Nelle tempeste d'acciaio

Ernst Jünger

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Traduttore: Giorgio Zampaglione
Editore: Guanda
Edizione: 4
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 3 marzo 2000
Pagine: XX-332 p., Brossura
  • EAN: 9788877463630

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Nelle tempeste d'acciaio

Ernst Jünger

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Ernst Jünger partecipò alla Prima guerra mondiale con i gradi di sottotenente della Wehrmacht. Il suo comportamento in prima linea lo rese leggendario: ferito quattordici volte, ricevette numerosi riconoscimenti al valore, compreso il più alto, l'"Ordre pour le mérite". Portava sempre in tasca un taccuino su cui fissava con precisione gli avvenimenti. Da quelle note, in seguito all'insistenza del padre, si persuase a trarre un libro che avrebbe dovuto intitolarsi "Il rosso e il grigio", in omaggio all'amato Stendhal e ai colori mesti e uggiosi della guerra in trincea. Jünger preferì alla fine l'immagine tratta da un poema medioevale islandese. Oggetto di ambigui entusiasmi negli anni Venti e Trenta, le "Tempeste" appaiono oggi la più agghiacciante testimonianza sulla Grande guerra e l'espressione già perfetta della sovrumana capacità di osservazione di Jünger e della prosa fredda e cristallina che egli ha forgiato.
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    Giorgio Minucci

    30/03/2019 14:00:52

    Scrittura asciutta e lucida sulla prima guerra mondiale, in cui viene riportato il resoconto autobiografico della vita in trincea, in tutte le sue fasi. L'attesa degli ordini, le ricognizioni, i cambi di difesa, gli assalti, l'essere stretti a corpo a corpo, il lezzo dei cadaveri, i commilitoni cadere uno ad uno nelle campagne, la terra smossa dalle bombe che si innalza come una torre, schegge, brevi licenze per ferite riportate, rispetto per il nemico, solidarietà fino al sacrificio, dignità del soldato. Assolutamente scevro di riflessioni sul senso e sul valore della guerra, tanto meno di ideologismi, l'opera è un continua ripetizione, capitolo per capitolo, delle dinamiche belliche, in cui solo accenni di dialoghi, tra pari sottoposti e superiori, indirettamente evidenziano l'apologia di una Germania che non ha esitato fino alla fine a essere fedele alla sua missione. Leggermente, ma solo leggermente, introspettivo, negli ultimi due capitoli. Personalmente non mi ha entusiasmato, i capitoli si ripetono, ma è notevole come Jünger sia in grado di tradurre gli eventi vissuti in prima persona in una realtà autonoma, dotata di vita propria e originale, raggiungendo le vette del mito. Per chi piace questo tipo di mito è sicuramente un capolavoro. Per quel che mi riguarda non è nelle mie corde. Meglio essere ribelli, saltare nel bosco...

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    Rosaria Alessia

    29/12/2018 19:20:08

    Molto molto accurato.

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    Vincx

    27/02/2018 11:07:47

    ‘La guerra è guerra’: è questa la sintesi - certamente estremizzata – del libro. L’autore ha vissuto la grande guerra in prima linea, in mezzo a battaglie passate alla storia fra le più cruente (Somme, Arras, Cambrai, etc.), raccontandone l’ardore, l’eccitazione e le sciagure con un registro cameratesco e mitizzante che suona allergico alla maggior parte di noi lettori contemporanei affatto propensi al sacrificio della propria vita per la patria o per valori (?) simili. Scordatevi i tormenti di chi vuole fuggire la guerra, gli imboscati di turno, gli ufficiali maldestri e imbecilli o il capo supremo indeciso e dileggiato (tutti elementi di cui abbonda molta parte della letteratura e della retorica europea e soprattuto italiana quando si parla di guerra); qui vi è solo la descrizione – direi quasi claustrofobica perché praticamente senza soluzione di continuità – di una macchina militare organizzata e votata eroicamente all’estremo sacrificio fra trincee fangose e inospitali, fra bombe che esplodono, crateri che si aprono, terra e schegge che piovono da tutte le parti, fumi e nebbie impenetrabili e soprattutto fra decine di soldati che muoiono al tuo fianco mentre tu vieni risparmiato solo per il caso e per la tua buona sorte. Se si affronta con lo spirito giusto, vale a dire con la consapevolezza della sua unicità e della sua esuberanza bellicistica, il libro si fa apprezzare e vale la pena leggerlo.

