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Il nemico, opera del cinese Ge Fei, è stato pubblicato dall'editore Neri Pozza qualche mese fa. Nato nel 1964, Ge Fei pubblicò questo suo primo romanzo nel 1991, dopo che, nella seconda metà degli anni ottanta, erano già apparsi vari suoi racconti che avevano suscitato notevole interesse in Cina. Oggi, docente universitario, è anche uno degli autori più accreditati in patria.
Il titolo stesso del romanzo ci suggerisce la centralità della figura del "nemico", e già dalle prime pagine siamo indotti a concentrarci sulla ricerca di questo sconosciuto. La vicenda ha inizio con la rievocazione di un vecchio rogo, durante il quale il nonno di Zhao Shaozhong vede andare in cenere la propria casa. Prima di morire, il vecchio redige una misteriosa lista di nomi, sulla quale il figlio si consumerà nel tentativo di individuare il nominativo del responsabile del rogo, del "nemico", cancellando via via i nomi improbabili. Quando quelle carte ingiallite arrivano nelle mani di Zhao Shaozhong, soltanto tre nomi appaiono non ancora cancellati, ma egli deciderà in ogni caso di bruciarle nel giorno del funerale del padre. Questa decisione non gioverà a liberare la famiglia dall'ombra funesta di quel misterioso rogo e da un destino crudele e inesorabile che vedremo accanirsi negli anni contro la moglie e i figli di Zhao. Eppure, la possibilità che il susseguirsi delle tragedie sia dettato semplicemente da un inspiegabile accanimento del destino sembra non convincere né il narratore né il lettore.
Fin dalle prime pagine, accanto alla curiosità di scoprire il volto del nemico e comprendere quale uomo possa desiderare la rovina degli Zhao e per quale ragione, si insinua in noi anche il dubbio che questo attore sconosciuto che muove i fili della vicenda attraverso una serie di tragici eventi resterà un personaggio non reale, astratto, inesistente, una mera ombra che aleggia nelle coscienze degli altri personaggi, alimentato dalla loro paura.
Mentre sotto i nostri occhi le vicende della famiglia Zhao si fanno sempre più coinvolgenti e cresce l'effetto della suspense, il dubbio che le nostre domande possano restare senza risposta prende sempre più la forma di una certezza nel procedere della lettura, insieme al presentimento di non trovarci di fronte a un rassicurante romanzo giallo con un dispiegamento dell'intreccio e un finale risolutore. Non riusciamo a liberarci del dubbio nemmeno quando, verso la fine del romanzo, sembra venirci indicato in Zhao Shaozhong il responsabile della serie di morti, pur intuendone il possibile movente, ossia la volontà di liberarsi di tutti i membri della famiglia per potersi finalmente unire a zia Cui, una domestica redenta molti anni prima dalla prostituzione e da sempre segreto oggetto del suo desiderio.
Non trovandoci quindi nell'ambito della detective story classica, è plausibile tentare altri livelli di approccio all'opera. L'analisi più immediata può essere quella di livello psicologico: il nemico non è infatti solo un personaggio invisibile che muove la trama del racconto, ma può essere inteso anche come una componente della psiche umana. I continui riferimenti al sonno, al sogno, all'allucinazione, al ricordo, al buio della notte, alle lacrime per le amarezze del passato e alla nostalgia per un tempo definitivamente perduto, ai funesti presentimenti per il futuro, ai silenzi e alle parole non dette, mettono costantemente in primo piano un generico e diffuso senso di inquietudine e di paura che accomuna tutti i personaggi principali e che pare determinare gli eventi del romanzo assai più delle reali azioni, fino a rendere impossibile la distinzione tra cause effettive e timori senza forma.
Sembra essere quindi la situazione psicologica del protagonista Zhao Shaozhong e dei suoi familiari a rendere inarrestabile il lungo cammino verso la morte che il romanzo narra. Le azioni e i sentimenti di Zhao, in particolare, appaiono anticipatori della tragedia: la potatura fuori stagione degli alberi che spoglia il giardino (e insieme le vicende familiari) di un elemento vivo e vitale, l'uccisione degli animali domestici, l'identificazione di Zhao Shaozhong con il nonno, morto poco dopo il grande rogo, la preponderanza dei ricordi funesti tra i suoi pensieri, l'abbattimento dell'albero di ginkgo davanti alla porta di casa, tutti questi elementi preludono in modo naturale e inevitabile alla morte dei vari familiari.
