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Marta Morazzoni

Editore: Longanesi
Collana: La Gaja scienza
Anno edizione: 2010
Pagine: 280 p. , Rilegato
  • EAN: 9788830427778
Chi legge da anni i romanzi di Marta Morazzoni, da Il caso Courrier (Longanesi, 1997; cfr. "L'Indice", 1997, n. 5) a La ragazza col turbante, Longanesi, 1986), solo per citarne alcuni, non proverà stupore se, leggendo La nota segreta, troverà nelle pagine del romanzo una vera e propria lezione di stile, come del resto s'intitolava un suo vecchio libro: in tempi di scritture ondivaghe e scarsamente controllate, è un piacere immergersi in una partitura così felice, così classica e al tempo stesso così trasgressiva. E forse non poteva esserci altro stile per una storia che appare intrisa di crismi della tradizione (Manzoni, Nievo, Rovani) e che rivela, invece, soluzioni e riflessioni decisamente eversive. Un'eversione di tema – fuggire alla reclusione, andare incontro all'amore, ma anche alla libertà personale – e di stile, poiché il romanzo storico qui si piega alla rapidità contemporanea, grazie a un narratore che discretamente tesse le fila e ogni tanto compare squarciando la Storia con il presente, ma senza mai perdere il filo, solo un istante, un'affacciata veloce fra stagioni diversi, un ammiccare al lettore che non se ne sente offeso né viene distratto da questo filo musicale che fa da controcanto. Siamo nel centro dell'arte romanzesca, quella che va da Yourcenar a Banti a Pascal Quignard: del resto, si scopre solo alla fine, grazie alle note dell'autrice, che la protagonista, la contessa Paola Teresa Pietra, monacata per forza da una nobile famiglia milanese, è già personaggio di altra narrazione, compare infatti nei Cento anni di Giuseppe Rovani, grande affresco lombardo a cavallo fra Sette e Ottocento, già anziana, intellettuale di riferimento per un vasto gruppo di giovani donne.
Nel romanzo di Morazzoni, invece, Paola è giovanissima, quasi non sembra la protagonista, poiché è la sua maestra di canto, suor Rosalba Guenzani, ad aprirci le porte del monastero di Santa Redegonda, anno 1736, mostrandoci la passione per la musica osteggiata da una superiora rigidamente ortodossa. È Rosalba a guidarci verso Paola Pietra, che nemmeno sa di avere il dono del canto. Ed è ancora Rosalba che, fattane l'allieva più abile, la espone al successo delle messe cantate, dello Stabat Mater di Pergolesi, cui assiste, per caso, un gentiluomo inglese, sir John Breval, ambasciatore a Milano.
Scatta qui una passione che porterà Paola lontano dal convento, proprio come a Rosalba toccherà restare e mentire per il bene della sua protetta e per amore verso la musica. È poi la fuga a diventare rocambolesca, passando per Venezia e per una nave diretta alla volta di Marsiglia, assaltata e depredata dai pirati. Paola si troverà a vestire abiti da uomo, ma senza ostentazione di femminismo. Ritroverà il suo amato, arriverà in Inghilterra, vivrà da amante in attesa del divorzio del compagno in casa delle sorelle nubili di lui. Un itinerario inatteso, ma quel che colpisce di Paola Pietra è la fermezza, già racchiusa nel suo cognome: da subito sa che non potrà venire meno al suo debito con la chiesa di Roma e nemmeno per un istante immagina di negarsi al giudizio. Anzi, farà di tutto per affrontarlo, pur sapendo di rischiare molto, di perdere ogni libertà acquisita e tutta una nuova vita in fase di sperimentazione.
La protagonista dipinta da Morazzoni sfugge perciò a ogni canone romantico, non è un'eroina che simuli desideri dell'oggi: è una donna del suo tempo, legata a una fedeltà e a convincimenti peculiari di un'epoca e di una cultura. Pure, con la sua intransigenza, con la sua fermezza, con la sua integrità, Paola Pietra ci dà lezioni, ci batte ai punti: ricorda alle donne cosa significa riconquistarsi uno spazio senza scorciatoie, essere fedeli a se stesse, riscattarsi da un destino diversamente disegnato da mani estranee. Mai la sua famiglia la piange o la cerca – nomen omen, anche per il padre che ne celebra il funerale in vita, seppellendo l'abito della monaca e con esso il corpo assente della figlia – e mai Paola si lascia trascinare indietro dai dubbi. Allo stesso modo, lo stile di Marta Morazzoni ci accompagna con i suoi leitmotiv, con i ritratti d'ambiente, con i movimenti rapidi dell'azione, dove nulla è insistito o superfluo. Non dispiacerà leggere dell'ennesimo assalto di pirati nel Mediterraneo, non rivedremo film già visti e non sarà una Venezia da cartolina quella in cui Paola canta in segreto per il doge.
A dispetto di tanta critica distratta e distruttiva, a dispetto di successi effimeri e sbandierati, in Italia il romanzo coltiva in alcune autrici una solida, inarrestabile tradizione (penso, con Marta Morazzoni, a Maria Attanasio, per fare esempi che abitano agli estremi dello stivale, dalla Lombardia alla Sicilia), che si confronta con i maestri, e le maestre, del passato a noi prossimo: una sfida non persa, una sfida vitale.
Antonella Cilento

