Niente, più niente al mondo

Massimo Carlotto

Editore: E/O
Collana: Assolo
Anno edizione: 2004
In commercio dal: 8 novembre 2004
Pagine: 69 p., Brossura
  • EAN: 9788876416354
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Descrizione
Il racconto teso e vibrante di una "quotidiana" tragedia familiare. Sullo sfondo la Torino dei quartieri operai che operai non sono più. L'arrivo e la difficoltà di convivenza con gli extracomunitari. La mancanza di lavoro. La totale assenza di prospettive di vita di "qualità": la pensione, la difficoltà di sbarcare il lunario quando non si è più produttivi. L'essere consumatori, comprare per essere vivi. L'assenza di strumenti culturali per opporsi allo squallore dell'esistenza. La tv modello e unico sbocco e sfogo. Lo stato che non è più in grado di garantire diritti e servizi cosicché le contraddizioni esplodono all'interno della famiglia.

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Recensioni dei clienti

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    taty

    29/08/2011 11:21:08

    bella storia e abbastanza ben scritta.. .se fosse stata approfondita poteva uscirne un bel libro... peccato

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    TG

    05/02/2009 15:05:13

    Un buon libro!Il susseguirsi di sconfitte e delusioni dalla vita fà la pazzia della protagonista fino a condurla con l'aiuto anche dell'alcool ad uccidere la sua unica speranza di un futuro di vecchiaia migliore! Bravo Carlotto

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    alex

    11/01/2009 19:32:27

    Da leggere anche se molto scontato. La vita infelice della protagonista lascia il suo segno.

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    Angelita

    12/03/2008 15:01:02

    Questa è la storia di una donna delusa dalla vita. Domestica a ore, senza speranze per il futuro e con problemi economici , aveva riposto tutte le sue speranze nella figlia: per lei sognava un futuro da velina ma la ragazza la pensa diversamente. Nel fitto monologo la madre parla della sua quotidianità: i discount, i problemi economici, il lavoro precario, la TV ei suoi finti insegnamenti. E’ un pugno allo stomaco che vi farà riflettere. Spietato e intensissimo.

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    Marika

    19/11/2006 13:26:42

    È un monologo, un susseguirsi di pensieri e di rabbia dove la mente della protagonista non ha lucidità. Una follia costruita giorno dopo giorno, fatta di insoddisfazioni e di non accettazione della propria vita e delle persone che vivono accanto. L’autore è stato molto bravo, in poche pagine, a descrivere perfettamente cosa può succedere quando la nostra insoddisfazione prende possesso del nostro io, distorcendo il presente e la mente delle persone, soprattutto quando le condizioni di vita non sono agiate e l’ossessione di una vita migliore di logora minuto dopo minuto.

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    stefi

    10/02/2006 09:07:08

    se dovessi fare un classifica dei libri di carlotto questo conquisterebbe sicuramente un bel terzo posto dopo arrivederci amore ciao e l'oscura immensità della morte. Un libro che si legge tutto d'un fiato (essendo anche di poche pagine), molto intenso, a tratti tragicamente commovente, una spietata visione della nostra società. Ti obbliga a fermarti per un attimo e a riflettere...

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    Andrea

    08/01/2006 16:34:07

    Scritto bene perchè si legge in fretta. Il finale è scontato, basta guardare la copertina. Un torinese lo può apprezzare meglio di un padovano perchè un non-torinese non sa come è ormai ridotta la città che fa da sfondo al romanzetto noir.Da leggere.

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    silvia

    05/09/2005 13:29:14

    Ommiodio questo monologo è proprio un pugno nello stomaco! Sono una mamma e la lettura mi ha sì creato una serata di angoscia, ma va affrontata con coraggio per riflettere. Poche pagine per un libro indimenticabile.

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    fran

    27/06/2005 16:36:22

    non è un romanzo!!!!ma un saggio di psicologia quotidiana

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    Giuseppe Dossi

    12/06/2005 21:41:31

    Uno scrittore decisamente sovrastimato, quando in realtà è ripetitivo, approssimativo e assai trasandato nella scrittura. Era il mio secondo tentativo con Carlotto, ma anche l'ultimo.

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    Luigi

    28/02/2005 13:16:18

    Sono un vecchio lettore e recensore di Carlotto e questo suo ultimo libro è, a mio avviso, il peggiore di tutti. Stupida la trama, modaiola e minimalista. Scritto male tanto da sembrare scritto dalla Tamaro. Banali gli spunti, tutti per altro di gran moda in questo periodo: problemi di danaro, gli Harddiscount, le veline, il lavoro nero, le collezioni da edicola... Un libro (il primo tra tutti quelli di Carlotto) che non avrei voluto comprare.

