La nozione di autorità

Alexandre Kojève

Curatore: M. Filoni
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 21 settembre 2011
Pagine: 143 p., Rilegato lusso
  • EAN: 9788845926204
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Descrizione
"È curioso, ma il problema e la nozione dell'Autorità sono stati molto poco studiati" afferma Kojève in apertura di questo libro - scritto nel 1942, ma pubblicato postumo soltanto nel 2004 -, e aggiunge: "raramente l'essenza di questo fenomeno ha attirato l'attenzione. Eppure, in tutta evidenza, è impossibile trattare del potere politico e della struttura stessa dello Stato senza sapere che cosa è l'Autorità in quanto tale. Uno studio della nozione di Autorità, sebbene provvisorio, è quindi indispensabile". E mentre "La nozione di Autorità" giaceva nel chiuso di un archivio, solo in parte la riflessione filosofica è riuscita a colmare la lacuna additata da Kojève. Lo riconosceva esplicitamente Hannah Arendt, che dopo aver constatato "un crollo più o meno generale, più o meno drammatico, di tutte le autorità tradizionali" concludeva: "non siamo più in grado di sapere che cosa è effettivamente l'autorità", precisando che "la risposta a tale questione non si può assolutamente trovare in una definizione della natura e dell'essenza dell'autorità in generale". In realtà la risposta che la Arendt attendeva era già in queste pagine, dove Kojève, muovendo da un'analisi fenomenologica, riconosce quattro tipi "semplici, puri o elementari" di Autorità, che si rispecchiano in quattro filosofie: l'autorità del Padre (la scolastica), del Signore (Hegel), del Capo (Aristotele) e del Giudice (Platone).

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    alberto leiss

    08/10/2011 19:33:24

    E' uno schizzo sintetico, ma condotto con il rigore e la genialità propri del filosofo che negli anni '30 a Parigi aveva incantato una generazione intellettuale con le sue celebri lezioni sulla Fenomenologia dello spirito di Hegel. Il tema mi sembra di particolare attualità, vivendo noi in una fase di crisi e di tramonto di varie forme di Autorità. Kojève definisce, in termini fenomenologici e metafisici, quattro tipi "semplici, puri o elementari" di Autorità: l'Autorità del Padre sul Figlio, legata alla Tradizione, l'Autorità del Signore, fondata sul rischio della propria vita nel Presente, che assoggetta il Servo, l'Autorità del Capo sulla Banda, legata alla capacità di progetto e di Futuro, l'Autorità del Giudice, più svincolata dal Tempo e in un certo senso legata all'Eternità. Tralascio tutte le considerazioni che legano questa "fenomenologia" dell'Autorità a altrettante teorie filosofiche, nell'ordine: la teologia scolastica, la teoria Servo/Padrone di Hegel, le teorie sull'Autorità di Aristotele e di Platone. A partire da una definizione di Autorità che ne sottolinea l'origine relazionale e sociale ("perché vi sia Autorità bisogna essere almeno in due"), e il fatto che l'azione che l'Autorità produce non ha bisogno della forza. Interessanti le osservazioni politiche sul gioco combinatorio tra i quattro "tipi" di autorità e la dottrina costituzionale moderna della "divisione dei poteri". L'architettura di Montesquieu, Legislativo (il Capo), Esecutivo (il Signore), Giudiziario (il Giudice), sembra aver rimosso, più o meno consapevolmente, l'Autorità del Padre. E' figlia di un'epoca rivoluzionaria, che nega la Tradizione e

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