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Marcello Fois

Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2012
Pagine: 263 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806202651

Finalista Premio Strega 2012 e Premio Campiello 2012. C'è qualcuno che parla di crisi della letteratura italiana. C'è chi asserisce che gli autori che appartengono alla generazione dei quaranta/cinquantenni, pur avendo scritto buoni o talora ottimi libri non hanno alle spalle - ora che dovrebbero tirare le fila del loro lavoro - una produzione organica com'è accaduto per gli scrittori che li hanno preceduti, da quelli della neoavanguardia ai protagonisti del "riflusso" dei primi anni '80, della postmodernità, posizionata fuori dai movimenti. Giudizio direi falso. E forse anche tendenzioso.
Dovendo trovare un nome per contrastare questa affermazione, eccolo: il cinquantaduenne Marcello Fois. Il percorso narrativo di Fois, coerente e lineare, ha raggiunto l'apice con il romanzo Stirpe (pubblicato nel 2009) e ancora viaggia, con Nel tempo di mezzo, ai vertici di una piramide costruita lentamente con le opere precedenti. Ha frequentato in questi anni le strade della Sardegna guardando questa sua terra in molti modi, descrivendone la durezza e la forza, il fascino e il male, soprattutto la storia. Una storia che, pur essendo parte di quella d'Italia, se ne discosta come "un mondo estremo, un nulla appena accennato", come pensa Vincenzo, il protagonista del libro, la prima volta che vede l'isola su una cartina geografica.
I lettori di Fois hanno già conosciuto il padre di Vincenzo, Luigi Ippolito Chironi, nel precedente romanzo Stirpe (leggi la recensione), che proprio di questa famiglia narrava le alterne fortune, ma Vincenzo è figlio della guerra mondiale, orfano, ed è per metà friulano: dal Friuli arriva e di quella terra porta dentro molto ("quando sei cresciuto in un istituto, in Continente, non puoi venire su come un essere qualunque"). Dopo anni di attesa, ecco la scoperta di un mondo che gli appartiene per nascita ma non per esperienza. Ed è dall'armonizzazione di queste due radici che nasce qualcosa di nuovo: un universo "duro e crostoso" come a volte è il terreno sardo, accanto a un'idea diversa di durezza, decisamente nordica e non insulare.
"La sofferenza è come la felicità - ha detto Fois in una recente intervista - non sono atti gratuiti, costano sempre qualcosa e soprattutto vanno insegnati." Lo sa bene la famiglia Chironi, lo sanno gli unici sopravvissuti di un ceppo colpito dalla malasorte: il nonno e la zia - "la qualità di quelle tragedie era commisurabile solo in rapporto al fatto che la fortuna era stata generosa con i Chironi, ma aveva fatto pagare cara quella generosità". Anche a Vincenzo (che Fois chiama "Ulisse" nel suo ritorno in patria) era costata cara: un'infanzia in istituto e ora un viaggio nel nulla in piena guerra mondiale, che solo sfiora quell'isola nel Mediterraneo.
Ma non per questo la Sardegna è un Eden raggiunto, tutt'altro: malaria, fame, povertà, fatica e dolore. La rappresentazione continua del castigo divino, con tanto di bibliche piaghe.
I Chironi hanno a lungo combattuto contro tutto questo, vincendo qualche battaglia, ma perdendo la guerra. Con Vincenzo tutto potrebbe ricominciare e la Sardegna stessa — siamo negli anni Cinquanta — sembra cambiare, liberarsi finalmente dal giogo della miseria. Poi le cose si complicano, la speranza si inaridisce e persino l’amore si prosciuga. Ma non tutto è perduto. Il destino decide che la famiglia Chironi dovrà avere ancora un futuro, un futuro con un nome nuovo. Va bene, si ricomincia.

A cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

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    giacomo Bellini

    25/09/2015 12.19.04

    Una vera delusione. Già la prima parte della saga mi aveva convinto poco. Questo secondo capitolo poi è troppo lento nella prima parte, troppo frettoloso nella conclusione. Ma cosa ha intenzione di comunicare Fois con questa trilogia? L'unico aspetto ben curato sembra la descrizione della città di Nuoro, con la sua evoluzione nel corso del '900, ma è di interesse molto limitato. Leggetevi Il Sole dell'avvenire se volete apprezzare una vera saga familiare italiana

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    Dave

    03/12/2014 17.27.50

    L'inizio del libro è lento, ostico, con scrittura nervosa e visione corta, ristretta. Fois si concentra sui microdettagli del suolo e della flora sarda in maniera un po' troppo ossessiva, fin forzatamente morbosa. Poi, quasi inaspettatamente, il romanzo si scioglie, come si sciolgono i cuori dei personaggi. La trama segue vie poco scontate e la scrittura ci racconta di rapporti profondi ma difficili e delle diverse visioni della vita da prospettive anagrafiche diverse. Si case in basso, ci si rialza, si ricade , ci si rialza, e tra questi due limiti si trova il tempo di mezzo. Eccezionale e commovente la figura del nonno Michele Angelo, che tutti avremmo voluto avere nella vita reale. Mi ha ricordato alcuni romanzi americani (ho rivisto pezzi di Libertà di Frenzen), ma purtroppo un po' troppo asciutto, sardo. Consigliato.

