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Traduttore: R. Cravero
Editore: BEAT
Collana: BEAT
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
Pagine: 285 p., Brossura
  • EAN: 9788865593578
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    gabriella '52

    13/09/2016 14.03.35

    Può un essere umano superare l'orrore di cui è stato protagonista e fare ritorno a una "vita normale"? È possibile riadattarsi di nuovo in mezzo alla gente e riallacciare rapporti sociali e affettivi dopo aver vissuto l'inimmaginabile? Questo libro parla proprio di questo straziante dilemma e apre le sue dolorosissime pagine al lettore che, messo di fronte all'esperienza tragica del protagonista nel lager, si trova a rivivere con lui non solo l'orrore di Auschwitz (cui non si è mai preparati abbastanza), ma anche l'impossibilità di riprendere in mano l'esistenza là dove si era interrotta. Nessun futuro sembra possibile per l'ex-inquilino del Block 21, dove ogni dignità è stata calpestata nella notte più buia dell'umanità, perché l'orrore più grande, per un sopravvissuto, resta quello del ricordo e della memoria, depositata in un inseparabile vasetto di vetro. A quasi nulla può l'amore o la famiglia o la giustizia, descritta in modo farsesco e surreale con il linguaggio ridicolo dei codici, dei tribunali post-bellici. Unico sentimento praticabile resta l'amicizia con chi ha condiviso la stessa mostruosa esperienza e vive ancora per raccontarla. Perché è un dovere non dimenticare. Una scrittura profonda e struggente, che non indulge in facili pietismi, ma afferra il cuore del lettore in una stretta e lo trascina fino allo sconvolgente finale, con il racconto di un Natale "agghiacciante", letteralmente agli antipodi del canto di speranza e fiducia nell'umanità uscito dalla penna di Dickens. Ma l'ospite inatteso di una vecchia tradizione natalizia polacca può ancora bussare alla porta...

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    gabriella '52

    07/09/2016 10.09.01

    Può un essere umano superare l'orrore di cui è stato protagonista e fare ritorno a una "vita normale"? È possibile riadattarsi di nuovo in mezzo alla gente e riallacciare rapporti sociali e affettivi dopo aver vissuto l'inimmaginabile? Questo libro parla proprio di questo straziante dilemma e apre le sue dolorosissime pagine al lettore che, messo di fronte all'esperienza tragica del protagonista nel lager, si trova a rivivere con lui non solo l'orrore di Auschwitz (cui non si è mai preparati abbastanza), ma anche l'impossibilità di riprendere in mano l'esistenza là dove si era interrotta. Nessun futuro sembra possibile per l'ex-inquilino del Block 21, dove ogni dignità è stata calpestata nella notte più buia dell'umanità, perché l'orrore più grande, per un sopravvissuto, resta quello del ricordo e della memoria, depositata in un inseparabile vasetto di vetro. A quasi nulla può l'amore o la famiglia o la giustizia, descritta in modo farsesco e surreale con il linguaggio ridicolo dei codici, dei tribunali post-bellici. Unico sentimento praticabile resta l'amicizia con chi ha condiviso la stessa mostruosa esperienza e vive ancora per raccontarla. Perché è un dovere non dimenticare. Una scrittura profonda e struggente, che non indulge in facili pietismi, ma afferra il cuore del lettore in una stretta e lo trascina fino allo sconvolgente finale, con il racconto di un Natale "agghiacciante", letteralmente agli antipodi del canto di speranza e fiducia nell'umanità uscito dalla penna di Dickens. Ma l'ospite inatteso di una vecchia tradizione natalizia polacca può ancora bussare alla porta...

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    gango

    15/09/2014 10.59.02

    Io non l'ho trovato per niente lento, ma molto bello e con personaggi e situazioni credibili.

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    Alessia

    28/08/2014 12.23.51

    L'argomento è sempre attuale ma il romanzo l' ho trovato particolarmente lento!!!!!

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    rosanna

    04/07/2014 12.45.33

    Pesante. Pesante,a tratti addirittura noioso. Eppure ho finito di leggerlo perché il tema della Shoà in questo romanzo è trattato in modo diverso,ancora più lacerante se possibile del solito.Non solo il racconto ,la testimonianza cruda,reale dell'abominio delle torture ma anche e soprattutto l'impossibilità,per il protagonista,sopravvissuto al campo di Auschwitz,di condurre una vita di relazione normale. Qui si intreccia la storia d'amore con una donna straordianaria,Lena,che accompagnerà per tutta la vita il marito alla ricerca della normalità,pur consapevole che per chi ha vissuto gli orrori nazisti risulta quasi impossibile vivere come gli altri. Esempio per tutti la boccetta contenente la polvere mista agli ossicini dei morti passati dai forni che Heiner,il protagonista,pretende di portare sempre con sé. Una storia d'amore assoluto,di dedizione totale,di reciproca dipendenza. Ma quanta,quanta tristezza!!!

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    gianni

    15/02/2014 14.54.18

    Una prospettiva quasi inedita su Auschwitz: la vita "dopo", quel che rimane ai e dei "salvati" di Primo Levi. Una scrittura in alcuni tratti elegante, profonda. Unica nota stonata: un poco verosimile tono vagamente da "rimpatriata" che si respira in alcuni passi, allorquando Heiner incontra i vecchi compagni di supplizio in Polonia. Una bellissima pagina è quella sulla vexata quaestio della trasmissione possibile della memoria, verso la fine del libro. Un buon libro.

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