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Erri De Luca

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2016
Pagine: 123 p. , Brossura

24 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

  • EAN: 9788807031991

La recensione di IBS

La storia che leggiamo in queste pagine è rimasta sospesa nella testa di Erri De Luca per circa un anno, l’anno che ha dovuto trascorrere in tribunale a difendersi dall’accusa di istigazione al sabotaggio, in relazione alla vicenda dei NoTav. Come uno scalatore davanti alla parete di roccia, Erri De Luca ha atteso la fine della vicenda processuale per rimettersi a scrivere. Riaffiora in questo modo il racconto ascoltato una sera in Val Badia dalla voce di due suoi amici, lo scultore Lois Anvidalfarei e la poetessa Roberta Dapunt.
Si tratta di un “racconto teologico”, ovvero, secondo la definizione dell’autore - che ama trovare il senso profondo delle parole - un racconto che nasce dall’ascolto.

“Se il mondo e le creature viventi sono opera di una divinità, ogni racconto lo è necessariamente”.

La storia si svolge in montagna, terra di confine, e ha come protagonista un anziano scultore, collezionista di sassi e legnetti, scalatore di montagne, che tra quelle cime ha trascorso tutta la vita, e altri due suoi amici, entrambi sessantenni ed entrambi ex artigiani. I tre amici hanno messo in piedi un servizio di attraversamento confini, destinato a tutti i migranti che capitano da quelle parti con l’indirizzo di una città straniera in mano e che sperano di evitare i controlli.

I tre uomini si fanno pagare molto bene il servizio, anche perché i varchi e i passaggi tra le montagne, attraverso le creste, sono noti solo a chi tra quei monti ci è nato e cresciuto. Fare da soli significa finire in un crepaccio, mangiato dai corvi.

“Per noi che non abbiamo viaggiato, loro sono il mondo venuto a farci visita”

I migranti sono il mondo che arriva, lascia i suoi soldi, e se ne va. Ma Lois ovviamente non è un trafficante di uomini, vuole accertarsi che i ragazzi abbiano delle buone scarpe e dei vestiti pesanti, che le donne e i bambini non rischino la vita sulla parete di roccia. Lois restituisce loro i soldi quando arrivano oltre confine, legge i simboli che la natura e gli uomini si portano addosso.
Lois scolpisce la pietra e il legno lasciando sulla materia i segni del suo passaggio. E non è forse questo un attraversamento, come la Pasqua ebraica?
Il prete della sua chiesa gli ha affidato il restauro di un crocifisso, un’importante opera d’arte, e lo ha assegnato a lui proprio perché conosce la sua attività di accompagnatore oltre confine. Non è un simbolo del sacro quel corpo scolpito nel legno che dovrà ultimare, levigare, limare? Quanta Pasqua, quanto attraversamento, c’è in un corpo agonizzante, in una Natura esposta?

“La montagna è una cassaforte di segreti”

lo scultore Lois Anvidalfarei con il suo racconto ce ne rivelerà uno, sconcertante, che ci riguarda sempre da vicino, che ci tocca ancora nel profondo. Erri De Luca con le sue parole studiate, cadenzate, fortemente simboliche, saprà aprire varchi di comprensione e di immaginazione, nuovi significati per una storia raccolta per caso, come un pezzo di legno nei boschi.

Recensioni dei clienti

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    Mauro C.

    17/10/2016 15.30.30

    Altro bellissimo lavoro di De Luca dove la sua solita scrittura raffinata, densa, poetica trova la giusta espressione al cospetto delle vicissitudini del protagonista, in questo caso chiamato a svolgere un lavoro di restauro molto delicato. È l'ennesima riprova dell'incredibile capacità dello scrittore di erigere una prosa di altissimo livello, imbevendola di poesia.

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    Umberto Mottola

    08/10/2016 14.31.57

    Romanzo breve intenso, profondo, scritto nel personalissimo stile fluido e conciso dell'autore. In esso anche uno scorcio di una Napoli che sa sempre sorprendere e l'amore per la natura e l'arte. Tuttavia mi sembra che il personaggio della donna non viene delineato fino in fondo.

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    Venerando

    15/09/2016 19.58.41

    Il romanzo La Natura Esposta è proprio un libro tattile. Nella narrazione, davvero notevole, oltre la trasmissione, sinestetica, di odori, sapori, viste dettagliate, ciò che prevale è la rappresentazione, tangibile, del contatto fisico tra corpi: una immedesimazione che trapassando il protagonista giunge ed avvolge il lettore, che riesce a toccare, con la stessa intensità e trasporto, ciò che tocca il protagonista. Un artigiano o forse un artista che ha un altissimo sentimento di misericordia nei confronti dell'uomo. Occupato ad aiutare poveri clandestini ad attraversare la sua valle di frontiera, si immedesima tanto fino a sovrapporsi ad essi. Chiamato, lui non credente, in un impegnativo restauro di un crocefisso di una bellezza assoluta, per riuscire nella difficile impresa non può far altro che immedesimarsi fisicamente nel Cristo morente. L'opera era stata scolpita da un artista che aveva conosciuto la trincea della grande guerra che aveva immortalato negli spasmi del crocifisso quelli dei corpi distrutti dei tanti giovani soldati. Quel dolore trasmesso di mano in mano ora arriva al lettore spingendolo al sublime atto di misericordia che impone di vestire gli ignudi. Nello scritto, ho visto non tanto la parola spezzata di Giuseppe Ungaretti, poeta e soldato, che comunque è presente, quanto la mano amica e compassionevole di Giuseppe D'Arimatea.

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    marcello

    06/09/2016 09.13.49

    Racconto per certi versi leggero,quasi prosaico,per certi versi su di una umanità lacerante che più non si può. La lealtà degli umili, la fede dei fuggitivi, l'altezza della profondità dei saggi : ma in fondo la terribile umanità del Cristo da cui parte ogni via che dal credo nel figlio uomo potrebbe arrivare alla fede pura nel Dio creatore. Se poi il tutto passa per una ...natura ...umana da ricostruire ciò mi sembra irrilevante. Molto carino è questo incontro di tre fedi diverse sullo sfondo del concetto di dover farsi umano-sofferente anche nella foggia del corpo per tradurre l'umanità sofferente di Cristo per l'uomo nuovo.

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