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Descrizione


Premio Strega 2002.

"Stavo così, sprofondato nel silenzio della vita riconosciuta. Qui ero un uomo libero, non avevo bisogno di nascondermi. La gente mi conosceva, mia moglie, mio suocero, tutti mi conoscevano. Eppure ora mi sembrava fosse questa la vita parallela, non l'altra."

Un lungo monologo, una confessione, un momento di sincerità profondo e il peso di una attesa angosciante davanti a una sala operatoria: stesa sul lettino una ragazza, la morte sembra incalzarla, la sua testa è aperta sotto le mani dei chirurghi, dei ferri cercano di impedire che se ne vada per sempre. Chi parla e costruisce, con i suoi pensieri, il romanzo, è il padre.

Viene data la scansione dell'attesa, da quando smarrita, un'infermiera capisce che quella ragazzina trasportata in pessime condizioni dopo un incidente in motorino è la figlia del primario dell'ospedale, alle varie fasi dell'intervento, alle notizie conclusive, terminato il lungo intervento. La madre, una giornalista brillante, è in volo per Londra, sarà in quella città che avrà la drammatica notizia dell'incidente, riprenderà immediatamente un volo di ritorno, ma le lunghe ore davanti alla sala operatoria saranno vissute dal padre in assoluta solitudine. Ed è proprio questa condizione che, sospendendolo tra la disperazione, l'angoscia, e il rimorso, aprirà la strada a un affondo su di sé, a un penetrare con il bisturi del ricordo nella propria coscienza e nel male che, con l'egoismo dell'uomo arrivato e sicuro, ha saputo distribuire. C'è un'altra figura femminile che viene ricostruita dalle parole e dai pensieri dell'uomo ed è forse la vera protagonista del romanzo: è Italia, è stata una sua amante, una sua vittima. Poco attraente, volgare nel trucco e nella miseria dei vestiti aveva però, fin dal primo casuale incontro, suscitato in lui un'attrazione fisica inspiegabile, tale da portarlo a una vera e propria violenza nei suoi confronti. Ma superata la vergogna del gesto (soprattutto avendo capito che non ne sarebbe derivato uno scandalo) in lui si fa impetuoso il desiderio di tornare nella casa sporca e miserabile in cui la donna abitava, sente la voglia di possederla ancora una volta, e ancora un'altra, sempre più spesso, sempre con maggior passione... Una specie di ossessione che in tanti momenti cruciali prende la forma di amore. Ma è un sentimento a cui il chirurgo non permette (fino a quando è troppo tardi) di incidere nella serenità del suo quotidiano benessere: il prestigio sociale, una bella casa, le vacanze, la moglie intelligente e raffinata, infine l'annuncio di una paternità. Anche Italia si scopre incinta, ma sa di non potersi consentire quella maternità, così, per debolezza, per ignoranza, per paura, si affida alle cure delle uniche persone con cui ha un rapporto, gli zingari accampati vicino a casa sua. Il tragico epilogo della vita di quella donna brutta e generosa non è che la conseguenza di tante sconfitte e di tanti rifiuti. L'affermato chirurgo che ha capito troppo tardi di amarla davvero rientra, dopo quell'evento tragico, negli schemi di una vita di successo, scoprendo dal primo momento che ritorna a casa, reduce da un dolore che non può neppure confessare, la tenerezza per la piccola Angela, che ora, dopo quindici anni, sta forse morendo nella stanza accanto. L'impotenza davanti al destino, i sensi di colpa, anche un certo disgusto di sé che l'uomo prova in quelle lunghe drammatiche ore, gli consentono solo una preghiera: "non ti muovere", scongiura guardando la porta della sala operatoria da cui la sua bambina forse sta fuggendo per sempre.

Margaret Mazzantini è riuscita a penetrare nei meandri di una coscienza maschile, è stata in grado di capire i meccanismi di violenza e di autocommiserazione che un uomo può mettere in campo per difendersi da una verità scomoda, ha saputo anche interpretare, con grande sensibilità, la sconvolgente caduta di difese, l'uscita dall'ipocrisia, la nuova consapevolezza che, da un trauma, un individuo può conquistare. E, senza operare giudizi, se non quelli che lo stesso protagonista dà di sé, emerge una pietà infinita per tutti coloro che vivono e amano, che si dibattono tra menzogna e verità, che non possono sfuggire ai momenti cruciali, discriminanti, della vita. Davanti a ogni perdita, davanti a ogni amore che finisce, c'è la possibilità di rassegnarsi e di continuare: questo non vale però, così almeno ci fa capire la scrittrice, se in gioco è la vita di un figlio.

