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Margaret Mazzantini

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2011
Pagine: 189 p. , Rilegato
  • EAN: 9788804608653
Gaetano e Delia si sono lasciati. "Sono ancora abbastanza giovani. Due ragazzi, si direbbe a vederli passare nei vetri di una macchina parcheggiata". Si rivedono per una cena: molti discorsi sono rimasti in sospeso, le ragioni della separazione, l'educazione dei figli. La tabella di marcia del rancore cosa segna? La trattoria l'ha scelta Gaetano detto Gae: "Voleva metterla a suo agio, ecco tutto. Per una sera almeno. Tornare a essere meno pesanti insieme". Non ci riescono. L'aria sembra caricarsi di elettricità, il nervosismo cresce; Delia misura quasi palmo a palmo la vastità del cambiamento di Gaetano e lo confronta con il proprio, viene attraversata da ondate di rabbia.
Margaret Mazzantini, con efficace tecnica di montaggio, alterna il presente di questa resa dei conti con gli istanti più felici e i più critici della vita trascorsa insieme. L'autrice orchestra con cura lo stridore fra l'appassionata felicità soprattutto fisica degli inizi della relazione con il risentimento anche violento della fine. Lo fa usando una strategia linguistica precisa, che fa della velocità e brutalità i suoi punti di forza: il respiro ampio di Venuto al mondo (2008) si è fatto corto, se non spezzato. Lo spazio che in quel romanzo, così come in Non ti muovere (2001), era riservato all'organico e al viscerale come fedeltà alla materia o materialità dell'esistenza, qui istituisce una sorta di "estetica dello sgradevole". Il narrato non solo assorbe tutta la durezza del dialogato (sarebbe tutt'altro che una novità, nelle letterature contemporanee), ma la accentua, la precisa, facendo ricorso a immagini il più crude possibile. "Durante i primi baci con la lingua gli aveva fatto sentire i denti consumati dall'acidità del vomito", "polluzioni fuori programma per sogni bagnati", "lo esaltavano le deformità, le macroscopie, le gravidanze plurigemellari dove i feti sembravano formiche nei buchi", "anche le lingue erano piene di rabbia, due spade medievali. Come si fa a fare l'amore con il ferro? Ci vorrebbe il cazzo di Iron Man", "diarrea da diluire in sei puntate", "adesso pensa all'orchite. A quei coglioni visibilmente gonfi in maniera abnorme". E siamo solo a pagina 41 su 189. Cosa è successo a Mazzantini?
Per ansia di verosimiglianza, o di iperrealismo, sembra avere pigiato troppo a fondo sul pedale della mimesi, così da rischiare più volte l'eccesso. Mazzantini "cannibale"? No: le manca, per essere assimilata a quelle esperienze di letteratura pulp di metà anni novanta, qualunque grado di distanziamento ironico. Se sconfina nel grottesco, lo fa senza volerlo. "Ore di baci. (…) Vermi caldi, incollati di torpore, che si lasciano cadere, scivolare. Lui s'infilava in quella bocca e ci cadeva, muoveva la lingua come una pala nella polenta". Alle radici di questa estetica o anti-estetica, c'è una propensione di Gaetano per le "cose abnormi e schifose" ("Ti allontanano dalla realtà", gli dice Delia, ed è un paradosso attorno a cui andrebbe discusso l'intero romanzo) e un ricordo infantile della stessa Delia: "La madre in bikini che le diceva cosa guardi? Lei guardava i peli che uscivano un po' dal triangolo. Percepiva qualcosa di sgradevole, una vita che non sarebbe andata per il verso giusto. Perché lei guardava le cose che non doveva guardare. Immaginava. E in fondo c'era sempre una nuvola, un pezzo nero, un pipistrello morto".
Nella descrizione di un "micidiale esempio di coppia contemporanea", come l'autrice lo definisce, e tanto più della rottura di questa unione, è evidente l'intento di caricare la pagina di dettagli sensoriali, di far sentire tutto il calore del contatto fra corpi (siamo prima di tutto corpi, sembra suggerire di continuo Mazzantini); di chiarire come tale calore alimenti di volta in volta la passione, l'amore, diverse forme di affetto ma anche il disagio e la rabbia. Sarebbe impossibile, nonostante ogni riserva, negare l'efficacia della lettura corporale che Mazzantini fa di una storia d'amore: sa coglierne le più sottili evoluzioni, i cambiamenti mai innocui, sino al momento in cui le spoglie dell'essere amato lasciano intravvedere un inquietante, sconosciuto altro. Il romanzo non fa sconti, nell'attribuzione di eventuali colpe, né a Delia né a Gaetano, o forse le assolve tutte: siamo come siamo, "velleitari pieni di buchi emotivi", sembra portarci a concludere, e l'unica verità sui rapporti umani sembra scritta nel titolo, Nessuno si salva da solo. Viene pronunciata da un anziano, distinto signore nelle pagine finali. Delia e Gaetano la raccolgono con un turbamento che potrebbe rimettere tutto in discussione.
Paolo Di Paolo

«Stasera lo sa. Le persone dovrebbero lasciarsi prima di arrivare a quel punto. Dove sono arrivati loro. Perché poi ti resta addosso troppo male.»

