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Erri De Luca

Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
Pagine: 112 p.
  • EAN: 9788807881534

Recensioni dei clienti

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    misselisabethbennet

    07/07/2014 11.57.45

    una poesia continua... passi indimenticabili in uno stile perfetto......

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    Claudio

    19/08/2013 10.51.12

    Questo è un libro vietato ai depressi. Attenzione però, chi non lo è potrebbe diventarlo dopo averlo letto. Di cosa parla? Racconta dell'infanzia infelice di un bambino e del suo rapporto difficile con la madre. Sconsigliato vivamente. Insomma il mondo ha bisogno di ridere, non di queste lagne. Forse, come mi suggeriva il titolo, non era il momento giusto per leggerlo.

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    alida airaghi

    08/08/2013 08.57.56

    Questa opera prima di Erri De Luca, uscita nel 1989 e ora riproposta da Feltrinelli in edizione economica, ripercorre un'infanzia vissuta a Napoli e riletta attraverso alcune fotografie ritrovate e analizzate con nuova, spietata acutezza. Il protagonista si rivede bambino, "più assorto che quieto", orgoglioso fino alla testardaggine, di una emotività esasperata: si scopre nascosto dietro ai genitori e alla sorella, chiudere sempre in ritardo di alcuni passi il gruppo familiare, durante la temuta passeggiata domenicale; oppure ostinato di fronte alla finestra della cucina, mentre oppone un silenzio dignitoso a una punizione immeritata; o ancora mentre ascolta il profluvio di parole che tutti gli rovesciano addosso, a lui balbuziente, "l'interlocutore preferito, il muto, l'imbuto". Il rapporto preferenziale è quello con la madre, giocato in un'intesa a volte epidermica e ovvia, a volte profonda e crudele. La mamma (mai descritta, se non nella schiena dritta, nei capelli improvvisamente accorciati per parere più vecchia, in una severità che si intuisce eccessiva perfino nei confronti di sé stessa), cerca nel figlio una rispondenza addirittura fisica alle sue sofferenze. Ha l'abitudine di raccontare al bambino "le cose brutte del mondo", provocando in lui un'immedesimazione localizzata nella carne. Lui risponde ai desideri inconsci di lei, diviene l'eco delle sue rinunce, il riflesso delle sue mortificazioni, impara ad annullarsi. Non c'è gioia, non c'è abbandono in quest'infanzia, ma un sorvegliarsi attento, un rigoroso trattenersi, sempre. "Non ora, non qui", è il ritornello che la madre oppone a ogni minimo scarto dalla regola; "non ho fatto niente, non l'ho fatto apposta" è invece la risposta automatica del figlio, obbligato a scusarsi di vivere. Una prosa lirica, questa del primissimo De Luca, in cui l'arte narrativa ha poco agio di mostrarsi, raggrumata com'è in dolorosi nodi di vita incapaci di sciogliersi in finzione formale, in leggerezza.

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