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    jerry

    27/02/2005 23:30:56

    un pugno nello stomaco. grande grandissimo carlotto!! la prova della sua costante autoanalisi....lo consiglio a tutti quelli che conosco. al prossimo passo ciao

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    ematt

    12/02/2005 16:07:20

    bravo, bravo, bravo!

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    guido

    18/01/2005 15:07:29

    Quanto è bravo massimo, soprtattutto nelle opere non alligatore!

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    cristina

    06/01/2005 10:11:56

    Non posso che essere d'accordo con i precedenti commenti dei miei "colleghi". Bravo Carlotto! Sempre capace di mettere a nudo l'animo umano colle sue piccole meschinità. Al prossimo scritto, spero presto.

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    renato raffero

    23/12/2004 09:55:28

    uno schiaffo duro e crudo. un monologo che sostituisce concettualmento testi di psicologia e sociologia con una severità "corretta". carlotto dimostra di crescere a modo suo.

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    ugo

    22/12/2004 09:24:02

    Carlotto ci offre un ritratto trasparente della nostra Italia. Il paese dei discount, dei fascicoli acquistati in edicola, delle balere del sabato sera, del lavoro precario, della gioventù sballata, dell'illusione del successo in TV. Passando davanti ai palazzi delle città, Ti chiedi quante persone stiano conducendo vite simili a quella della protagonista. Spietato e bellissimo.

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    Fiorina Rinaldi

    09/12/2004 15:30:21

    Che Carlotto è il più bravo autore di noir in Italia, lo sapevamo già. Ogni volta, come con "Arrivederci amore, ciao" e "L'Oscura immensità della morte", Carlotto supera se stesso e ci offre un nuovo capolavoro. "Niente più niente" è veramente un libro che tutti dovrebbero leggere!!! E' anche un libro che può sostituire tanti libri di sociologica, di psicanalisi e di storia. La forma del monologo rende la storia particolarmente scorrevole. Non vedo l'ora di leggere il prossimo! F.R.

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    Luigi Azzarone

    30/11/2004 10:10:00

    Un monologo veramente stupendo che ci descrive quello che ormai è diventato e stà diventando l'animo umano. Al tempo stesso un monito a tutta la società perchè riscopra i valori della vita. Ottimo

Vedi tutte le 19 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Il sottotitolo, Monologo per un delitto, chiarisce subito qual è l'impostazione dell'ultimo lavoro di Massimo Carlotto, autore di nove romanzi di successo, il primo dei quali, Il fuggiasco, fortemente autobiografico, è stato recentemente trasformato in un film. Questa volta, nel taglio del racconto lungo in prima persona, l'autore ci narra una tragedia familiare sullo sfondo di una Torino di periferia che ha perso la sua identità di città operaia e si trova ad affrontare il problema della disoccupazione, quello della convivenza con gli immigrati, quello del costo della vita sempre più insostenibile. La voce narrante è quella di una donna invecchiata prima del tempo, frustrata ed etilista, che traccia un bilancio della propria vita faticosa e monotona, scandita dagli appuntamenti quotidiani con idoli televisivi che propongono modelli esistenziali ingannevoli, inesistenti nella realtà, ma proprio per questo oggetto dei suoi sogni a occhi aperti. Il vero nodo nella sua vita è il difficile rapporto con la figlia ventenne che ha invece una consapevolezza dolorosa della realtà, ma appunto per questo è capace di cercare e trovare l'amore, l'amicizia, la serenità proprio in quell'orizzonte ristretto, in quel quartiere in cui è nata e cresciuta, tra i suoi abitanti vecchi e nuovi, come testimoniano le pagine del suo diario che la madre legge di nascosto. Il conflitto tra le due donne, in cui il padre, ex operaio Fiat riconvertito a un nuovo lavoro, è solo una pallida comparsa, sfocia in un esito drammatico che non anticipiamo, ma che il lettore intuisce fin dalle prime pagine. La frase del titolo, che ritorna come un tormentone a sancire l'immodificabilità di un destino ormai segnato, è un verso di Il cielo in una stanza, la canzone di Gino Paoli che ha fatto da colonna sonora al matrimonio della protagonista, quando il futuro era pieno di promesse e l'amore sembrava ancora possibile.

Elisabetta Severina