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Non è un mondo per vecchi. Perché i ragazzi rivoluzionano il sapere

Michel Serres

Traduttore: G. Polizzi
Collana: Temi
Anno edizione: 2013
Pagine: 77 p., Brossura
  • EAN: 9788833924069

44° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Filosofia - Storia della filosofia occidentale - Dal 1900

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    alida airaghi

    25/05/2013 21.15.12

    Come sarà, anzi come dovrà essere la società di domani, secondo questo originale e libertario filosofo francese nato nel 1930? "Nuova, variabile, mobile, fluttuante, variopinta, tigrata, cangiante, intarsiata, musiva, musicale, caleidoscopica..." e soprattutto "connessa". Michel Serres si schiera decisamente e ottimisticamente a fianco della "civiltà dell' accesso" e delle nuove generazioni che abitano il virtuale, che raccolgono informazioni su wikipedia, occupando uno spazio orizzontale di vicinanza simultanea e democratica, inventando entusiasticamente nuovi modi di espressione: nella scrittura, nel linguaggio parlato, nell'arte. In una cultura finalmente accessibile a chiunque, in ogni luogo, senza barriere e pedanteschi paludamenti. Se in pochi decenni si è trasformato clamorosamente e irreversibilmente il nostro modo di vivere (boom demografico ed economico, libertà sessuale, longevità, multiculturalismo, progresso scientifico e tecnologico), è naturale che i giovani abbiano diverse aspettative e diversi approcci nei riguardi della cultura, dell'istruzione, dei diritti civili e dei valori etici rispetto alle generazioni più anziane. I vecchi metodi di insegnamento sono obsoleti, le lezioni frontali non vengono più seguite, la rigida divisione del sapere in compartimenti stagni è superata. Secondo Serres bisogna sconvolgere, rendere permeabile e disordinata ogni forma antiquata di pedagogia, ideando nuovi modi di trasmissione del sapere, di fare politica, di lavorare e di comunicare. "L'era dei decisori è finita...il solo atto intellettuale autentico è l'invenzione". C'è un rischio in questa rivoluzione culturale che rende ciascuno più libero, indipendente, attivo e creativo? Certo: una "presunzione di competenza", che possa illudere chiunque sulle proprie capacità intellettuali o artistiche, rinsaldando alla fine e nuovamente il sapere nelle mani dei soliti, pochi, manovratori.

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