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Non ora, non qui - Erri De Luca - copertina

Non ora, non qui

Erri De Luca

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Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Edizione: 3
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 12 dicembre 1989
Pagine: 100 p., Brossura
  • EAN: 9788807013898
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"Questo breve e intenso primo libro di Erri De Luca porta già impressi in ogni frase - mi sembra - i segni di un vero scrittore: un tono di voce che appena si coglie diventa inconfondibile, e la integrità di uno sguardo che sa mettere nel giusto fuoco i pensieri e i sentimenti. Qui la memoria non è consolazione, ma è un dramma, e il tempo gioca un suo gioco crudele stabilendo distanze insormontabili tra chi narra e la materia del proprio racconto. Una luce bianca e densa come quella che filtra da nuvole alte bagna queste pagine. E la luce in cui il protagonista de "Il posto delle fragole" di Bergman vedeva i propri genitori ancor giovani intenti a pescare con la canna sulle rive di un lago. Leggendo questo libro che rievoca i momenti di un'infanzia trascorsa a Napoli e per sempre scomparsa, ho ripensato a quell'immagine struggente che dice con assoluta e trasparente immediatezza il dolore per la vita che tutto cancella e ci rende estranei a noi stessi e al nostro passato." (Raffaele La Capria)
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    Federico

    22/11/2015 18:59:52

    E' il mio primo incontro con lo scrittore e mi ha fatto molto piacere. Tenera biografia scritta alla madre di un infanzia napoletana dove poesia e prosa si fondono in ricordi di lotta fatta di assenze, silenzi, reticenze, balbuzie in una fase di crescita di un personaggio "giusto".

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    Fabrizio

    05/08/2015 10:13:08

    La cosa più buffa è che i detrattori di De Luca gli rinfacciano il prezzo del libro in rapporto al numero di pagine, come se lo decidesse lui il prezzo e come se la letteratura fosse insalata russa! Di questo passo "Uomini e topi" dovrebbe costare 3 euro e Dan Brown 50 euro! E' proprio vero che quando non si hanno argomenti validi per giustificare il proprio astio ci si arrampica sugli specchi! Segno che sei sulla strada giusta, Erri, vai così!

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    virginia pirisi

    15/09/2012 19:38:09

    ho scoperto da poco questo autore ,prediligo quelli stranieri, ma Erri DeLuca mi ha fatto appassionare ai suoi scritti in modo viscerale,non ho grandi capacità d espressione ma ci tenevo a scrivere un mio parere prima di tutto per ringraziare l autore per tutte l emozioni che rivivo nella lettura dei suoi libri ,ne ho comprato e letto dieci in due mesi.Grazie

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    rita rucco

    08/03/2012 17:51:02

    La balbuzie, metafora della vita del protagonista-autore. L'ingorgo di sillabe e di parole rispecchia una vita costretta in regole, costellata da sensi di colpa: "Non è colpa mia", ma anche di impossibilità di scelta pur nel bisogno: " Non ora, non qui", gli dice la madre.Tempi e luoghi consigliati al figlio da una madre distaccata e chiusa nella propria necessità, nei propri ricordi. Quanta madre c'è in questo racconto lungo!Anche la moglie del protagonista è un po' madre e l'autore-protagonista rimane orfano due volte. Il padre non c'è. E' il quadro moderno delle solitudini condivise, o forse no;è la condizione del padre "morto" in una famiglia degli anni 50, che anticipa i vissuti della nostra contemporaneità. In una scrittura colta, serrata, profonda, intrisa di letteratura e di filosofia, Erri de Luca ci narra la storia di un uomo adulto da sempre, ma che diviene adulto alla vita in ritardo: avrà la sua prima donna a trent'anni, forse perché troppo attento a comprendere il mistero materno che lo ha reso ancora più fragile e inadatto alla vita. La vita della velocità e della sopraffazione non è nelle sue corde e la balbuzie ne è una conferma. La vita di dentro è affollata e ha bisogno di tempo e di spazio per manifestarsi. Ed ecco l'espediente della foto che consente al figlio e alla madre di incontrarsi senza fretta in un luogo e in un tempo in cui madre e figlio sono coetanei invertendo l'ordine logico delle cose. E' così che il figlio sa della madre in attesa. Di cosa? La conclusione è spiazzante. Le distanze si azzerano ed è in una foto che si compie l'atto estremo della vita: la morte. La madre aveva previsto la morte del figlio . E il filo si ricompone. "Aspettami" gli aveva detto. Ma è lei che lo aspetta in una foto.