Scava nella coppia Margaret Mazzantini in questo nuovo romanzo. Scava brutalmente nel rapporto di una coppia che non vuole più essere tale, che dopo un grande amore vive una grande separazione. Una scrittura forte e intensa, come è nelle corde dell’autrice di Venuto al mondo e Non ti muovere, che scaraventa in faccia al lettore sentimenti squartati, corpi disuniti, volti stanchi, anime distrutte. Sono quelle di Delia e Gaetano, i due protagonisti ancora giovani, puri e rabbiosi, pronti a duellare sul ring dell’amore perduto, - «due ragazzi, si direbbe a vederli passare nei vetri di una macchina parcheggiata» -, da poco tempo divenuti genitori.
Chi si è separato lo sa, chi non l’ha fatto può immaginarlo. Può immaginare quanto sia doloroso, faticoso, a volte esaltante e in altri momenti terribilmente deprimente la separazione. Specie se non avviene da un momento all’altro, specie se è frutto di giorni, mesi, anni di logoramento, di disfacimento, di emotività negativa che volge al peggio. Specie se i sentimenti che restano sono incerti e se il legame mantiene una sua forza, anche incomprensibile, ma pericolosa: «è facile distrarsi, non sapere più a che punto della vita sono».
Proteggere i figli - «non voglio che somiglino a noi... voglio che siano migliori... ma ho paura che finiranno per assomigliarci» - cercare un equilibrio che permetta a tutti di vivere serenamente. Non è facile, ci saranno altre donne e altri uomini, ma non è facile. Si parlerà di soldi, mantenimento, affido, case, mobili, ma tangenzialmente rispetto ai sentimenti che restano, in modo a volte straziante, al centro della scena. Nessuno si salva da solo, appunto, nemmeno Delia e Gaetano.
Questa storia di un amore accartocciato potrebbe essere una commedia dark all’italiana, adatta alla trasposizione cinematografica. È già successo con il romanzo Non ti muovere e non è casuale: la scrittura della Mazzantini - hanno scritto i critici - «tira la lingua via dalle parole verso un altro genere di comunicazione». Anche in queste pagine la lingua del romanzo è brusca, a tratti brutale, vuole assomigliare il più possibile alla vita vera: le frasi spesso sono tagliate, i dialoghi lasciati a metà, in certi passaggi cala un velo di freddezza, in altri trasuda la rabbia.
L’autrice, in una recente intervista, ha dichiarato: «Dopo l’epopea straziante sulla guerra a Sarajevo, volevo scrivere una storia minimale: due trentenni, una cena storta malgrado il buon vino, il corpo morto del loro amore sul tavolo. L’infelicità coniugale». E come sempre, ci è riuscita al meglio.

Recensioni dei clienti

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    Donatella

    03/11/2015 15.25.04

    Margaret Mazzantini lascia sempre senza fiato. Una scrittura che si adatta, si piega alla storia per renderla ancora più vera di quanto possa sembrare. Frasi cortissime, quasi scritte con un linguaggio più proprio a un social che a un romanzo. Ma coglie nel segno, lasciandoci attoniti davanti alla violenza triviale delle parole che inutilmente tentano di colmare il vuoto delle esistenze dei protagonisti, ormai privi d'amore dopo che hanno soffocato le proprie passioni per inseguire i miti vacui del nostro tempo.

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    maria grazia pepe

    13/10/2015 19.35.36

    con grande fatica ho finito di leggere questo libro adatto ad un psicopatico tanto e' angustiante, deprimente, allucinante, irreale e triviale. Questo e' il terzo libro della Sig.ra Mazzantini che leggo ed il mio gradimento e'sceso a ogni libro. Per quanto possa valere, questo sara' certamente l'ultimo.

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    vale

    06/05/2015 19.35.20

    Non è al livello dei precedenti. Delude un po' al confronto.

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    Oriana

    03/04/2015 19.03.22

    Storia tristissima, come solo la fine di un amore può essere. Ma come scrive la Mazzantini a me piace sempre, anche se questo libro non è all'altezza dei precedenti... anche se sono sempre più convinta che scriva con quattro mani...

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    yle

    10/03/2015 18.48.10

    è il primo libro che leggo di Margaret Mazzantini e ne ho sempre sentito parlare bene ma sono rimasta delusa.. l'ho comprato solo perchè voglio vedere il film ma prima volevo leggere il libro.. non mi è piaciuto l'ho trovato noioso e senza senso l'ho letto a fatica. dubito anche che spenderò altri soldi per vedere il film

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    Rosanna

    17/11/2014 14.10.18

    Concordo con quanti hanno scritto che quest'opera non sia al livello altissimo di "Non ti muovere" e "Venuto al mondo". Cionondimeno la cifra stilistica dell'autrice è eccellente anche in questo caso e la Mazzantini si conferma maestra nel rappresentare il reale in modo netto e preciso, tirando il cosiddetto pugno nello stomaco.

