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Paolo Mazzarello

Collana: Saggi. Scienze
Anno edizione: 2006
Pagine: 660 p. , ill. , Brossura
  • EAN: 9788833917139
L'Università di Pavia celebra con una bella mostra intitolata Golgi: architetto del cervello (allestita nel nuovo polo scientifico dell'ateneo e aperta fino al 19 dicembre 2006) il Nobel attribuito nel 1906 a Camillo Golgi, pioniere della neurobiologia e professore nella facoltà di medicina dell'università pavese. E l'ampia biografia scientifica di Golgi scritta da Paolo Mazzarello contribuisce a commemorare efficacemente lo scienziato che ha segnato, in maniera determinante se pur controversa, la nascita delle moderne neuroscienze.
Nelle oltre seicento pagine del libro ci viene presentata con ricchezza di dettagli la storia privata, professionale e di impegno politico dello scienziato, sapientemente contestualizzata nell'ambiente accademico che fu tra i più prestigiosi d'Europa nel periodo teresiano-giuseppino. La fama dei medici e dei naturalisti pavesi, tra i quali spiccano, solo per citarne alcuni, Lazzaro Spallanzani, Antonio Scarpa, Mauro Rusconi, Agostino Bassi e Bartolomeo Panizza, è tale da far definire l'Università di Pavia una "risorta Atene" e la facoltà medica, in particolare, uno dei più importanti centri di studi medico-biologici in senso spiccatamente morfologico. Tale fama sarà ulteriormente accresciuta e rilanciata nei primi anni dell'unità d'Italia dalla teoria cellulare e dai progressi della microscopia.
È in questo clima di fermento culturale e di trasformazione politica che Golgi si laurea in medicina nel 1865. Frequenta giovani patologi e fisiologi fortemente influenzati dalla visione materialista-meccanicistica mutuata dalle accademie tedesche e austriache e ne è a sua volta influenzato. Ma la svolta nella sua vita scientifica è l'incontro con due grandi personaggi della facoltà medica pavese: Cesare Lombroso, "alienista" e antropologo, e Giulio Bizzozero, enfant prodige della biologia pavese, allievo di Paolo Mantegazza, patologo generale ed esponente di punta della nuova corrente riformatrice degli studi medici. Golgi frequenta il laboratorio di Bizzozero, acquisendo quella passione per l'istologia che lo porterà a scegliere l'approccio morfologico alla neurobiologia (piuttosto che quello antropo-filosofico d'impronta lombrosiana) come premessa di ipotesi sul funzionamento del sistema nervoso. Nella cucina di casa, trasformata in laboratorio, alla ricerca di nuove tecniche di indagine neuroistologica che gli consentano di districare la complessità strutturale del tessuto nervoso e di differenziarne con colorazioni opportune le diverse componenti, indurisce nel bicromato di potassio pezzetti di cervello, prova e riprova vari reagenti ricercando l'impregnazione metallica sul tessuto fissato, "sebbene né ragioni teoriche né indirizzi empirici sostenessero questa sua idea" (Benedetto Morpurgo, 1926).
Finalmente, nel 1873, immergendo il tessuto nervoso, preventivamente fissato nel bicromato, in una soluzione di nitrato d'argento, alcune singole cellule nervose con tutti i loro prolungamenti apparvero nette su uno sfondo giallo oro, sì da far esclamare a Golgi con orgoglio: "Sono felice d'aver trovato una nuova reazione per dimostrare anche agli orbi le strutture dello stroma interstiziale della corteccia cerebrale". La "reazione nera" segnava il trionfo dell'istologia e apriva la strada all'esplorazione microscopica del substrato anatomico del pensiero. Ma l'organizzazione del tessuto nervoso che emergeva dalla miriade di preparati allestiti in quegli anni veniva da Golgi interpretata, in deroga alla teoria cellulare che contemporaneamente si stava affermando, come "rete protoplasmatica di Gerlach", il cui funzionamento dipendeva da connessioni o anastomosi fra "intere province nervose", insomma una rete nervosa diffusa (teoria reticolarista) somigliante a un sistema di vasi comunicanti. Ma, paradossalmente, è proprio grazie alla crescente notorietà di Golgi, unita alla fama dei suoi preparati, che le cellule nervose cominciavano ad apparire come unità indipendenti preludendo alla nascente teoria del neurone.
Tra i neuroscienziati europei che verso la metà degli anni ottanta avevano utilizzato il metodo di Golgi giungendo a conclusioni interpretative divergenti, c'è un giovane medico di Valencia, Ramón y Cajal, al quale nel 1883 era capitato per caso di osservare al microscopio un vetrino di tessuto nervoso colorato con la reazione cromoargentica. Rimane folgorato dalla sua bellezza e da quel momento si sente investito da una vera e propria missione, quella di decifrare la trama nervosa con il metodo di Golgi. Con veemenza e tenacia, applica l'impregnazione, non senza averla prima modificata per renderne meno empirici i risultati, ai cervelli degli animali più diversi. Lavora come un matto e pubblica subito i risultati corredati da bellissimi disegni (determinanti per il suo successo) sulle riviste anatomiche più importanti del tempo ma, soprattutto, conquista i grandi anatomici tedeschi comunicando personalmente i dati ai meeting della Anatomische Gesellschaft o nelle numerose visite ai più importanti laboratori scientifici stranieri. Ramón y Cajal è caparbio, sicuro delle sue affermazioni e, contrariamente a Golgi, consapevole di quanto sia importante, per la propria immagine di astro nascente della scienza, il riconoscimento internazionale: è insomma un uomo mediatico ante litteram. Le reazioni dei colleghi, dapprima scettiche e incredule, si trasformano, di fronte alla bellezza dei preparati, in entusiastico consenso e, con i tempi ormai maturi per rigettare definitivamente il reticolarismo, il "seme" gettato da Golgi diviene prodigo di frutti per il collega spagnolo ormai riconosciuto come teorico del neurone.
Golgi diffida dei neuronisti e del successo crescente di Ramón y Cajal, ma al tempo stesso, preso dagli impegni politici (è senatore del regno), amministrativi e gestionali (rettore dell'ateneo, consigliere comunale del comune di Pavia), dedica sempre meno tempo alla ricerca proprio quando il suo laboratorio, dopo la scoperta dell'apparato reticolare interno (di Golgi, appunto), è proiettato ai vertici mondiali della citologia. Intanto, nei primi anni del nuovo secolo i tempi sembrano maturi per attribuire il Nobel per la medicina a una disciplina morfologica e, fra contrasti e polemiche che travalicano la cerchia del comitato scientifico del premio, viene stabilito un conferimento ex aequo a Golgi e Cajal.
A Stoccolma il risentimento di Golgi nei confronti dei teorici del neurone emerge dalla prolusione con la quale, ribadendo la sua visione olistica del tessuto nervoso, si era ripromesso di demolire la credibilità del rivale. Ma la storia darà ragione a Cajal e torto a Golgi. Cento anni dopo il Nobel, la disputa appare come una tappa cruciale dell'evoluzione della neurobiologia, nella quale si confrontavano non solo due interpretazioni contrastanti del cervello, ma due stili differenti di fare ricerca: quello di Golgi, convinto che la conoscenza fosse il risultato di un lavoro lungo, meticoloso, costruito a piccoli passi, e quello più innovativo di Cajal, in cui la qualità del risultato veniva valorizzata anche da un'immagine di aggressività e spregiudicatezza. E Mazzarello sottolinea il paradosso che segna di fatto la nascita delle moderne neuroscienze, nelle quali i due concetti rispettivamente sviluppati da Golgi e Cajal e da essi mutuamente esclusi, cioè la rete – la complessità del sistema – e i nodi (i neuroni, le sinapsi) – la sua specificità –, si fondono e, proprio in quel Nobel assegnato a due interpretazioni così apparentemente inconciliabili, trovano la loro sintesi.   Mariafosca Franzoni  