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    aldo bisaccia

    07/03/2012 12:56:11

    nessuna recensione, non si recensisce la bellezza, la si ammira e basta.è immediatamente percepibile ed è democratica: raggiunge tutti, qualunque sia il grado d'istruzione o il ceto sociale. questo è un libro che sussura anzichè urlare, che bisbiglia sommesso, che ricorda.e come un davide di carta si lancia contro il golia dei bestsellers di morbosi giornalisti di costume, contro la titanica mole di instant book cronachistici, contro romanzacci che anelano alla loro misera immortalità da bancone di surgelati e precotti. considero valore uno come te, erri.

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    ALESSIO

    13/09/2011 15:34:23

    "Intorno ferve il movimento. Le porte si sono aperte, la gente sale e scende da tutte le parti urtandosi. Mi tengo molto vicino al vetro, c'è trambusto, ma tu e io siamo fermi. Vengono il tempo e l'occasione, vengono quando due persone si fermano: allora si incontrano. Se uno si muove sempre, impone un verso, una direzione al tempo. Ma se uno si ferma, si impunta come un asino in mezzo al sentiero, lasciandosi prendere da una distrazione, allora anche il tempo si ferma e non è più la soma che sagoma la schiena." serve altro?

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    lin

    12/02/2011 07:53:15

    Il libro più bello di De Luca

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    stefano s.

    11/07/2010 17:45:06

    un quadro meraviglioso,unico,struggente di una profondità immensa,imparagonabile con nessun altro scritto.

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    Gabriella

    29/08/2009 18:00:24

    Solo uno sguardo superficiale e una mancanza di conoscenza (e di comprensione) di Erri De Luca (nonché di Paulo Coelho) possono originare i due commenti che mi precedono. Accomunare De Luca e Coelho può significare soltanto che poco o nulla se ne sa di entrambi. In questo racconto il primo Erri ha già tutta la grandezza del De Luca maturo. Che sa essere struggente e poetico pur rimanendo asciutto; tenero pur essendo rude. E che disvela un mondo di fatti e di sentimenti con la sincerità che gli è propria, attraverso una scrittura intensa e lucida; un modo di vedere e di ascoltare unico e inimitabile, una concentrazione esemplare che è cifra dell'originalità di Erri De Luca (il quale, per inciso, ha cambiato il suo nome da Henry - discendendo da nonna americana - in Erri, come lui stesso racconta nel suo intervento a Orvieto. Dove, fra l’altro, si manifesta anche il suo intelligente umorismo napoletano).

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    marco

    06/07/2009 11:02:59

    francamente una delusione! Riflessioni (psudo) filosofiche,spesso senza nè capo nè coda. Pacchiano tentativo di scimmiottamento di Coelho con ben altri risultati. Da non consigliare!!!

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    luca

    09/06/2009 12:55:50

    Il poeta Erri De Luca, unico napoletano del pianeta privo di senso dell’umorismo, ci vende a sei euro quattro paginette in stile talentuoso, mettendo in prosa le sue memorie di bambino introverso e complessato (e te credo, con un nome così…). Ne esce un racconto struggente, ma soprattutto pallosissimo. Come buttare sei euro.

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    Angela

    08/04/2008 14:27:57

    E' meraviglioso!Non vedo l'ora di leggere qualcos'altro dell'autore..mi ha commosso, emozionato...semplicemente stupendo

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    Angela

    18/01/2008 17:20:21

    Veramente molto bello.

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    Elisa

    20/05/2007 09:18:49

    Una poesia lunga un libro... Sembra quasi di vedere, di sentire, di toccare ciò che viene raccontato in un turbinio di sensazioni profonde, espresse in modo meravigliosamente semplice! Malinconico, dolce e amaro come spesso è la vita. Da leggere.

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    francesca

    18/02/2006 13:24:49

    ...poetico..in grado di toccare il cuore con semplicità disarmante...

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    Michele G.