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    Steamboy

    09/05/2015 18:08:30

    Leggo di questo libro che è stato osannato da alcuni per alimentare il fanatismo bellico nazista. Leggo di altri che lo detestano e lo criticano per i toni epici con cui parla di una cosa orribile come la guerra. Io l'ho letto semplicemente per quello che è, una testimonianza della vita sotto le armi durante la prima guerra mondiale, un dettagliato racconto della trincea, e delle cose orrende che si vedevano, si subivano e si pensavano in quei giorni nefasti. E' un resoconto asciutto, che si preoccupa più di narrare i fatti che le persone, anche se a ben guardare, dietro il racconto della battaglia Junger riesce anche a tracciare il profilo psicologico delle persone che la combatterono. Quanto ai tanto criticati toni usati dallo scrittore, dalla sua mancanza di critica alla guerra o all'elogio dello spirito cameratesco, in realtà rispecchiano in pieno l'atteggiamento con cui molti soldati (di entrambi gli schieramenti, visto che nel 1914 la guerra era attesa ormai da tempo ed era vista un po' da tutti come un regolamento di vecchie ruggini) partirono per il fronte in quell'epoca, pensando alla guerra come una grande avventura in cui mettere alla prova il proprio coraggio. Non sapevano ancora cosa li aspettava purtroppo. Quantomeno in questo libro ci viene risparmiata la solita retorica dei "soldati buoni contro soldati cattivi", e ci viene mostrato il soldato dell'epoca per quello che era, un uomo comune che doveva sopravvivere dentro l'inferno, costretto spesso a ridefinire la propria visione della vita e della morte, propria e altrui. In fondo, seduti comodi come siamo adesso noi, in una nazione in pace, sarebbe troppo facile mettersi qui a criticare quegli uomini senza aver vissuto quello che hanno dovuto vivere loro.

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    roberto

    05/01/2015 13:57:19

    libro in cui l'autore analizza in modo duro e asciutto le brutture di un conflitto che va oltre la dimensione umana. Una carneficina senza eguali che trasforma l'uomo in una macchina a servizio della guerra. Descrizioni avvincenti che trasportano il lettore in una dimensione in cui è evidente quanto il soldato venga spersonalizzato e proiettato in uno scontro sovraumano. La narrazione è asciutta, senza giri di parole, in cui l'autore descrive quanto ha potuto vedere e quanto ha dovuto sopportare durante la vita al fronte.

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    Renzo Montagnoli

    07/10/2014 12:20:18

    Nelle tempeste d'acciaio, trasformato da diario di trincea a romanzo autobiografico, conta ben 329 pagine esclusivamente di guerra, con descrizioni minuziose delle azioni condotte dall'autore, in cui la morte ha solo una valenza numerica (tot morti loro, tot morti noi), senza che ci sia il benché minimo senso di pietà. È presente la paura, ma più che la paura di morire, il timore così di non riuscire, di non poter continuare a uccidere. Forse come ufficiale sarà stato considerato un esempio per i soldati, ma come uomo rivela una mancanza di sensibilità che non può che urtare la suscettibilità di un lettore non guerrafondaio. C'è uno straordinario compiacimento nel descrivere la battaglia, una morbosità nel parlare delle morti (la testa spiccata dal corpo, oppure il cervello che esce dalla scatola cranico, con il ferito ancora vivo e cosciente) che lascia stupefatti. Junger non era un essere umano, era un automa programmato per ammazzare e stento anche a credere alla gioia dei suoi soldati prima di un attacco, come fossero tornati bambini quando giocavano alla guerra. Non pochi considerano questo romanzo un capolavoro, ma io intendo tenermi fuori dal coro, perché nel giudicare un'opera non ci si può basare solo sullo stile e sulla trama, ma anche sui contenuti e i fini; ora Nelle tempeste d'acciaio non è certo scritto male, riesce forse anche ad avvincere, ma il messaggio che porta è deleterio, perché una bestialità come la guerra non può essere esaltata e quindi il mio giudizio non può essere che negativo; se non fosse così, se non dovessi osservare anche la finalità dell'opera, l'insegnamento che essa comporta, per paradosso dovrei considerare un gran libro anche il Mein Kampf, di Adolfo Hitler. Leggerlo è tuttavia sempre possibile, almeno per vedere quanto ci sia di folle in un uomo nato per uccidere.

