Non si esce vivi dagli anni '80. Da Pollon a Poncherello, come ci hanno ridotto i miti della nostra infanzia

Omar Fantini

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2009
Pagine: 263 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788804588573
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Recensioni dei clienti

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    Fabio

    05/06/2010 19:17:27

    Avendolo seguito a colorado penso che questo libro vada preso come un qualcosa di satirico, io non l'ho ancora letto, ma sicuramente la tv influenza le persone in base a quello che si è già: non ha il potere di rendere una persona diversa da quello che si è , non ha il potere di instupidire gente che non lo sia già (e in questo mi riferisco anche alla tv anni 2000, la tv non presenta siolo frivolezze che convive con tanti altri aspetti).

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    Gabriele

    15/01/2010 09:51:14

    Non concordo coi giudizi negativi degli altri: è evidente che Fantini non sostiene alcuna tesi nel libro, accozzaglia di riflessioni ironiche sugli anni 80. Quando parla di danni psicologici agli attuali trentenni è chiaro che il discorso è volutamente iperbolico; altrimenti, andrebbero presi per veri tutti gli altri contenuti del libro. Ora parliamo del libro in sé: leggero e divertente, ma assolutamente troppo breve (potevi scrivere qualche riga in più Omar, no?) e con un layout che non favorisce la lettura. Da leggere per ridacchiare un po' sui pezzi della nostra pop-culture.

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    Nicola

    06/01/2010 12:21:11

    La tesi sostenuta dall'autore e' semplicemente ridicola! W gli anni 80!

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    Duncan McLeod

    25/06/2009 09:03:44

    E no, caro Omar. Scherzare affettuosamente sui miti della nostra infanzia poteva essere un buon modo per condividere i ricordi di una generazione, ma sostenere la tesi che i telefilm americani e i cartoni giapponesi di quell’epoca hanno creato uno stuolo di squilibrati è ottuso ed ingiusto. I telefilm anni ’80 (A-Team, McGyver…), per quanto inverosimili, erano scanzonati ed adatti a tutte le fasce d’età. Quelli di oggi sono tutti da “bollino rosso” e non fanno che propinarci fino alla nausea gli alti e bassi privati e lavorativi di medici, sbirri, avvocati eccetera. E i famigerati cartoni giapponesi, per quanto violenti, ci hanno insegnato la lotta tra bene e male, la condanna della guerra, l’aiuto ai deboli e lo spirito di sacrificio. Il che è più educativo dei vecchi cartoon di stampo disneyano, tanto innocui quanto vuoti (non fanno altro che prendere torte in faccia, scivolare su bucce di banana ecc.). Consiglio a chiunque volesse leggere un vero capolavoro (tenero, nostalgico ed intelligente) Heidi Mon Amour di Gud, e al sociologo Fantini, prima di sputare sentenze sulla generazione ottantiana, di aspettare di vedere all’opera la generazione figlia dei sessantottini ed istupidita dalla tv da Amici, Grande Fratello e compagnia…

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