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Giorgio Colli

Editore: Adelphi
Edizione: 2
Anno edizione: 1988
Pagine: 354 p.
  • EAN: 9788845902895

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    Fausto Intilla (Inventore-divulgatore scientifico)

    28/07/2006 17.26.43

    Vi è un’impressionante costanza, dal primo all’ultimo passo, nel pensiero di Colli. In La natura ama nascondersi, che è del 1948, vediamo tracciarsi con precisione i confini del terreno, filosofico e filologico, che Colli solcherà poi sino a La sapienza greca. Il presupposto si manifesta subito, con bruschezza: «ben poco di vitale è stato compreso sinora della Grecia, all’infuori di quanto hanno detto Nietzsche e Burckhardt». E, in particolare, per quanto riguarda la forma suprema della grecità, che è il pensiero, occorre innanzitutto sbarazzarsi «di quasi tutta la critica moderna, che interpreta i Presocratici secondo quanto crede di capire da Aristotele». Così la prima parte di questo libro è dedicata a una minuziosa disamina di quanto ci è giunto, attraverso Aristotele e Teofrasto, sui primi sapienti della Grecia. Nella visione di Colli, la filologia e la storia hanno un fine unico e comune: «la riduzione dei dati storici in espressioni dove l’interiorità primitiva traspare evidente». Attraverso un’indagine armata di tutte le sottigliezze analitiche si deve giungere a far risuonare «l’affinità interiore suscitata da un’espressione lontana». Il fine rimane quello «di cogliere i Presocratici attraverso le loro stesse parole». Nella parte centrale di questo libro, dedicata a Parmenide, Eraclito ed Empedocle, come nella parte centrale di tutta l’opera di Colli, questo tentativo si è manifestato in forma memorabile, sostenuto da una forza illuminante e tenace.

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