Le nuove camicie brune. Il neofascismo oggi in Italia

Saverio Ferrari

Editore: BFS Edizioni
Collana: Materiaprima
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 24 aprile 2009
Pagine: 80 p., Brossura
  • EAN: 9788889413371
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Descrizione
Nel neofascismo italiano è in atto un'evoluzione: sempre più marcate si stanno manifestando le tendenze ad assumere o ricercare riferimenti non più solo nel ventennio mussoliniano, ma direttamente nel nazismo. Un salto di qualità. Tali caratterizzazioni un tempo risultavano estremamente minoritarie. Il movimento sociale italiano, il principale contenitore neofascista del dopoguerra, evitò sempre, non a caso, di esaltare il collaborazionismo con i nazisti. Non fosse altro che per ragioni di immagine. Anche la diffusione delle istanze negazioniste dell'olocausto in Italia non è stata per diversi decenni particolarmente significativa. Ora sembra, negli anni Duemila, che tutti i freni inibitori siano saltati e che il confine tracciato un tempo sia stato superato. La nascita anche in Italia, negli ultimi anni, di formazioni dichiaratamente naziste si colloca in questo quadro. Un fenomeno recente. Ferrari esamina con estrema chiarezza i nuovi raggruppamenti, i riferimenti politici e culturali, le simbologie e i miti di un preoccupante fenomeno di ritorno neonazista.

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Partiamo da un libro di Francesco Biscione, Il sommerso della Repubblica (Bollati Boringhieri, 2003), libro che, dell'agile e utile volumetto di Ferrari, studioso da molti anni impegnato a indagare sul microcosmo neofascista, costituisce l'involontaria premessa. Il legame sta in un duplice nesso dialettico: il primo, di radice subculturale, è quello che si dà nel rapporto tra vecchio che riemerge (Biscione) e nuovo che assume forma (Ferrari). Il vecchio sono i temi di fondo dell'Italia repubblichina, mai venuti meno, in quanto essa stessa mai del tutto defunta e come tale coesistita con l'Italia repubblicana, perlomeno in quanto suo abissale rispecchiamento. Il nuovo è quel materiale, non troppo informe, che si chiama neofascismo, di cui Ferrari ci rende resoconto in chiave, per l'appunto, culturale. Il secondo nesso è di natura politica, e si determina nel rapporto, definitosi all'inizio degli anni novanta (ma qualche sguardo lo meriterebbero anche certe sensibilità di Bettino Craxi verso il Movimento sociale che datano al 1983), tra l'evoluzione della destra post-qualcosa, nel suo percorso verso l'area di governo, e la legittimazione di temi altrimenti fino ad allora interdetti. L'esito è lo spostamento del baricentro del sistema politico a destra. Ferrari lavora all'incrocio tra queste quattro polarità: vecchio/nuovo e postfascismo/neofascismo. Ci racconta di un circuito in fermento, alla ricerca di una nuova identità, non per consorziarsi politicamente (è consustanziale al neofascismo la divisione in cellule, sia pure vettori di metastasi), ma per sfruttare al meglio le ampie falle di una democrazia fragile e (in)sofferente. Il neofascismo l'investimento culturale lo sta facendo, ed è nel recupero della tradizione nazista, incorporata in toto o a segmenti, secondo le occorrenze. Leggere per credere (o ricredersi), anche se fa male.
Claudio Vercelli