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    Alessia

    18/09/2014 08.03.06

    Nel complesso mi e' piaciuto anche se in alcune parti un po' noioso. Il modo di scrivere dell'Autrice però' non delude mai. Il tema trattato e' sicuramente attuale e altrettanto certamente triste.

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    alex

    03/09/2014 13.36.49

    Niente di che, non lascia il segno.. o forse non era il momento giusto di leggerlo, chissà.. comunque dopo "Venuto al mondo" la Mazzantini non ha più saputo scrivere niente di minimamente paragonabile.

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    giulia

    18/05/2014 15.57.30

    Brutto, inutile, parolaio e noioso.

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    Antonella

    26/04/2014 15.07.47

    Non mi è piaciuto. Ho trovato questo libro abbastanza confuso. Ha una visione un po' troppo pessimistica dei rapporti e dell'amore in sé, quindi a tratti l'ho trovato anche pesante. Troppi flashback, a volte venivo catapultata nel passato senza rendermene conto. Non mi ha lasciato nulla, preferisco altri libri della Mazzantini. Ho dato voto 2, solo perché la trama poteva essere interessante. Peccato!

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    lorenza

    31/03/2014 13.59.53

    Tra i libri della Mazzantini(mia autrice preferita)è forse quello di cui consiglierei meno la lettura;lo stile è inconfondibile,il livello altissimo,ma la storia non è avvincente come i suoi precedenti.Comunque sempre ed incontestabilmente bravissima.

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    Claudia

    21/02/2014 01.49.38

    Illeggibile, troppe volgaritá inutili e pesantissimo! Tempo e carta sprecati! Niente a che vedere con "Venuto al mondo" e "Non ti muovere", sembrano scritti da un'altra persona...

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    Cinzia

    10/11/2013 17.04.06

    Fantastico. È il ritratto, forse un po' troppo crudele, di una generazione che ha perso la speranza e la voglia di ricominciare. Un libro che illustra la fine di un amore con precisione chirurgica, senza sconti. Una grande Mazzantini. Straordinaria.

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    ste71

    20/10/2013 23.26.47

    lo stile della mazzantini mi è piaciuto come sempre, crudo, realista e fortemente "quotidiano", però ogni tanto perdevo il filo a causa dei continui/troppi flashback!

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    Ros

    14/10/2013 15.35.17

    Libro deludente... Oserei dire brutto!

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    Simona

    09/10/2013 15.44.39

    Senza troppi mezzi termini, ma vedo in accordo con molti, l'ho trovato semplicemente buttino. Il linguaggio è, senza troppe giustificazioni, alquanto crudo. Peccato perché la trama poteva essere interessante, in quanto l'argomento, come sappiamo, è comune a tantissime coppie.

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    Stefi

    21/08/2013 19.08.40

    Lessico forte, inutilmente volgare. Narrazione frammentata, salta da presente a passato continuamente, con ricordi, flash back. La storia è comune, già letta, vista, sentita. Inoltre infarcita di troppe cose... lei è stata anoressica, lui è stato "violentato", due figli, lei ha abortito, lui ha tradito davvero, lei solo col pensiero... troppe troppe cose, per una sola tessa storia. Ma il finale, il morale, è bello. Peccato che arrivi solo alla fine, dopo una lettura un pò troppo veloce e stanca, che nemmeno si apprezza.

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    Tiziana

    26/02/2013 12.24.54

    Illeggibile

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    La P.

    12/02/2013 12.48.49

    Ad un certo punto della vita prendi coscienza di te stesso, di quello che hai costruito negli anni e di quello che hai lasciato, perso, lungo la via. Delle difficoltà che ti hanno ostacolato e che hai combattuto e fatto soccombere e di quelle che invece ti hanno scaraventato al tappeto. Ad un certo momento è la vita che ti si presenta difronte e tu devi avere il coraggio di affrontarla. Leggendo questo libro mi sono resa conto di come tutto il tuo mondo può crollare in un secondo, di come l'uomo e la donna possano essere fragili e quanto possa essere difficile accettare la fine di un amore sul quale avevi puntato tutto..un amore che si sgretola lentamente difronte agli occhi dei protagonisti che come spettatori passivi assistono alla rovina della loro famiglia. E poi l'incolmabile frustrazione di lui sul piano lavorativo e il tradimento nei confronti della moglie...e la voglia di cambiamento di lei..la sua voglia di sfuggire dal suo passato...dalla madre...dall'anoressia. E il senso di colpa di entrambi verso il loro figli. Insomma, un libro che rispecchia la nostra società insofferente...che brancola nel buio alla ricerca di valori in cui credere. In generale mi sono piaciuti gli sbalzi temporali nella narrazione.. bello lo stile..anche se a volte linguaggio un po' crudo. Ma ci stava tutto.

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    Pietro

    10/01/2013 16.39.24

    Di un'eleganza senza pari.

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