A cura di Wuz.it
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Dettagli

2001
23 ottobre 2001
295 p.
9788804489474
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Indice


Le prime frasi del romanzo:

Non hai rispettato lo stop. Sei passata in volata con la tua giacca di finto lupo, gli auricolari del walkman pressati nelle orecchie. Aveva appena piovuto, e presto sarebbe tornato a piovere. Oltre le ultime fronde dei platani, oltre le antenne, gli storni affollavano la luce cinerea, folate di piume e garriti, chiazze nere che oscillavano, si sfioravano senza ferirsi, poi si aprivano, si sperdevano, prima di tornare a serrarsi in un altro volo. In basso, i passanti avevano il giornale o anche solo le mani sulla testa per proteggersi dalla grandine di sterco che pioveva dal cielo e s'accumulava sull'asfalto insieme alle foglie bagnate cadute dagli alberi, spargendo in giro un odore dolciastro e opprimente che tutti avevano fretta di lasciarsi alle spalle.
Sei arrivata dal fondo del viale, in volata verso l'incrocio. Ce l'avevi quasi fatta, e quello della macchina ce l'aveva quasi fatta a schivarti. Ma c'era fango per terra, guano oleoso di storni in raduno. Le ruote della macchina hanno slittato dentro quella crosta sdrucciolevole, poco, ma quel poco è bastato a sfiorare il tuo scooter. Sei andata su verso gli uccelli e sei tornata giù dentro la loro merda, e insieme a te è tornato il tuo zaino con gli adesivi. Due dei tuoi quaderni sono finiti al limite del marciapiede in una pozzanghera d'acqua nera. Il casco è rimbalzato sulla strada come una testa vuota, non l'avevi agganciato. I passi di qualcuno ti hanno subito raggiunta. Avevi gli occhi aperti, la bocca sporca, senza più incisivi. L'asfalto ti era entrato nella pelle, punteggiandoti le guance come la barba di un uomo. La musica si era interrotta, gli auricolari del walkman erano scivolati dentro i tuoi capelli. L'uomo della macchina ha lasciato lo sportello spalancato ed è venuto verso di te, ha guardato la tua fronte aperta e si è portato le mani in tasca per cercare il cellulare, lo ha trovato, ma gli è caduto dalle mani. Un ragazzo lo ha raccolto, è stato lui a chiamare i primi soccorsi. Intanto il traffico s'era fermato. C'era quella macchina di traverso sulle rotaie e tram non poteva passare. L'autista è sceso, sono scesi in molti, e hanno camminato verso di te. Gente che non avevi mai visto ti ha sfiorato con lo sguardo. Un piccolo gemito ti è uscito dalle labbra insieme a un bozzolo di schiuma rosata, mentre te ne andavi dalla vita vigile. Tu non avevi più fretta. Eri ferma dentro la tua giacca di pelo come un uccello senza vento.

Poi hanno scavalcato il traffico con le sirene spiegate. Le macchine si sono strette contro il guardraill, hanno sconfinato oltre il marciapiede sul lungo fiume, mentre la bottiglia della fisiologica ballava sulla tua testa, e una mano lasciava e stringeva il pallone azzurro del va e vieni per pomparti il respiro nei polmoni. Al pronto soccorso la rianimatrice che ti ha preso in consegna ti ha spinto un dito tra la mandibola e osso ioide, in un punto del dolore. Il tuo corpo ha reagito troppo lievemente. Ha preso delle garze e ti ha pulito il sangue che scendeva dalla fronte. Ti ha guardato le pupille, erano immobili e dissimili. Il respiro era bradipnoico. Ti hanno infilato in bocca una cannula di Guedel, per riposizionarti la lingua che era scivolata all'indietro, poi hanno inserito il sondino dell'aspirazione. Hanno tirato su sangue, catrame, muco, e un dente. Ti hanno attaccata la clip del saturimetro al dito per misurare l'ossigenazione del sangue, la percentuale di ossiemoglobina era troppo bassa: ottantacinque per cento. Allora ti hanno intubata. La lama del laringoscopio ti è scivolata in bocca con la sua luce algida. È entrato un infermiere spingendo la colonna del monitoraggio cardiaco, ha infilato la spina ma la macchina non è partita. Le hanno dato un colpo, un piccolo colpo di lato, e il monitor s'è acceso. Ti hanno alzato la maglietta, ti hanno premuto sul petto le ventose degli elettrodi. Hai aspettato un po' perché la sala TAC non era libera, poi ti hanno infilato nel tunnel di irradiazione. Il traume non era nella zona temporale. Oltre il vetro, la rianimatrice ha chiesto al radiologo di fare nuove sezioni, più ravvicinate. Hanno visto la profondità e l'estensione dell'ematoma fuori dal parenchima cerebrale. L'ematoma da contraccolpo, se c'era, non era ancora visibile. Ma non ti hanno mandato in vena il mezzo di contrasto, temevano complicazioni renali. Hanno subito chiamato il terzo piano perché preparassero la sala operatoria. La rianimatrice ha chiesto: "Chi c'è di turno in neurochirurgia?".

Valutazioni e recensioni

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2
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Rob
Recensioni: 5/5

Il romanzo ha inizio con un grave incidente, una ragazza di quindici anni scivola sull'asfalto bagnato e cade dal motorino. Una corsa in ospedale. Lo stesso ospedale dove anche suo padre lavora. Durante l'attesa,suo padre, Timoteo, legge dentro se stesso. Ricorda l'amore per Italia, una ragazza semplice e povera che vive ai margini della società, una donna che ha amato tanto. Una storia d'amore forte e travolgente e per certi versi molto triste. Lo stile della Mazzantini rende la storia indimenticabile.L'ho trovato molto appassionante, lo rileggerei.