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    eufrosine piras

    31/12/2013 14.28.12

    Ho apprezzato tanto questo libro:i paesaggi,i personaggi,i sentimenti,le emozioni,i riferimenti storici.Ho gustato appieno le sue pagine,che in alcuni punti diventano POESIA

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    Silvia

    17/07/2013 09.00.59

    Bel romanzo: poetico e scorrevole. Una saga familiare. Meglio leggere prima Stirpe.

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    Vincenzo

    20/03/2013 09.00.43

    Romanzo bello e toccante. Marcello Fois ha ormai superato quel marchio di chiusura entro i confini sardi, che troppo spesso contraddistingue gli scrittori sardi e che imbevevano i suoi romanzi basati sul'improbabile investigatore Bustianu. Nel tempo di mezzo è la continuazione della sua precedente opera, "Stirpe",nella quale prendeva il via la saga familiare dei Chironi, a Nuoro. Il filo interrotto delle generazioni viene rinsaldato dall'arrivo di un inaspettato nipote concepito nel Carso durante la guerra. Ma questo nuovo capitolo, che ha una sua assoluta autonomia, risulta un'opera aperta; lo sviluppo del borgo barbaricino tra gli anni 50 e 60 assume connotati più ampi, così come i personaggi, mirabilmente scolpiti, sanno di universale. Fois è riuscito, almeno parzialmente nel miracolo di rendere riconoscibile, eppure uguale a mille altre, la sua città. Ancora persiste una sorta di autocompiacimento, di eccesso di erudizione, nel linguaggio elegante ed efficace che però, soprattutto nella prima parte si appesantisce. Il romanzo poi decolla e va avanti sino all'ultima parte dove una prolissità non scevra di una palese ricerca d'effetto, frena la chiusura. Comunque un romanzo , nel suo complesso, decisamente valido.

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    Antonietta Ragazzo

    15/01/2013 19.12.55

    Leggendo tutte le sviolinate sul libro ho iniziato a leggerlo e devo dire che ho desistito varie volte dall'abbandono... Poi, come diceva il grande Totò, "voglio proprio vedere dove vuole arrivare" e ho continuato. Scrittura ampollosa e prolissa, ostentazione di "bello stile", inutile orpello al racconto. Mi viene un'altra sorte di citazione, quando Panariello interpreta la parodia di Renato Zero descrivendo "quella volta celeste, azzurro scuro o talvolta chiaro, immensa, avvolgente, che nella notte si popola di tante luci sparse qua e là, brillanti, intermittenti, più grandi e più piccole..." - "Il cielo, Renato!..." - "Ah! c'è una sola parola per descriverlo????"

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    antonellaelle

    28/11/2012 16.57.44

    Ho letto questo libro dopo il precedente "Stirpe". Lo ritengo un capolavoro di scrittura, di introspezione e di amore per la propria terra. La spiegazione della sintesi geografica che caratterizza la Sardegna è descritta magistralmente a pag. 21 del libro. Raramente un racconto è così letteralmente travolgente. Interessante il richiamo alla comunicazione immaginaria con i propri cari che, sempre presenti nel nostro vissuto, qui si materializzano in presenze immaginarie ma, allo stesso tempo, reali per chi "sente" di essere la continuità naturale di quella Stirpe. Aspettiamo il seguito!

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    Nanni

    19/10/2012 19.34.27

    Libro scritto bene, contenente alcune pagine di lirica. A tratti la lettura prosegue senza una spinta motivazionale forte, in quanto appare lenta la trama, anche se impregnata di contenuti e di riflessioni ben costruite ed interessanti. Libro troppo corto per descrivere compiutamente una saga familiare, per cui non diventa un racconto generazionale tale da fornire maggiori significati e spessore. A me ha lasciato un pò perplesso il mancato approfondimento della crisi del matrimonio di Vincenzo. Insomma un bel libro, giudizio tra il 3 e il 4, scelgo 4 perchè il finale forte suggella la storia fornendo il mordente che forse era meno presente nelle pagine precedenti e perché mi ha dato piacere la lettura. Consigliato

