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Umberto Piersanti

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2002
Pagine: 166 p.
  • EAN: 9788806152574

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    Gian Paolo Grattarola

    09/09/2007 20.27.36

    Cantore di un mondo ormai in parte perduto, quello agricolo e pastorale delle Cesane (catena collinare tra Urbino e Fossombrone), uno spazio panico e antropologico pregno di misteri e riti antichi senza tempo, che egli ama come fosse il corpo di una donna ed a cui è legato da quello stesso senso della terra che già fu di Cesare Pavese, Piersanti ha in Pascoli e Leopardi i suoi numi tutelari. Striato da case in rovina il profilo desolato, aspro e impenetrabile delle Cesane ha nella figura archetipa del pastore una costante presenza armonica al centro di immagini e leggende che l’autore trasfigura attraverso un linguaggio poetico denso, suscitando anche in questo libro lo stesso potere evocativo già apprezzato in "I Luoghi persi". Mediante una vibrazione di timbro leopardiano e l’accurata ossessione pascoliana con cui reperta nomi di ogni specie animale e vegetale, egli disseppellisce dalle rovine prodotte dagli effetti immemori della tempesta quotidiana questo estremo lembo di civiltà da cui emana un profumo di umanità diversa, più autentica. Si tratta di un’epopea sospesa tra le miti screziature di uno scenario atemporale ove il sentimento estetico del poeta si distende sistematicamente in felici sequenze di endecasillabi comuni, rivelando un trepidante bisogno di lirica. Con la stessa forza evocativa con cui si sottrae all’amalgama massificatorio del sociale, restituendo il poeta al ruolo più consono di individuo in lotta contro il destino, egli rivendica, mediante l’impiego del metro più tradizionale, la decisività del fattore musicale nel costituirsi della poesia, schiudendo un varco salvifico e non solo consolatorio verso la bellezza. Gian Paolo Grattarola 09.09.2007

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    Valerio Berardi

    23/08/2004 15.57.48

    In un panorama come quello della poesia italiana contemporanea che ha fatto dell'apertura, della disponibilità alle sollecitazioni dell'esperienza la sua discriminante etica ed estetica fondamentale, la poesia di Umberto Piersanti rappresenta una tappa imprescindibile e, in un certo senso, anomala. Nell'opera del poeta urbinate infatti, l'amore per il canto s'intreccia - in un rapporto reciprocamente fecondo - con quel mondo contadino umile ed aspro che il verso piersantiano saturo, vivo d'una consistenza tutta materica, sublima. La poesia di Piersanti si sintonizza coi moti del tempo profondo e lo fa, lungi dall'eludere le traiettorie del decifrabile, traducendo l'amore per i luoghi, le figure e gli oggetti a lui cari, nei termini d'un'evocazione (che evidenzia la sua vocazione di poeta elegiaco) che ne amplifica potentemente presenza, carica e densità. In Piersanti la dimensione fondante del luogo assume i connotati d'un confronto costante e imprescindibile con le proprie radici (e, quindi, con la propria identità), fino a diventare il paradigma di quel rapporto col mondo e con la vita che, specie ne NEL TEMPO CHE PRECEDE, assume i caratteri decisivi d'un'urgenza drammatica. Urbino e le Cesane non costituiscono più un'alternativa per cui decidere, un polo della dialettica tra realtà e mito, tra responsabilità e fuga; il motivo di fondo della ricerca intrapresa nelle raccolte precedenti a I LUOGHI PERSI (libro del '94), s'è risolto in una sostanziale situazione d'equilibrio. Il tema cruciale, totalizzante, diventa ora il confronto col tempo, un tempo il cui incalzante e inarrestabile incedere sottrae il poeta al suo mondo e al suo appetito bruciante di vita e di pienezza. In tacito accordo col retaggio ineludibile (che Piersanti, in quanto marchigiano, sente forse più di altri) della concezione leopardiana della felicità, NEL TEMPO CHE PRECEDE testimonia ed acuisce, lucidamente, il divario incolmabile tra desiderio e appagamento, tra la vita ed il suo limite certo e lancinante.

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