché non avevo letto gli altri romanzi è piaciuto ed è stato utile per delineare la protagonista. Certo non posso dare un giudizio molto ampio, ma mi ha fatto venire voglia di leggere il seguito per cui mi sembra positivo.

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    22/09/2018 06:53:45

    Un libro perfetto per l'estate, veloce da leggere, simpatico e poco impegnativo. Un po' ridondante per chi ha letto altri capitoli della saga dedicata alla ghostwriter.

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    20/07/2018 03:16:02

    Silvana Sarca, per gli amici Vani, è al suo primo giorno di lavoro per un’importante casa editrice di Torino, la bicentenaria “L’Erica”. La letteratura è l’unica passione di Vani, e per la disperazione della madre non ha amici né un fidanzato. Come molte laureate in lettere, non ha neppure un buon lavoro, almeno finora. Il suo esordio non è dei migliori: quando il direttore del personale vede il suo abbigliamento dark, la invita a uscire dall’ufficio. E’ assunta, però, perché è l’unica candidata al delicato ruolo di ghostwriter. Il suo compito è scrivere un discorso e un’autobiografia di un ex campione di sci sudtirolese in occasione delle Olimpiadi invernali del 2006. Nell’ufficio però c’è una talpa: qualcuno ruba le idee agli editori e le passa alla concorrenza. Vani dovrà scoprirlo, se vuole conservare il suo posto. Alice Basso, alias Vani Sarca, ha il merito forse di spiegare ai lettori il misterioso ruolo di un ghostwriter, una figura letteraria che alcuni vedono onnipresente nelle opere di tutti gli scrittori famosi, e di cui altri negano l’esistenza, ma il breve racconto, infarcito di battute pseudo spiritose, sembra lo svolgimento di un’adolescente sul tema “Il mio primo giorno di lavoro”. Le osservazioni sui vari personaggi e sul paesaggio torinese sono divertenti ma semplicistiche; le deformazioni del nome del campione sudtirolese e l’imitazione del suo accento tedesco sono degne di un bambino della scuola elementare maleducato. L’idea dello sportivo sempliciotto, ignorante e stupido è banale e offensiva. La storiella quasi gialla è semplice, la soluzione facilmente intuibile, ma la scrittura è abbastanza gradevole per una lettura senza impegno. Lo stile irriverente e adolescenziale può divertire, ma diventerebbe pesante in un libro. E’ un raccontino non indimenticabile, da ghostwiter, appunto.

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