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    Rosalba Satta

    30/09/2012 19.41.53

    La faticosa camminata di Vincenzo Chironi verso Nuoro sa di gestazione e poi di travaglio. Ad attenderlo sarà la vita. Vita che prima, se c'era, era nascosta o protetta o camuffata tra le grigie e anonime pareti di un orfanotrofio, a Trieste. Vita che lo attende nella terra del padre, morto prima che lui nascesse a causa delle brutture della guerra. Terra del padre, terra sarda. "Questa terra che ora calpesta promette di riconciliarlo con se stesso, di chiudere quel cerchio rimasto drammaticamente aperto ?". "Eppure sente l'angoscia sottile dell'alba che si guarda intorno prima di esporsi totalmente al giudizio degli umani". "Ora, in piedi, su una roccia, scrutando il punto esatto da cui nasce il giorno, si dice che quella è l'alba di tutto". E all'alba, seguirà il mattino per Vincenzo.Denso di attese e di calde promesse. E poi il meriggio. Inzuppato d'amore. Quindi la sera. Stordita dal tanfo dei zilleri, rifugio dei deboli. E infine la notte. Più buia del buio.La notte ? Si. Certo, la notte. Ma oramai si sa che anche la notte più nera è capace, a ben guardare, di partorire almeno una stella. Tempo addietro scrissi che la musica in compagnia del cantautore Piero Marras è felice. Sono altrettanto sicura che lo è anche la letteratura, accanto allo scrittore Marcello Fois. (Rosalba Satta)

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    magliablu

    27/09/2012 09.56.30

    Libro che narra le difficoltà dell'amore, dell'uomo, del tempo, di una terra come la Sardegna che appare viva, come una dei protagonisti. Ottimi i dialoghi, molto neorealisti. Non do 5/5 perché, soprattutto all'inizio, Fois è troppo retorico, farcisce la narrazione di similitudini. Mi aspettavo qualcosina in più anche dalle ultimissime pagine, nel complesso comunque davvero un buon romanzo.

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    no

    08/09/2012 16.02.07

    Vedendo tutte queste recensioni sono corso ad acquistarlo....Lui scrive bene nulla da dire....ma non decolla sembra essere un esercizio di stile....poi improvvisamente esce dal torpore verso 3/4 del libro e decide di narrare di far vivere i personaggi....il finale è addirittura scontato, altro che stirpe altro che ignazio silone....

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    gianni

    02/09/2012 15.04.47

    Quando esce un nuovo libro di Marcello Fois non lo compro subito, ci giro intorno, me lo rigiro tra le mani in libreria, magari cerco di captare un commento sperando di non sentirne di negativi, ho paura di rimanere deluso, ma poi lo compro e finalmente lo leggo, e così è con quest'ultimo, che ancora una volta mi ha emozionato, ogni frase è densa di significati... bellissimo.

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    Mariflo

    27/08/2012 18.21.31

    Ho ritrovato con molto piacere la traccia intrapresa in Stirpe e mi sono di nuovo appassionata alle vicende della famiglia Chironi. Ancora sentimenti forti: amore, senso della famiglia, onestà, fedeltà, in una storia che procede come la vita, mai prevedibile. Assolutamente consigliato.

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    Alessandra

    13/07/2012 12.48.32

    Sono d'accordo con chi mi ha preceduto,il libro meritava di più al Premio Strega..a questo punto speriamo nel Campiello.Quando ho terminato di leggerlo avevo voglia di ricominciarlo proprio per le emozioni che mi ha suscitato e dire che non sono un'appassionata di saghe familiari!Scrittura ricercata,profonda e poetica,dove fa da sfondo con prepotenza la regione ("una zattera in mezzo al Mediterraneo) ma soprattutto la città d'origine dello scrittore.Un Marcello Fois sicuramente più maturo.Bravo!

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    Marco Dati

    11/07/2012 21.50.30

    Che autore! Straordinario... Non ho parole...

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    luigia

    07/07/2012 15.08.21

    Pensavo potesse piazzarsi meglio allo Strega, speriamo sia meglio al Campiello. Ma, al di là dei premi,un BUON LIBRO!!!...soprattutto in queste due ultime annate non proprio caraterizzate, a mio parere, da opere significative.

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    elda

    26/05/2012 00.44.36

    L'aspra e selvaggia bellezza della natura sarda, che fa da contorno alla vicenda, disegna mirabilmente il paesaggio interiore dei protagonisti con i loro forti, primordiali sentimenti e le loro cieche, incontrollabili passioni. Indimenticabili alcuni personaggi: oltre a Vincenzo e a Cecilia, il vecchio patriarca Michele Angelo, così saggio e sensibile sotto l'apparente durezza; la sfortunata e premurosa zia Marianna che in un sol giorno ha smesso di essere moglie e madre; l'inconsapevole erede Cristian, che, generato con la violenza, ha il compito di perpetuare la stirpe. Consiglio vivamente la lettura di questo coinvolgente romanzo dalla scrittura ricercata, precisa, essenziale e nel contempo poetica: vi emozionerà così come ha emozionato me!

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    cardellino

    27/03/2012 16.03.02

    una bella storia d'amore nella sardegna dgli anni quaranta. ben scritta . ti tiene attento fino alla fine. meriterebbe un posto in alta classifica

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