Nel Giappone delle donne

Antonietta Pastore

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2004
Formato: Tascabile
Pagine: XVIII-200 p., Brossura
  • EAN: 9788806168438
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Questo libro sta a molti manuali di taglio accademico sulla condizione femminile come un buon film in costume sta a una noiosa lezione di storia. Agile, gradevole nella scrittura, vario nelle tematiche trattate, ma assai attento a comporre un quadro complessivo chiaro e piuttosto esaustivo, consente anche a un profano di entrare nella cultura del Giappone moderno, e nel mondo femminile in particolare, fornendo con garbo, quasi senza parere, spunti di riflessioni e chiavi di interpretazione che aiutano a comprenderne le infinite e spesso contraddittorie sfaccettature della società contemporanea, e non solo dell'universo femminile.

Il libro sceglie di affidare al lettore il giudizio finale su quelle donne, su quella società e sui suoi pregiudizi, ma l'autrice non è assente né "neutrale", e la sua presenza non è affidata soltanto alla stringata ma efficace introduzione (possiamo sobbalzare all'affermazione un poco di effetto, forse un poco azzardata, secondo la quale "nel suo inconscio la donna giapponese è sempre in kimono", ma non possiamo evitare di ammettere che essa descriva con molta precisione la sensazione che ciascun occidentale ha di fronte a una compostezza talvolta, paradossalmente, imbarazzante).

La costruzione del testo ha certamente pochi debiti nei confronti dei gender studies, assunti come lente paradigmatica di valutazione e di analisi, ma non mi pare affatto che questo gli nuoccia: il matrimonio, la famiglia, il divorzio, il lavoro, la giovinezza e la vecchiaia, insieme a molti altri temi, sono proposti attraverso brevi biografie apparentemente fittizie, ma profondamente ancorate alla realtà, esemplificative ma non didascaliche, che consentono alla lettura di procedere senza intoppi, sostenuta da una curiosità non dissimile da quella che ci pungola di fronte a una trama avvincente. In quelle biografie Antonietta Pastore fa confluire tutti i motivi di contraddizione, anche stridente, che attraversano l'universo femminile nel Giappone di oggi e, pur se con modalità per molti aspetti diverse, non soltanto lì.

Tomoko, con la sua irriducibile istanza di parità tra i sessi, pagata con una carriera professionale più lenta e accidentata di quanto sarebbe stato legittimo attendersi, ma certamente sostenuta da un marito "anomalo" e da una vita familiare felice, introduce il lettore ad alcune interessanti pagine sul femminismo in Giappone. Le contraddizioni, appunto, sono molte: se la pillola anticoncezionale viene liberalizzata solo nel 1999, il divorzio a condizioni pressoché identiche per i due coniugi è già previsto nel 1947. Anche se l'autrice sottolinea come la priorità del legame genitori-figli su quello tra coniugi sia un segnale di persistenza della tradizione confuciana, non si può dimenticare che esso corrisponde a un'attenzione per i soggetti più deboli globalmente accettata anche nelle società occidentali.

Accanto a Tomoko si affollano Sachiko, Yoko, Yuriko, Mami e molte altre. Ciò che, alla fine della lettura, pare che questo libro voglia suscitare è un sentimento molto coraggioso, perché posto su di un confine sottile e insidioso tra "revisionismo" e, come dire, "femminismo postmoderno". Se le forme discriminatorie e i comportamenti maschilisti vengono trattati come tali, l'autrice sembra però dire anche che le forme della "parità" non sono sempre e solo quelle immaginate dall'Occidente e che, soprattutto nei rapporti privati, comportamenti esteriori "confezionati" nell'alveo della più rispettosa tradizione possono talvolta costituire l'involucro di relazioni profondamente libere e paritarie, deliberatamente e consapevolmente scelte. È una delle facce insidiose del conformismo? L'autrice non lo dice e non lo nega, ma forse ci fa pensare che potrebbe non essere sempre così. Nelle pagine introduttive, ci ricorda il nostro imbarazzo di fronte alla nudità femminile non raggiante di giovinezza: essa non esiste nel bagno pubblico giapponese, una vera istituzione. Le anziane signore giapponesi, assai più di noi, della bellezza imbarazzante delle veline, se ne fanno un baffo.

