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    Renzo Montagnoli

    06/02/2014 17:19:48

    Mi rincresce dover constatare come l'autore del bellissimo romanzo Il giudizio della sera non si riconfermi per livello qualitativo con questa raccolta di racconti intitolata Non si fa mai giorno. Preciso, peraltro, che ancora una volta ho notato la notevole difficoltà dei narratori italiani di scrivere delle prose brevi, quali appunto novelle o racconti, che siano in grado di appassionare il lettore; ciò vale soprattutto per i contemporanei, perché in passato, sia pur sporadicamente, ci sono stati scrittori validi in questa tipologia e al riguardo basti pensare a Verga e D'Annunzio, e più recentemente a Sciascia. Nel caso specifico si tratta di cinque prose in cui Addamo ha voluto profondere numerosi pensieri filosofici, anzi troppi e questo, in considerazione anche della relativa brevità degli svolgimenti, ha finito con il rendere greve e spesso poco chiara la narrazione. Inoltre, alcuni hanno le caratteristiche dell'incompiuto, perché anche il racconto, come il romanzo, nel suo svolgimento deve avere un inizio e una fine logica, e non un'interruzione che lascia stupiti e di cui si cerca inutilmente la ragione. Tuttavia, almeno nelle intenzioni, destano interesse, ma per potersi appassionare un po' e cercare di comprendere occorrono sforzi notevoli per un lettore medio come me. Se è vero, infatti, che chi legge deve cercare di entrare nello spirito dell'autore, quest'ultimo deve fare in modo di non erigere un muro e, se non di spalancare una porta, almeno di socchiuderla.. C'è un solo racconto valido, a mio avviso, su cinque ed è francamente poco, ma soprattutto resta alla fine una profonda delusione perché, considerato il valore dell'autore, le aspettative, almeno in partenza, erano senza dubbio superiori. Tuttavia, e proprio per quell'unica prosa assai bella, salvo, se pur a denti stretti, l'opera, tanto che non mi sento di sconsigliarne la lettura, pur tenendo ben presente i limiti che la caratterizzano.

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«Una provincia dell'intelligenza da dove spesso arrivano le pagine più suggestive e più capaci di trasportare per strade lontane e inattese» scriveva Leonardo Sciascia a presentazione di altri scritti di questo scrittore appartato. Sebastiano Addamo è scrittore siciliano di quella generazione che ha vissuto nel pieno di una catastrofe di cui si porta il segno, ma il cui concetto ancora, se non frettolosamente, non è stato fissato in tutto il suo valore: la fine della provincia, appunto, che l'uniformazione ha cancellato in degrado. Alcuni di essi hanno piegato nella malinconia della memoria; altri nel silenzio; per qualcuno la provincia è diventata intelligenza del mondo, come diceva Sciascia, sguardo periferico che devia dall'ordinario verso il lontano e l'inatteso. Così è in questi cinque racconti che si possono leggere come storie di orfani di una provincia che non c'è più: una crepa nella loro giornata li precipita dove mai avrebbero creduto.