Ma il modo in cui le vicende del romanzo sono esposte dal narratore, ci fa pensare anche a un'altra lettura connessa a una nuova concezione della letteratura che è andata affermandosi in Cina negli anni ottanta e novanta e che imposta in modo inaspettato (per il pubblico cinese) il rapporto tra autore e lettore: questo nuovo approccio alla letteratura, che Ge Fei aveva già sperimentato in racconti precedenti, è lo stile dell'avanguardia cinese. Nello scrivere opere di narrativa, gli autori dell'avanguardia non vogliono dipanare la vicenda rendendocela comprensibile, non intendono condurci per mano sotto le spoglie del narratore, ma calarci invece in una realtà (che è quella fittizia del romanzo, ma anche quella dell'intero universo che ci circonda) nebulosa e priva di senso nella quale ci perderemo, incapaci di ricondurre tutto al dominio della ragione. L'impossibilità di una conoscenza oggettiva e veritiera del reale si traduce quindi, sul piano del romanzo, nella mancanza di una soluzione finale; il reale perdendo d'interesse, lascia spazio alla soggettività delle sensazioni personali, dei sogni allucinati, dei ricordi.
Il mondo che Ge Fei ci presenta in questo romanzo è davvero torbido e indistinto, e il narratore non contribuisce a renderci la scena più chiara. È un mondo fatto di sensazioni primordiali che la razionalità non è in grado di capire. La stessa ambientazione, così vaga, dalla quale non riusciamo mai a ricavare alcun indizio preciso per la nostra comprensione (dove è ambientata esattamente la vicenda? e quando?) contribuisce ad accrescere la nostra sensazione di insicurezza.
Le nostre certezze vengono in effetti demolite durante la lettura. E non soltanto la certezza di poter comprendere, ma anche le sicurezze che per abitudine proiettiamo sull'autore: Ge Fei non appare intenzionato a rivelarci alcun elemento risolutivo e illuminante per la vicenda, né appare depositario di alcuna verità definitiva. Mentre noi ci domandiamo chi sia il nemico e accumuliamo molti altri interrogativi su punti oscuri della vicenda o su comportamenti inspiegabili dei personaggi, mentre vediamo le varie figure del romanzo brancolare nel buio incapaci di dipanare la realtà che le circonda, abbiamo la sensazione che il narratore del romanzo si ponga le nostre stesse domande e non abbia trovato ancora una risposta: a volte, in momenti di particolare intensità drammatica e mistero egli sembra anzi dileguarsi lasciando spazio alle sensazioni dei personaggi stessi, ora dell'uno, ora dell'altro, in un alternarsi di punti di vista che soppiantano il suo, scardinando l'autorevolezza della sua posizione. Un episodio quale quello dell'acquisto dell'arsenico, ad esempio, dopo essere stato narrato una prima volta, viene ripresentato dal punto di vista di zia Cui, che con il suo ruolo di "osservatrice esterna", soppianta il narratore nella sua funzione; ancora, la figura che Zhao Long intravede poco prima di morire ha le sembianze di una allucinazione, frutto dei fumi dell'alcol e della stanchezza: come possiamo credere che si tratti di un indizio sicuro offertoci dal narratore per scoprire l'identità dell'assassino?
È dunque nell'ambito della scrittura d'avanguardia, che Il nemico va letto: vero protagonista del romanzo non è tanto Zhao Shaozhong (il cui mondo interiore appare sempre misterioso e insondabile), quanto invece la storia, la vicenda, questa lunga ricerca che percorre tutto il romanzo accomunando autore, personaggi e lettore senza arrivare a una soluzione finale, quasi un circolo chiuso a cui nessuno riesce a dare risposte plausibili, nemmeno il suo stesso autore, e in cui il ricordo, la paura, il mistero, sono le uniche "verità". Una storia narrata in una lingua ricca e raffinata che, nella traduzione italiana di Nicoletta Pesaro, ricrea in modo violentemente realistico un'ambientazione naturale lussureggiante e sensuale, e insieme atmosfere psicologiche misteriose e inquietanti.
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