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Descrizione

Essere giovani nella Parigi degli anni venti. Mescolarsi alla folla di razze e lingue diverse, bere vino, scatenarsi al Koubok, a due passi dall'università: è iniziato il Bal des Quat'z'Arts. Frequentare le lezioni, e chiedersi che cosa fare una volta terminati gli studi. Costruire ponti, dice qualcuno, misurare e ripartire la terra delle colonie, un altro. Poi c'è Gabrielle, che non vuole nulla, perché sarà il destino a volere per lei, e Ursula, che studia geografia e desidera un libro da leggere a voce alta, un libro in cui ogni frase sia armoniosa e bella. Ursula che a Parigi conosce un uomo, esce con lui, va alla Coupole dove ogni sera la ballerina Lena calamita sguardi e attenzioni, Ursula che cerca una libertà che sia solo sua, Ursula che ama Jacqueline, snella e abbronzata. Scritta da Annemarie Schwarzenbach nel 1929, quando, come la protagonista della novella, studiava alla Sorbona, "La notte è infinitamente vuota" procede per salti, bruschi cambi di tempo e prospettiva, impressioni in cui l'esperienza biografica è rielaborata e sublimata in una scrittura immaginifica, ora malinconica e ora estasiata dalle infinite possibilità del domani.
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Dettagli

2014
18 settembre 2014
73 p., Rilegato
9788842820413

Voce della critica

  Riscoperta solo da un ventennio, grazie allo scavo d'archivio e all'impresa editoriale di Roger Perret, Annemarie Schwarzenbach (1908-1942) è stata negli ultimi anni oggetto di un autentico culto, che però ha investito quasi esclusivamente l'asse biografico: morfinomane, omosessuale, ribelle, l'androgina immortalata in centinaia di scatti irradia il fascino sinistro dell'"angelo devastato", come disse Thomas Mann dopo il primo incontro con l'autrice. Ma fu proprio casa Mann a fungere da catalizzatore: dopo l'incontro nel 1930 con Erika e Klaus Mann, gli enfants terribles figli di Thomas, Schwarzenbach inizia a pubblicare. La sua produzione, accessibile in Italia grazie alle traduzioni offerte da Il Saggiatore, L'Orma, Casagrande e Rizzoli, è testimoniata non solo da romanzi, racconti e diari di viaggio (viaggiò in Europa, America, Asia e Africa, sempre alla ricerca di un ubi consistam), ma anche dai numerosi saggi e reportage germinati dalla sua prolifica attività di fotoreporter e giornalista. Quando nel 1929 scrive le prime due delle tre Novelle parigine, la seconda delle quali è ora tradotta da Tina D'Agostini con il titolo La notte è infinitamente vuota, Annemarie ha appena ventuno anni, studia storia a Zurigo e si trova a Parigi per un semestre alla Sorbona. Per lungo tempo le tre Novelle parigine (la terza fu composta nel 1930) resteranno inedite. Ma la vocazione alla scrittura rappresenta già un credo tenace, verso il quale la giovane studentessa è pervicacemente orientata, a dispetto delle promesse alla famiglia, che guarda con sospetto la sua vocazione e la esorta a rinunciarvi. Per l'eccentrica e ribelle erede di un'antica casa patrizia elvetica la scrittura rappresenta, infatti, sin dagli anni dell'apprendistato letterario, un'infrazione alla compostezza sociale impostale dai natali.E proprio il conflitto tra la libertà individuale e l'adeguamento sociale rappresenta uno dei temi centrali di La notte è infinitamente vuota,la più autobiografica delle tre novelle. Come l'autrice, anche Ursula, la protagonista della novella, studia alla Sorbona, è attanagliata da inquietudine sentimentale ed esistenziale e, soprattutto, è alla ricerca di uno stile che corrisponda al suo ideale. L'incontro con Hochberg, un intellettuale che ha viaggiato per il mondo, si rivela per Ursula determinante, non solo sul versante sentimentale, ma anche per la sua scrittura. Stimolata dal confronto, Ursula delinea finalmente la sua aspirazione artistica: "Vorrei scrivere un libro da leggere lentamente e a voce alta, in cui ogni frase, perfino la più incoerente, fosse armoniosa e bella". Sullo sfondo della raggiunta consapevolezza artistica, si staglia però la dicotomia tra civiltà e istinto primigenio, che Ursula non riesce a risolvere. La figura della zingara Lena, la ballerina che nella novella si impone come femme fatale, incarna invece l'ideale dello "spirito primigenio" refrattario all'incivilimento: "Perché la civiltà è codarda: ammette solo una parte dell'essere umano, l'altra si atrofizza e riappare poi sotto forma di orrido gnomo". Parallelo scorre il tema della crisi sentimentale e dell'amore lesbico, al quale Schwarzenbach dedicherà molti dei suoi primi romanzi. Dopo una fugace storia d'amore con Hochberg, che le rivela l'impossibilità dell'amore eterosessuale, Ursula asseconda la sua attrazione per Jaqueline, "snella e abbronzata" e dalla voce "allegra e piena di calore". Anche l'amore, come la libertà artistica, è destinato ad impattare contro le convenzioni sociali e l'ostacolo di quell'assoluta istanza morale rappresentata dalla famiglia. Ursula rinuncia a Jaqueline, un tetro paesaggio notturno scorta il suo ritorno a casa e alle convenzioni della "civiltà codarda", che impone all'io quell'abissale solitudine dissuggellata efficacemente dalle ultime battute della novella: "Adesso non è rimasto più nulla. Una strada buia, la mia auto, io. La notte è infinitamente vuota".   Nadia Centorbi    

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Conosci l'autore

Annemarie Schwarzenbach

1908, Zurigo

Annemarie Schwarzenbach, figura tra le più affascinanti del Novecento letterario, nasce a Zurigo nel 1908 in una facoltosa famiglia di industriali dalla quale deciderà di allontanarsi in maniera via via più radicale. Durante gli studi di Storia, svolti tra Parigi e Zurigo, incontra Erika e Klaus Mann, con i quali condivide un determinato antifascismo e uno stile di vita bohémien. Nel 1931 pubblica il suo primo romanzo, Gli amici di Bernhard (in Italia edito da L'Orma Editore nel 2014), e decide di dedicare la propria vita alla scrittura. Alla produzione romanzesca affianca allora il lavoro di giornalista e fotografa scrivendo articoli da tutto il mondo; anticonformista, avventurosa, apertamente omosessuale, ma anche tormentata e morfinomane, tra le sue imprese resta...

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