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I nullafacenti. Perché e come reagire alla più grave ingiustizia della nostra amministrazione pubblica - Pietro Ichino - copertina

I nullafacenti. Perché e come reagire alla più grave ingiustizia della nostra amministrazione pubblica

Pietro Ichino

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Editore: Mondadori
Collana: Frecce
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 7 novembre 2006
Pagine: 135 p., Rilegato
  • EAN: 9788804565925
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I nullafacenti. Perché e come reagire alla più grave ingiust...

Pietro Ichino

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"Perché, mentre si discute di tagli dolorosi alla spesa pubblica per risanare i conti dello Stato, nessuno propone di cominciare a tagliare l'odiosa rendita parassitaria dei nullafacenti?" Il 24 agosto 2006, dalle colonne del "Corriere della Sera", Pietro Ichino lancia una proposta che scuote il mondo politico e sindacale. Chiave di volta del progetto è l'istituzione di organi indipendenti di valutazione (0IV) capaci di stimare l'efficienza degli uffici pubblici e dei loro addetti, per consentire il licenziamento nei casi più gravi, ma anche l'aumento delle retribuzioni dei dipendenti che lavorano per due. Intanto, al forum del "Corriere" arrivano in un giorno e mezzo 1500 interventi, tra cui molte istantanee di nullafacenti ritratti dal vivo: dall'impiegata che timbra il cartellino e poi va dal parrucchiere, al funzionario sano come un pesce che usa "prendersi la malattia" tutte le volte che torna al paese, al professore semianalfabeta. In questo libro Pietro Ichino, oltre a spiegare la sua proposta, affinata in collaborazione con altri studiosi, raccoglie una piccola antologia di quegli interventi.
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    lucio

    14/07/2008 20:46:23

    CARO ICHINO , GLI STATALI DI CUI PAARLA LEI SONO QUELLI ASSUNTI PER COPTAZIONE DALLA CLASSE POLITICA TRA LA QUALE SIEDE SPENSIERATAMENTE. SONO QUELLI DEI LAVORI SOCIALMENTE INUTILI POI STABILIZZATI, DELLE SANATORIE UNIVERSITARIE A SUON DI PUBBLICAZIONI FATTE NOTTETEMPO, DELLE ASSUNZIONI PER DOMANDA SU CARTA SEMPLICE (30 ANNI FA') O TRAMITE AGENZIA DI LAVORO INTERINALE CON PROCEDURA TOTALMENTE OPACA (ATTUALMENTE). I SERVI CHE MANTENGONO LA CLASSE POLITICA DISGUSTOSA DELLA QUALE , MIO CARO, FA PARTE ANCHE LEI. VUOLE UNA SOLUZIONE? ECCOLA: RISPRISTINATE I CONCORSI PER L'ASSUNZIONE (BASTA CON LE COOPERATIVE E LE STABILIZZAZIONI) E VINCOLATE LO SCATTO ALLE VECCHIE NOTE DI QUALIFICA. VOI POLITICI AVETE PLASMATO UNA BUROCRAZIA CORROTTA CHE TANTO VI SOMIGLIA

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    Claudio Mazzuco

    11/09/2007 14:25:47

    Ben vengano le denuncie di Ichino, anche se probabilmente non son altro che la conferma di cio' che gia' si sapeva. Se c'e' della negligenza, e' giusto condannarla, l'essere parte di una classe debole non e' una scusante per non svolgere il proprio incarico con dignita' e serieta'. Anzi, mi aspetto proprio da chi fatica piu' del dovuto che sia piu' sensibile su quanto sia prezioso avere un lavoro e su come sia un dovere onorarlo al meglio delle proprie possibilita'. Nessuno credo desideri sfruttamento e mancanza di rispetto dei lavoratori, compresi i comprensibili momenti di pausa o di poca motivazione che capitano a tutti, ma se questo diventa la prassi beh..

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    martin_luther

    09/05/2007 13:39:35

    FINALMENTEEE IL GRANDE INCHINO HA MESSO NERO SU BIANCO QUESTO SCHIFO CHE REGNA SOVRANO NEL MONDO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ITALIANA!PIETRO SEI UN MITOOOOO!

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    gianni intellini

    19/02/2007 08:28:00

    io lavoro 340 giorni l'anno per circa 10 12 ore al giorno e devo sopportare questi parassiti che conoscono solo i loro diritti. Purtroppo non si possono toccare, senza parlare dei grandi dirigenti tipo il "cavaliere al lavoro" Cimoli che dopo treni italia provera a "salvare" alitalia ..... e facile fare l'imprenditore con i soldi e aziende pubbliche. sono 12 anni che non vado a votare ci tornero' quando un politico sia esso di destra o sinista metterà nel suo programma il riordino del settore pubblico.....

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    Gianmarco

    15/02/2007 17:51:35

    Il problema dell'inerzia lavorativa nel settore pubblico esiste sicuramente ed andrebbe affrontato, ma la soluzione che proprone Ichino non mi pare delle più costruttive e delle più facilmente applicabili. L'autore, inoltre, affronta un pò troppo a cuor leggero il tema del licenziamento. Giusto che questa "spada di damocle" penda anche sulla testa degli statali, ma bisognerebbe soprattutto capire la causa di questa nullafacenza, poiché in molti casi è dovuta ad una scarsa organizzazione a livello dirigenziale. Un libro che, a mio modesto parere, lascia il tempo che trova. Gli sprechi di soldi pubblici sono altri e con la soluzione che propone Ichino non sono assolutamente convinto che si riuscirebbe a contenerli maggiormente.