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    Carlo Mangolini

    17/09/2013 00:34:59

    Uno scrittore di talento non è necessariamente una persona che è obbiettiva. La lettura di "Tempeste di acciaio" mi ha quantomeno lasciato perplesso. Dato che molti anni prima avevo letto "Niente di nuovo sul fronte occidentale", che è stato un libro fondamentale per me, in quanto mi ha fatto capire che cosa è veramente la guerra e di conseguenza ho capito che se si cerca una visione del mondo il più possibile reale è necessario cercarla in prima persona e far funzionare il cervello (senza ascoltare ad esempio quello che viene detto nella televisione), la lettura di "tempeste di acciaio" mi ha dato la sensazione che l'autore abbia vissuto la guerra come un divertimento, che pensasse a essere un valoroso, e nessun accenno alla pietà per i nemici caduti. Sembra un libro di esaltazione della guerra anziché di condanna.

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    francois sanders

    12/02/2010 12:51:05

    Si può leggere Nelle tempeste d'acciaio da storici o da filonazisti,ma comunque sia il motivo,non si può evitare di rimanere frastornati,annichiliti e posseduti. Se la Prima Guerra Mondiale è lontana un secolo,l'Uomo che l'ha combattuta è ancora tra noi. Viviamo tutti i giorni affrontando nemici che ci fanno indietreggiare con bombe,pallottole e gas;riconquistiamo posizioni con fugaci atti eroici;ci perdiamo nei labirinti di trincee scavate sempre più profondamente. Quando il rifugio in cui ci siamo nascosti trema sotto i colpi più pesanti,capiamo finalmente che il nemico più temibile è quello che è dentro di noi ed è invincibile perchè continuamente rifornito delle nostre paure.Possiamo allora cancellare l'asprezza di questa guerra solo spiritualizzando la voluttà del pericolo ed il desiderio cavalleresco di vincere la nostra battaglia. I migliori,gli eroi,si cingeranno il collo con l'Ordre pour le mérite.

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    Un lettore

    13/12/2006 08:51:57

    "Nelle tempeste d'acciaio" è un documento fondamentale per la conoscenza della Grande Guerra e del suo mito: personalmente pero' nutro piu' di una perplessità circa l' effettivo valore letterario e umano dell'opera: lo stile secco, essenziale, diaristico diventa spesso notarile, quanto all' aspetto umano, il tanto ammirato "distacco" dell'autore nei confronti della tragedia che stava vivendo in primissima persona fa un po' pensare all'immagine popolare del tedesco tutto d'un pezzo (e un po' testa di legno) che obbedisce agli ordini - individuali o collettivi - senza di fatto chiedersi cosa stia facendo. E' fin troppo scontato contrapporre Remarque a Jünger, io penso piuttosto al nostro buon vecchio Carlo Salsa, il quale nel suo "Trincee" (Mursia) ha descritto tutta la sofferenza e il marciume (e non è una parole a caso...) della guerra di trincea senza mai venire meno al suo onore di soldato, ma anche senza mai accondiscendere alla stucchevole retorica della Grande Guerra "evento epocale" o del combattimento come "esperienza interiore". "Nelle tempeste d'acciaio" è un classico, come tale è impossibile dare un voto: direi 1 dal punto vista umano, 3 dal punto di vista letterario, 5 per la sua importanza documentaria. Ma la cosa migliore è che ognuno legga il libro e dia un proprio giudizio.

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    D

    28/09/2006 09:52:16

    Ciò che sconvolge di questo testo autobiografico è l'idea della guerra, vissuta in modo estremamente diverso al modello dominante: né esaltazione nazionalista, né indignazione pacifista...ma la consapevolezza di una lotta in cui i contendenti esprimono il proprio valore. Dolore fisico, sangue, ma anche organizzazione militare, mancanza di odio verso il nemico, spirito di gruppo. In mezzo a rumori martellanti, bombe fumiganti, proiettili, sangue...appare una specie di "immersione irrazionale ed emotiva" in un magma incredibile. Non giova alla narrazione una cadenza diaristica (anche se rielaborata) che qualche volta appesantisce la lettura.

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    giovanni

    21/09/2006 07:37:21

    Colossale! Un libro sulla guerra, nuda e cruda. L'autore non si perde in riflessioni e congetture sul perchè e sull'utilità della guerra: quelle le lascia per sè. Descrive in modo esemplare gli avenimenti e i rapporti con le persone, belli o e brutti che siano. Non da giudizi, fa il suo dovere di soldato. Esemplare ritratto di una tragedia collettiva, resta tale fino all'ultima riga. Consigliato vivamente a tutti.

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    Francesco

    05/01/2006 20:33:42

    Un capolavoro, un vortice di acciaio e fuoco travolge freddo e inarrestabile allo stesso tempo. Degno precursore de "L'Operaio" e del "Trattato del Ribelle". Un grande autore, un guerriero fedele alla terra.