    11/01/2006 20:01:46

    Sono passati due anni da quando ho scoperto questo libro, ora riprendendolo in mano rileggo le tantissime sottolineature fatte durante la prima lettura, lo trovo ancora sublime e commovente. Erri De Luca è un grande poeta, un grande scrittore e come tale sa coinvolgere ed emozionare. Un consiglio: leggetevi anche le sue poesie.

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    moonshadow

    06/09/2005 02:09:06

    Veramente molto bello, quello che ho preferito di De Luca. Probabilmente e' il primo libro di De Luca che riesco ad apprezzare in quanto e' senza quegli alti e quei bassi (pensieri geniali alternati a pagine abbastanza prive di contenuti) che accomunano gli altri. Senz'altro un libro da leggere.

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    Ger

    15/07/2005 17:50:54

    Ho cominciato da qui. E poi mi sono seduta di fronte.

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    Enrico

    25/05/2005 14:26:00

    libro fantastico, dello scrittore italiano che più di ogni altro sa trasmettere emozioni

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    valeria

    08/11/2004 16:24:38

    una saga di ricordi di un povero ragazzino napoletano che mal vive il suo problema di balbuzienza...scritto con un lessico pari a quello di un qualsiasi studente di quinto liceo.Tra l'inconsistenza della storia e la banalità del lessico risulta essere,a parer mio,uno dei classici libri da non consigliare a nessuno!!non sò come si sia meritato l'onorevole titolo di scrittore.

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    davar

    30/04/2004 15:09:05

    triste

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    Oscar Grimaldi

    14/04/2004 17:24:28

    Il primo libro "importante" di Erri De Luca l'ho letto per ultimo, causa difficoltà a reperirlo. Alla luce dei libri successivi (Aceto, Tu mio, Te cavalli, ecc) "Non ora, non qui" mi pare ancora un attimo acerbo. I temi cari a De Luca ci sono tutti ma mi pare vengano sviluppati in modo meno fluido che nei successivi. Irrinunciabile comunque

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    Ivana81

    08/03/2004 20:03:05

    Di una noia mortale, ho finito di leggerlo solo perchè costretta

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    Asile77

    08/03/2004 20:01:40

    Noioso, anche se alla fine mi ha commosso

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    Francesco

    02/01/2004 13:12:41

    Un personaggio sgradevole (sarà così anche lo scrittore?) racconta la storia di una famiglia che non meritava e che non se lo meritava.

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    Dario

    28/11/2003 19:55:56

    Erri racconta la sua infanzia, le sue riflessioni, le false vergogne, le mura del suo vicolo...tutto ciò che un napoletanto raccoglie nella lettura e ne fa sua malinconia. E' un grande uomo, sensibile e vero; la sua straordinaria capacità di comunicare con il lettore, non trova riscontro in alcuno scrittore italiano attuale. Riesce a catapultarci indietro nel tempo, disegnando accuratamente le sensazioni e le emozioni, riesumando ricordi infantili di ciascuno di noi. E' vero è il nuovo Celine!!! Parola di colui che ha letto tutto di Erri, un ex balbuziente, un ex muratore, un eterno bambino...un grande uomo!!!

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    nat

    16/07/2003 06:09:46

    mi è piaciuto!

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    Bartolomeo Di Monaco

    15/05/2003 13:52:39

    La resistenza alla povertà opposta dai genitori del protagonista in modo insolito: “Non parlavamo napoletano. I genitori si difendevano dalla povertà e dall’ambiente con l’italiano”, è una sorta di estraniazione ben più complessa e devastante di un dolore fisico. Nonostante i tentativi del protagonista, che si addestra “da straniero”, si avverte subito che i suoi non sono occhi forestieri (e non lo saranno neppure quelli della madre), e che non si può sfuggire alla corposità di Napoli, se vi si è nati: “Conoscevo la febbre di sempre di quelli che non vogliono più essere poveri”, e la sua osservazione nasce dall’interno: “I bambini che ho sentito piangere da bambino, al di là del muro, per strada, avevano pianti di ferite, di colpi presi al volo, appena passavano vicino”, dai vicoli, dai sotterranei, dalle piazze accese di sole, dagli antri bui, dalle persone che si sono conosciute, come la vecchia domestica Filomena: “Vivemmo con persone amate senza saperlo, maltrattate senza accorgercene”, “partecipavo del dolore e del pericolo del mondo intorno dove cadevano colpi che nessuna bravura poteva contrastare” e soprattutto: “non ero testimone di tutto quel male e del mondo, ma responsabile.” Ci si avvale della forza dirompente e vivificatrice del ricordo, si osservano alcune foto, quella della madre, ed esse si animano subito del movimento della città, di rumori, persone, immagini e suoni vivi. De Luca è qui al suo primo romanzo, lo stile è lineare, e manca delle invenzioni stilistiche che verranno più tardi, ma non se ne sente affatto la mancanza, essendo attratti da una tessitura che ha nel passaggio dall’immobilità al movimento il suo punto di forza. Il ricordo nasce come assenza che si trasforma in vita. La foto che ritrae la madre ancora giovane, sui trent’anni (“È bello scendere in una fotografia”), mentre il protagonista ha toccato la sessantina, diventa, per questo, occasione di intensa sorgente di ricordi, segnati da un sentimento tenero e misurato, con espressioni che sono felici creazioni a sé, come queste