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    daniele

    14/02/2007 19:34:20

    Finalmente qualcuno che parla senza reticenze di una classe lavoratrice ipocrita e troppo protetta. Con tutto il rispetto per chi ne fa parte, ancora oggi èrisulta difficile far cadere certi squarci di silenzio. Ichino si impegna per questo, e viste le recenti notizie sulle nuove br, lo fa molto bene, altrimenti non darebbe così fastidio!

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    Filippo

    21/01/2007 10:19:58

    coraggioso semplice immediato nel denunciare la gravissima situazione di un settore fondamentale del Paese

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    DuraLex

    10/01/2007 14:53:15

    Finalmente. Finalmente un libro che analizza una delle + grosse anomalie italiane... l'intangibilità del lavoratore pubblico. Essere mitico, intransferibile; non licenziabile (nemmeno se - sul lavoro - stupra una donna => successe a Napoli), nemmeno se è condannato in via definitiva; promosso per anzianità, a prescindere dal merito. Peraltro, segnalo che l'istituzione di organi indipendenti di valutazione (0IV) capaci di stimare l'efficienza degli uffici pubblici e dei loro addetti è previsto da una legge del 1999, ad oggi inattuata... e va bene così, e io pago...

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    eminem

    11/12/2006 09:49:50

    Comodo, come dice giustamente Petrus, sparare sugli statali per nascondere i veri responsabili del dissesto della pubblica finanza. Comodo e qualunquistico, davvero sconcertante per un docente universitario, categoria notoriamente tra le più corrotte ed inefficienti tra gli statali... (da che pulpito!). L'unico effetto della campagna scatenata da questo libro è la caccia agli statali, streghe o moderni untori di manzoniana memoria ovvero e capri espiatori usati per nascondere la vera causa della malattia... Che poi tra gli statali ci sia qualche fannullone e vada scovato e licenziato è vero e condivisibile. Ma da qui a dire che questa è la strada per risanare la pubblica amministrazione c'è di mezzo il mare! Tanto più che gran parte dell'inefficienza della stessa dipende dall'organizzazione del lavoro e non dalla scarsa produttività del singolo. Un libro assurdo e demagogico.

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    petrus

    23/11/2006 11:29:47

    Il "povero" Ichino sembra aver gusto in un esercizio tutto italiano: prendersela con il più debole; e gli riesce davvero piuttosto bene, se lui da anni può frequentare i migliori salotti e a campare con le panzane che va propinandoci da ormai lunghi (e penosi) anni. Nessuna parola sul famigerato costo della politica (mai sentito parlare di tangenti? parlo di quelle vere ovviamente non della mazzettina che ogni dirigente, per non esser categorizzato da Ichino, si sente in dovere di accettare, tanto si sa...) non parla dello scempio culturale portato avanti con solerte industria da una classe politica (ma i protettori è meglio non toccarli) insipiente, ladra, truffaldina, assassina. E nemmeno si perita di chiedersi se quel fenomeno tutto italiano (almeno qualcosa la esportiamo anche noi) che va sotto il nome di "mafia" ma che conosciamo tutti sotto nomi ben diversi e miserrimi. Naturalmente è meglio salvarsi in corner pernsando a quella classe cui sempre si deve tributare il giusto merito, la stessa che scarica l'alea di impresa sul magro bilancio delle famiglie italiane e che poi va all'est sfruttando le migliaia di schiavi (legalizzati) che orbitano in paesi meno fortunati (davvero un bel dire). No, su tutto questo è meglio tacere e stendere un velo pietoso: quello appunto che l'autore utilizza in queste scombiccherate pagine (Ichino forse pensa ad un Saint Simon, ma il bordello Universale, già previsto da Sade, puo' pure risparmircelo). In conclusione Ichino pensa che il pesce cominci a puzzare dalla coda, mentre si sa che è la testa la prima a marcire.

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    Fabio Masotta

    20/11/2006 23:28:54

    Grazie ICHINO, ci hai vendicato, sono 20 anni che lavoro 14 ore al giorno e vedo questa massa di ignoranti campati da noi tutti sbellicarsi alla faccia nostra. Sono pronto a pagare anche il doppio di tasse, a condizione che questo scempio, che nessuno fin'ora ha mai avuto il coraggio civico di denunciare apertamente, finisca per sempre: è il peggior cancro dell'ITALIA garantista

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  • Pietro Ichino Cover

    Nato a Milano il 2 marzo 1949, Pietro Ichino si è laureato nel 1972 in diritto del lavoro alla Statale di Milano, dove avrebbe poi insegnato come professore di diritto del lavoro. Ha lavorato come editorialista del «Corriere della Sera», è stato dirigente sindacale della Fiom-Cgil, responsabile del Coordinamento servizi legali della Camera del Lavoro di Milano, deputato nel Parlamento italiano nelle file del Pci nell'ottava legislatura. È senatore del Pd e ha scritto numerosi libri sul lavoro, tra i quali ricordiamo: Diritto del lavoro per i lavoratori (De Donato 1975-77), Il collocamento impossibile (De Donato 1982), Il tempo della prestazione nel rapporto di lavoro (Giuffrè 1984-85), Subordinazione e autonomia nel diritto del lavoro (Giuffrè,... Approfondisci
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