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    Massimo

    02/05/2005 11:34:33

    Resoconto molto accurato della vita di trincea durante la prima guerra mondiale, ma Niente di nuovo sul fronte occidentale è su un altro piano. Nel complesso un buon libro, ma niente di memorabile

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    Stefano Pietropaoli

    08/11/2004 09:50:42

    L'Iliade del ventesimo secolo. Jünger è il testimone della trasformazione della guerra dello jus publicum europaeum nella moderna guerra discriminatoria. A Leviathan e Behemot si affianca il Grifo: è giunto il tempo della Tecnica.

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    joesimpson

    14/09/2004 15:12:28

    era un autore che non conoscevo; leggendo un articolo mi ha incuriosito ed ho comprato il libro: piacevolmente sorpreso! Un racconto avvicente di una vita in lotta con la morte senza proclami e falsi eroismi, senza essere intriso di ardori politici.

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    sturm

    19/04/2003 01:51:28

    Che grande capolavoro! Vi devo confessare che l'ho letto in un periodo di accidia, dopo aver abbandonato numerosi libri alle prime pagine e mi ha rapito. Del resto è molto bella anche l'altra opera bellica di Junger, boschetto 125. Sono due letture da abbinare, nè saprei dire da quale incominciare.

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    Andrea

    02/12/2002 11:14:30

    Un diario di vita che fa vivere una esperienza inimmaginabile ai giorni nostri ... almeno speriamo. Una narrazione viva, che rende la lettura affascinante, uno di quei rari libri che non si riesce a smettere di leggere.

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    Eleuteros

    03/04/2002 12:58:41

    IN STAHLGEWITTERN eroismo e tecnologia nella prima guerra mondiale a cura del centro studi di Eleuteros “Si avanzava sempre, gli occhi fissi sull´uomo che era davanti, lungo un fossato che ci arrivava appena al ginocchio, costiutuito da una catena di enormi imbuti dove i morti si susseguivano in fila. Il piede calpestava con disgusto i corpi flaccidi che cedevano sotto il nostro peso; l´oscuritá copriva le loro forme. Il ferito che cadeva lungo il cammino era ugualmente destinato a essere calpestato dagli stivali di quelli che proseguivano in fretta la loro strada.” Guillemont, agosto 1916. Ernst Jünger ci consegna cosí una delle mille crude, tragiche immagini della prima Guerra Mondiale. “Nelle Tempeste d´Acciaio” ci accompagna nelle trincee tedesche del fronte occidentale, durante i quattro anni del piú sanguinoso conflitto che la nostra vecchia Europa abbia mai conosciuto. Da Bazancourt a Hattonchatel, da Les Eparges fino a Guillemont attraverso Douchy e Monchy, raccontandoci della battaglia di Cambrai e di quella della Somme. Jünger viene a conoscenza dell´inizio della guerra e dell´ordine di mobilitazione da parte del Kaiser mentre lavora con alcuni amici al tetto di una casa e decide immediatamente, non ancora ventenne, di arruolarsi volontario nel Füsilier Regiment di Hannover. Durante i quattro anni di guerra annota in alcuni taccuini la vita di ogni giorno, le impressioni e le emozioni di un soldato al fronte, per poi restituircele, grazie all´insistenza del padre, in uno dei piú grandi capolavori del ´900. Scopriamo allora il percorso di vita non solo di un eroe pluridecorato ma riusciamo anche a rivivere, grazie alla sua cristallina narrazione, i paesaggi tetri composti di case distrutte, alberi divelti dallo scoppio di granate, stalle con carcasse di animali ancora attaccatti alle catene, masse informi di corpi martoriati da molteplici esplosioni e l´odore ... l´odore di cadaveri in decomposizione sparsi lungo la terra di nessuno, e di cui, nessuno, pote

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  • Ernst Jünger Cover

    (Heidelberg 1895 - Riedlingen, Alta Svevia, 1998) scrittore tedesco. Volontario nel primo conflitto mondiale, idealizzò la guerra come prova di coraggio e presa di coscienza di ignote dimensioni psichiche, nel diario di guerra Tempeste d’acciaio (In Stahlgewittern, 1920), nei racconti di Fuoco e sangue (Feuer und Blut, 1925) e Ludi africani (Afrikanische Spiele, 1936), nei saggi La lotta come esperienza interiore (Der Kampf als inneres Erlebnis, 1922) e Il cuore avventuroso (Das abenteuerliche Herz, raccolti nel 1929). Nel saggio L’operaio (Der Arbeiter, 1932) polemizzò con il romanticismo politico e identificò nel lavoratore-soldato il rappresentante dell’epoca moderna, che ha distrutto in sé ogni individualità. J. fu nazista, ma già... Approfondisci
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