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Alessandro Baricco

Editore: Feltrinelli
Edizione: 3
Anno edizione: 2015
Formato: Tascabile
Pagine: 90 p. , Brossura

16 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Argomenti d'interesse generale - Problemi e processi sociali - Globalizzazione

  • EAN: 9788807886638


"I no global sono quelli che, d'improvviso sono scesi dal treno. Il West gli puzzava. E sono scesi. E hanno detto che la nuova frontiera non è la loro nuova frontiera. È un sogno di altri. E un sogno nemmeno tanto pulito."

Poche pagine, molte delle quali già pubblicate sulla Repubblica eppure un libro che ha già riscosso un grande successo tra i lettori. Ci si può chiedere perché e si può decidere se concordare o dissentire dal gusto del pubblico. C'è chi ha espresso proprio in questi giorni, come Fabrizio Rondolino su "Sette", un dissenso che sfiora il disprezzo, e chi, come chi scrive, invece considera questo piccolo libro uno dei rari esempi di onestà intellettuale. Baricco, il presuntuoso e arrogante Baricco (questa è la fama che lo scrittore torinese si è fatta in molti ambienti letterari), si pone con grande umiltà a trattare uno dei temi più dibattuti degli ultimi anni. Forse è proprio questo che infastidisce i detrattori di Next: l'atteggiamento di ricerca è sicuramente uno dei più irritanti per chi preferisce le grandi certezze, con cui concordare o divergere, perché è solo dall'approccio critico, dal cercare una strada che non è ancora stata tracciata che può nascere l'autonomia dell'intelligenza e la libertà delle scelte.
Baricco, seguendo i gravi fatti di Genova del luglio scorso, ha avvertito il profondo disagio di chi non aveva saputo, anzi non aveva neppure cercato di capire il fenomeno così radicalmente contestato della globalizzazione e di conseguenza non aveva saputo schierarsi né da una parte né dall'altra. Così inizia la riflessione, partendo dalle parole e dai concetti più scontati e abusati, mettendoli in discussione, anzi sottoponendoli ad un esame che indubbiamente rappresenta un metodo, vagamente socratico, di ricerca della verità. L'estrema semplicità del linguaggio mi appare non tanto un vezzo dell'intellettuale che si rivolge al volgo, quanto l'esigenza di chi deve trattare una materia che non gli è consona e ha bisogno di parole chiare, essenziali, per fissare a se stesso prima che al lettore, dei concetti di base. Ma non mancano spunti interessanti e stimolanti che nascono da alcune competenze che lo scrittore ha e che mette a disposizione del tema trattato: partendo dalla tradizione musicale e dalla letteratura classica è possibile fare riflessioni che abbiano un carattere generale e far emergere categorie applicabili anche alla realtà odierna. Quello che mi sembra apprezzabile è il discorso di metodo: il patrimonio culturale di ogni soggetto è una sorgente inesauribile per capire meglio la realtà in cui vive. Questo è il dato didascalico del testo, forse il più utile e significativo che, senza pesantezza, indica una strada piuttosto che una verità. Questo è ciò che serve oggi, non abbiamo bisogno di messia o di profeti, piuttosto di chi ci faccia sentire il fascino del dubbio.


Le prime frasi del libro

PREMESSA

Questo libro è nato qualche mese fa. C'era il G8 a Genova. E successe quel che successe. Io ero da tutta un'altra parte, e come tanti stavo davanti al televisore, a cercare di capire. Tra le tante domande che mi passavano per la testa c'era anche: perché non sono lì? Perché, per l'ennesima volta, c'è gente che sfila, o si picchia, o muore, e io non sono lì? Una volta tanto avevo anche la risposta: non sono lì perché non saprei da che parte stare, perché so poco della globalizzazione, forse non so nemmeno esattamente cos'è, e quindi non sono lì. Fino a quel momento, a dir la verità, non mi era sembrato troppo grave non avere un'idea precisa sulla globalizzazione. In quel momento mi sembrò, improvvisamente, non solo grave ma anche abbastanza penoso, e sorprendente, e assurdo. Per cui, come molti altri, da quel giorno mi son messo lì, con pazienza, a cercare di capire. Non è mai troppo tardi.
Alla fine mi son ritrovato in mente una serie di idee che non erano risposte e nemmeno certezze, ma erano, mi sembrava, un modo di cercare un paesaggio appropriato alle domande a cui non sapevo rispondere. Meglio che niente, ho pensato. E ho raccolto quelle idee in quattro lunghi articoli che ho pubblicato su "Repubblica".

Quando gli articoli sono usciti, mi sono arrivate un po' di lettere. Quasi tutte molto aggressive, quasi tutte piuttosto sprezzanti. Gli dava molto fastidio che uno scrittore si mettesse lì a fargli la lezione su un tema che non c'entrava niente con il suo mestiere. Alcuni erano a favore della globalizzazione, altri contrari. Ma il risultato era lo stesso. Si stupivano di quello che avevo il coraggio di dire e mi invitavano a tornare a scrivere romanzi. Alcuni mi suggerivano di lasciar perdere anche quello.
Ho cercato di non prenderlo come un fatto personale, e ci ho pensato un po' su. Quando ho finito di pensare avevo deciso di prendere i quattro articoli e farne un piccolo libro.
Non è per spirito di polemica. È che ci credo. La globalizzazione è un problema che riguarda tutti e su cui tutti hanno idee piuttosto confuse, nessuno escluso. Bisogna essere docenti di economia politica per riuscire a essere utili nello spiegare un po' com'è la faccenda? Non credo. Anzi. Ognuno può dare il suo contributo. Uno scrittore, ad esempio, può offrire due vantaggi: il primo è che, per il mestiere che fa, può riuscire a essere più chiaro di un docente universitario o di un ministro dell'Economia. Il secondo è che, appunto, fa un mestiere che non c'entra niente e quindi, almeno sulla carta, può vedere le cose da lontano, senza essere troppo condizionato da pregiudizi e interessi vari. Poi magari può sbagliare. Ma non perché è uno scrittore. Se mai, nonostante il fatto che sia uno scrittore.
Così ho ripreso in mano i quattro articoli, ho aggiustato dei passaggi che non mi convincevano e ho aggiunto delle parti che, per ragioni di spazio, non avevo pubblicato. E ho fatto questo libro. Non è il libro di un esperto. È un libro che, nel modo più semplice, cerca di capire cos'è la globalizzazione, usando i contributi degli esperti e una buona dose di ingenuità. Se non fosse che mio figlio se ne frega, è il tipo di libro che uno potrebbe intitolare: La globalizzazione spiegata a mio figlio. Cioè, non è che se freghi. È che ha tre anni. Gli piacciono i dinosauri.
Il lettore troverà, lungo il testo, dei titoletti: rinviano ad alcune annotazioni che troverà in coda al volume (bonus tracks). Alle volte chiariscono il testo, alle volte aggiungono del materiale, alle volte sono digressioni pure e semplici. Non è obbligatorio leggerle. Ma a me è sembrato doveroso scriverle.
Aggiungo due ringraziamenti. Uno a Ezio Mauro, perché mi ha spinto a scrivere quegli articoli in un momento (subito dopo l'11 settembre) in cui la globalizzazione era, da un punto di vista giornalistico, un argomento morto. E l'altro a Riccardo Staglianò, che mi ha aiutato nel lavoro di ricerca, comprando pannolini in rete e parlando con i monaci tibetani.
Grazie.

Torino, dicembre 2001