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Franci
Recensioni: 4/5

In "Non ti muovere" è facile ritrovare lo stile della Mazzantini, le sue descrizioni crude, vivide e intense che arrivano dritte al cuore, prendono vita davanti agli occhi come una fotografia. La storia, raccontata come un lungo monologo ricco di flashback, è senza dubbio coinvolgente e toccante, oltre che ben scritta. E' una storia raccontata da un uomo, ma che parla di donne. Unica pecca, alcuni episodi decisamente irrealistici nel finale (vedi l'intervento chirurgico in solitaria in un ospedale fantasma del meridione), che decisamente stonano con il tono di cruda realtà che si è voluta mantenere per tutto il romanzo.

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roxana.ungureanu
Recensioni: 5/5

Dopo aver sofferto un incidente in moto, Angelica si trova fra vita e morte nella salla operatoria dove suo padre, Timoteo, fa il chirurgo. Questo, mentre aspetta ansiosamente notizie dai suoi colleghi medici, s'immagina parlare con sua figlia quindicenne, raccontandole una storia d'amore fuori matrimonio, che ha avuto prima che lei nascesse. Questa storia diventa il vero trama del romanzo, e l'avvenimento dell'incipit è solo un mezzo per cui si crea il contesto della narrazione. La sua storia è una confessione piena d'amore, di rimorsi e di speranza. Speranza per salvare l'io, speranza per poter sfuggire alle sue responsabilità e alla moglie che non amava, speranza per rincontrare il sé. Italia, o Gramignia, la sua amante, non ha niente di speciale; è una prostituta. E' la sua semplicità che piace a Timoteo e che poco a poco lo fa innamorarsene. Dopo qualche incontro, lui si accorge che niente di sua vita fin quel punto non aveva più senso e decide di lasciare la moglie per comminciare dallo zero con l'amante. Ma precisamente in quel punto scopre che diventerè padre e la sua fuga non è più possibile. Cosa resta a Timoteo? Vivere una vita priva di felicità, accanto ad una persona che riteneva quasi nemica. Ma nel momento in cui Angelica nasce, tutto questo viene dimenticato. Il racconto è più che una confessione. E' un mezzo di chiedere perdono e nello stesso tempo è una grande dichiarazione d'amore. Per Angelica. Per Gramigna.

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Recensioni

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Voce della critica

È un monologo sofferto l'ultimo romanzo di Mazzantini. Una sorta di confessione - resa alla figlia in coma - da parte di un chirurgo di mezza età, "sfondato dal dolore" non solo causa le condizioni della ragazza, ma anche per la consapevolezza di non essere mai riuscito a voler bene davvero ad alcuno: né alla sin troppo bella consorte, né all'amante, e neppure alla figlia Angela con cui si è sempre comportato da padre assente. Così, mentre la giovane è sotto i ferri di un collega, il genitore si rivolge a lei attraverso un amaro soliloquio in cui l'uomo ripercorre impietosamente gli ultimi sedici anni della propria vita; a partire dal giorno dell'incontro con Italia: donna semplice, "scialba" e di umili condizioni, verso cui tuttavia il dottore prova un'attrazione irresistibile. Il rapporto conflittuale con la donna - intessuto di squallore e tenerezza, di sensi di colpa e slanci generosi - mette però in crisi il matrimonio del medico, la cui intesa è solo di facciata. Ma è difficile essere autentici, e il chirurgo - affettivamente un eterno bambino - non è in grado di scegliere mettendosi davvero in discussione. Verrà quindi trascinato in una relazione ambigua e degradante, fino al suo epilogo drammatico, paradossalmente contrassegnato da un evento mortifero (la scomparsa di Italia in seguito a un aborto) e vivifico (la nascita della figlia legittima Angela). Romanzo intorno alla precarietà e all'ambivalenza dei sentimenti, Non ti muovere è una storia sulla difficoltà di amare, narrata con una scrittura di grande sensibilità, capace di cogliere le più sottili sfumature psicologiche, precisa nello scavo emozionale, poetica per la pregnanza metaforica delle immagini, espressiva d'una pietas umanissima e coinvolgente.

Francesco Roat

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Margaret Mazzantini

1961, Dublino

Scrittrice, drammaturga e attrice italiana.Figlia dello scrittore Carlo Mazzantini e di una nota pittrice irlandese, si diploma presso l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica all'inizio degli anni anni Ottanta.Successivamente si esibisce come attrice di teatro, cinema e televisione ma è conosciuta soprattutto come scrittrice; ha infatti esordito in letteratura con Il catino di zinco (Marsilio Editori, 1994), vincitore del Premio Campiello e del premio Opera Prima Rapallo-Carige. Con Non ti muovere (Mondadori 2002) ha vinto il premio Strega. Nel 2008 la Mazzantini è ritornata nelle librerie con il romanzo Venuto al mondo. Del 2011 è Nessuno si salva da solo (Mondadori). Del 2011 è Mare al mattino (Einaudi); del 2013 è un altro romanzo edito da Mondadori: Splendore.

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