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    Bartolomeo Di Monaco

    15/05/2003 13:48:00

    La resistenza alla povertà opposta dai genitori del protagonista in modo insolito: “Non parlavamo napoletano. I genitori si difendevano dalla povertà e dall’ambiente con l’italiano”, è una sorta di estraniazione ben più complessa e devastante di un dolore fisico. Nonostante i tentativi del protagonista, che si addestra “da straniero”, si avverte subito che i suoi non sono occhi forestieri (e non lo saranno neppure quelli della madre), e che non si può sfuggire alla corposità di Napoli, se vi si è nati: “Conoscevo la febbre di sempre di quelli che non vogliono più essere poveri”, e la sua osservazione nasce dall’interno: “I bambini che ho sentito piangere da bambino, al di là del muro, per strada, avevano pianti di ferite, di colpi presi al volo, appena passavano vicino”, dai vicoli, dai sotterranei, dalle piazze accese di sole, dagli antri bui, dalle persone che si sono conosciute, come la vecchia domestica Filomena: “Vivemmo con persone amate senza saperlo, maltrattate senza accorgercene”, “partecipavo del dolore e del pericolo del mondo intorno dove cadevano colpi che nessuna bravura poteva contrastare” e soprattutto: “non ero testimone di tutto quel male e del mondo, ma responsabile.” Ci si avvale della forza dirompente e vivificatrice del ricordo, si osservano alcune foto, quella della madre, ed esse si animano subito del movimento della città, di rumori, persone, immagini e suoni vivi. De Luca è qui al suo primo romanzo, lo stile è lineare, e manca delle invenzioni stilistiche che verranno più tardi, ma non se ne sente affatto la mancanza, essendo attratti da una tessitura che ha nel passaggio dall’immobilità al movimento il suo punto di forza. Il ricordo nasce come assenza che si trasforma in vita. La foto che ritrae la madre ancora giovane, sui trent’anni (“È bello scendere in una fotografia”), mentre il protagonista ha toccato la sessantina, diventa, per questo, occasione di intensa sorgente di ricordi, segnati da un sentimento tenero e misurato, con espressioni che sono felici creazioni a sé, come queste

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    elisabetta

    21/10/2001 13:52:34

    scritto a scatti. come un sentiero ripido che costringe a rallentare e accelerare, dosando forza e pazienza. un po' di noia, di lentezza, di ricordi accatastati. e alla fine...è la tua infanzia che avrai attraversato.

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  • Erri De Luca Cover

    Diciottenne, vive in prima persona la stagione del '68 ed entra nel gruppo extraparlamentare Lotta Continua. Poi sceglie di esercitare diversi mestieri manuali in Africa, Francia, Italia: camionista, operaio, muratore. Studia da autodidatta l'ebraico e traduce alcuni libri della Bibbia. È opinionista de «il Manifesto».Ha pubblicato con Feltrinelli: Non ora, non qui (1989), Una nuvola come tappeto (1991), Aceto, arcobaleno (1992), In alto a sinistra (1994), Alzaia (1997), Tu, mio (1998), Tre cavalli (1999), Montedidio (2001), Il contrario di uno (2003), Mestieri all’aria aperta. Pastori e pescatori nell’Antico e nel Nuovo Testamento (con Gennaro Matino, 2004), Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo (2005), In nome della madre (2006), Almeno 5 (con Gennaro... Approfondisci
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