Recensioni dei clienti

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    Carol

    07/10/2016 18:44:09

    Molto interessante e ben scritto, con oggettività e allo stesso tempo empatia. Interessanti anche i dati storici, demografici e statistici inseriti. Dato che si tratta di un aspetto poco trattato (e poco noto per questo) è una perla preziosa per chi ama documentarsi sul Giappone in generale e sulla condizione della donna giapponese in particolare. Ho apprezzato però maggiormente Leggero il passo sul tatami, altro libro dell'autrice, perché meno freddo e distaccato nei resoconti. Ma evidentemente qui l'obiettivo era diverso: si tratta di un'analisi profonda che nasce sì dall'esperienza ma anche da uno studio, mentre l'altro libro era più incentrato sull'esperienza personale e familiare legate al lungo soggiorno dell'autrice in Giappone.

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    Federica

    06/05/2006 21:40:49

    Vivamente consigliato a tutti coloro che, come me, hanno un debole per la cultura giapponese, o semplicemente per chi vuole approfondire un' aspetto non troppo conosciuto di questo popolo alla ribalta. Una descrizione interessante ed oggettiva della situazione della donna in Giappone, tramite le esperienze fatte dall' autrice del libro e dagli incontri con le innumerevoli donne da lei conosciute nell' arco della sua esperienza nell' isola della tecnologia e della tradizione.

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    teresa terracciano

    14/04/2006 12:58:42

    Credo che questo libro sia molto utile come completamento della conoscenza dell'attuale situazione sociale e culturale delle donne in Giappone. La scrittrice accenna di tanto in tanto l'evoluzione del percorso sociale delle donne, dall'antichita' fino, e soprattutto, a cio' che lei stessa ha vissuto in epoca piu' presente. Lo consiglio quindi anche a coloro che per la prima volta si affacciano a questa misteriosa, particolare e lontana cultura. Teresa Terracciano

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    Vanina

    21/09/2005 11:27:14

    All'inizio la lettura è più scorrevole ed interessante, poi va sempre più "scadendo" nel femminismo puro, diventando a tratti noiosa. Tuttavia è un buon punto di vista, garbato e competente, di una signora che parla con cognizione di causa: il primo che leggo dopo tanto tempo!! Mi spiego meglio: molte delle letture che ho fatto ultimamente mi avevano lasciato molto perplessa sulla competenza dell'autore sull'argomento trattato. Qui non ho riscontrato la stessa sensazione! Un voto positivo, dunque alla Pastore ed al suo libro!

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    emilia

    06/12/2004 11:13:36

    Senza il loro supporto logistico ai “soldati delle corporations”, l’economia giapponese non sarebbe dove è adesso, dice l'autrice. Alla fine, è onesto tuttavia anche chiedersi: quanto noi – donne italiane – abbiamo, o avevamo, in comune con le donne giapponesi? In fin dei conti, queste donne giapponesi che si sacrificano, che si autoannullano, non sono poi molto diverse non dico dalle giovani italiane di oggi (per fortuna), ma dalle nostre ragazze di trent’anni fa. Speriamo che il tempo passi anche per loro.

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    Ayrinne

    01/12/2004 18:55:00

    Un libro che consiglio a chi intende avere un approccio soft e OBBIETTIVO con una cultura diversa dalla propria. I miei complimenti all'autrice che mantiene i toni nei ranghi e scrive mediante un'acuta ed intelligente analisi.

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    Libetta

    05/10/2004 18:24:22

    Esperienza personale di vita giapponese durata 16 anni dei quali rimangono una serie di conoscenze, alcune diventate e rimaste amicizie con la profondita' a questo legame offerto dalle donne giapponesi. Poi dati statistici, evoluzioni storiche, un eccesso di reprimenda femminista tra le pagine. I testi sull'argomento sono sempre pochissimi, purtroppo, quindi da lodare senz'altro. Da segnalare, anche perche' piu' interessante, La bambola e il robottone di A. Gomarasca.

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    Rosita

    06/09/2004 23:25:50

    E' un libro molto bello, mi ha colpito molto nelle descrizioni che l'autrice ha fatto parlando della condizione della donna in Giappone. Leggetelo vi colpirà come ha entusiasmato me!

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