Recensioni dei clienti

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    Marco Marcelli

    13/01/2007 23.35.07

    Il libro e' molto buono, forse piu' di interesse per gli addetti ai lavori. Volevo anche informare che e' stato recensito dalla rivista Nature (Vol 444 del 16 November 2006, pagine 273).

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    Federico Focher

    22/09/2006 16.21.37

    La sera del 10 dicembre di cento anni fa, nella grande sala dell'Accademia Reale di Musica di Stoccolma, Camillo Golgi riceveva dalle mani del Re di Svezia il premio Nobel per la Medicina come massimo riconoscimento per i suoi pioneristici studi sulla struttura del sistema nervoso. Fu il primo scienziato italiano a conquistare il più ambito premio scientifico internazionale. Pochi giorni dopo Golgi tornò in treno nella sua Pavia. "Una banda suonava nei pressi della stazione. Naturalmente Golgi pensò a festeggiamenti in suo onore, ma rimase di stucco quando si accorse che invece erano per un certo Giovanni Rossignoli, detto Baslòt, campione ciclista del quartiere di Borgo Ticino, che tornava a casa sullo stesso treno di Golgi dopo aver partecipato ad una gara nella quale aveva ottenuto un buon piazzamento". Così va spesso il mondo... voglio dire, così andava nei primi del novecento. “Il Nobel dimenticato”, non solo è un eccellente studio biografico a tutto tondo del grande scienziato pavese (che ci appare schivo, riservato, forse un po' chiuso, ma certamente serio e illuminato) ma è anche un interessantissimo spaccato del clima scientifico, culturale e politico dell'Italia unitaria, ricreato nella sua immediatezza grazie alla diretta citazione di varie lettere e documenti.

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