Recensioni dei clienti

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    susy

    29/10/2012 22.41.59

    carino, scorrevole, ben scritto, qualche pagina in per un finale netto e sarebbe stato un 5

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    moneypenny

    04/06/2012 21.57.43

    Vabbe', il libro è scorrevole per carità! scorrevole come l'olio in una padella da tanto è piatto! mancano le emozioni, manca un vero tratteggio della protagonista (le uniche ben definite sono la badessa e Suor Rosalba), manca un finale decente: non si lascia il libro in sospeso in questo modo! Si lascia appena appena intravedere quale sarà la sorte di Paola Pietra. Non dico di fare della vicenda della nobile smonacata per amore (mah! amore un uomo mai visto...) una storia tipo "LA BELLA ANTONIA PRIMA MONICA E POI DIMONIA! Ma qualcosa di più coinvolgente. Annoiano inoltre le varie ...."ma lasciamo la nostra..." ..."ritorneremo più tardi a..."! Cos'è? un libro o il collegamenti fra i vari servizi di un telegiornale!

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    manuela

    01/08/2011 09.12.49

    Carino il modo di scrivere della scrittrice, ma non lo consiglio, la storia non è avvincente come nelle promesse delle recensioni.

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    M@rco

    22/05/2011 12.07.31

    Così è la vita, ingiusta. E così sono le storie degli uomini e delle donne cui non sempre, dopo un gesto eroico, è concesso anche il supplemento di un epilogo confacente. La storia di suor Paola è commovente, tanto più commovente se pensiamo all'epoca in cui si è svolta. Marta Morazzoni ce la racconta con delicatezza e stile. Sobria come la donna al centro della storia. Magnifica ho trovato anche la figura del cardinal Petra. Ce ne fossero... Grazie alla Morazzoni per avermi fatto scoprire la musica di Barber.

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    sergio oliveri

    02/11/2010 17.30.15

    Storia tutta al femminile: ma, a saperla leggere, il diritto a rivendicare la libertà di determinare la propria vita vi è espresso indipendentemente dal sesso della protagonista, una giovane dell’aristocrazia milanese, e dalla sua condizione monacale. L’idea non è originalissima (al di là dell’onesta ammissione dell’Autrice) e lo stile con cui viene condotta la storia è un po’ quello del feuilleton. E tuttavia il libro si legge piacevolmente, senza cadute di ritmo, ed è scritto bene, in un linguaggio e uno stile onesto, senza furbettismi, senza concessioni al voyeurismo, con appena qualche grammo di caramello, e con una nuance, sia pure con l’uso esplicito della punteggiatura, di Saramago (ci perdoni il Maestro se dovesse ritenere fuori luogo il richiamo)

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    barbara

    02/09/2010 13.44.05

    M'è piaciuta la storia e il modo in cui è narrata, anche se in alcuni tratti il libro risulta un pò lento. Le riflessioni finali del cardinale davanti alle tre suore meritano la lettura del libro!

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    Dunda

    21/07/2010 18.03.57

    Profondamente deludente!Eccessivamente prolisso in alcuni punti, quanto sintetico nel finale: sembra quasi che l'ultima pagina non sia stata stampata.

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    pamela

    18/06/2010 15.39.19

    ho appena finito di leggere questo romanzo, l'ho trovato semplice nella forma, vale a dire una bella trama ma che scorre senza colpi di scena o situazioni coinvolgenti. Speravo inoltre in un finale più chiaro e diretto. comunque non mi sento di non consigliarlo

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    Angela

    22/04/2010 12.33.46

    Avevo avuto modo di apprezzare la Morazzioni in "Il caso Courrier". Il talento della scrittrice non si smentisce. Scrittura piacevole e delicata in equilibrio sul filo sottile tra storia e invenzione.

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