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Vladimir Nabokov

Traduttore: U. Tessitore
Editore: Adelphi
Edizione: 3
Anno edizione: 1998
Pagine: 102 p. , Brossura
  • EAN: 9788845913938

Recensioni dei clienti

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    jane

    14/04/2015 15.15.14

    Originale senza dubbio, ma eccessivamente intellettualistico, mi ha lasciato qualche perplessità .

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    Stefano Crupi

    01/10/2010 17.39.10

    Vladimir Nabokov, autore geniale “sminuito” dal clamoroso successo di Lolita (e dalla poco fedele trasposizione cinematografica di Kubrick) ambienta questo breve romanzo – scritto nel 1930 in russo e poi riscritto in inglese nel 1965 - in una Berlino vitale, popolata da emigree russi. Un corteo di anime molto eterogeneo: si va dall’aristocratico indigente al ricco industriale, dalla dottoressa pacifista all’ex combattente, scappati tutti dalla tirannia russa per rifugiarsi nella città che si riteneva allora più culturalmente congeniale. Adottando la struttura di un racconto poliziesco (il lento dipanarsi della vicenda che prepara un epilogo illuminante), Nabokov ci mostra (o ci nasconde) un personaggio multiforme, Smurov, che è sbruffone, patetico, galante, sensibile, focoso ed altro ancora. Egli sembra non godere di vita propria, ma piuttosto assumere la forma che ciascuno degli altri personaggi, di volta in volta, intende conferirgli. Assistiamo al moltiplicarsi dei riflessi fallaci di un’unica esistenza, come immagini di un obiettivo traballante. L’autore nella prefazione (da leggere, vi consiglio, alla fine) ammette che questo straordinario racconto pirandelliano, divertissement di sdoppiamenti ed incastri, non nasce con l’intento “di imbrogliare, mettere in imbarazzo, beffare o altrimenti ingannare il lettore”. Come se intendesse scusarsi. In verità vediamo la trappola quando è oramai troppo tardi, quando nel tentativo di emergere da questo inferno di specchi ci accorgiamo che il popolo di fantasmi che si rassomigliano non è altro che un corteo di immagini gemelle che si fondono in una. L’occhio che ci ha guidato fino a quel momento non ha fatto altro che contemplarsi, vivendo ancora un po’, come per inerzia, oltre il confine tracciato dalla fine della propria esistenza.

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    Edoardo Elisei

    14/03/2010 23.03.02

    Bellissimo! Le persone che ci circondano sono come specchi dai quali emergono diverse immagini di noi...Che alla fine si fondono in una.

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    gianluca guidomei

    21/05/2009 19.34.19

    "Giuro che sono felice. Ho capito che l'unica felicità a questo mondo sta nell'osservare,spiare,sorvegliare,esaminare se stessi e gli altri,nel non essere che un grande occhio fisso,un po' vitreo,leggermente iniettato di sangue. La felicità è questa,lo giuro. Che importa se sono un po' volgaruccio,un po' farabutto,se nessuno apprezza tutte le mie notevoli doti: fantasia,erudizione,talento letterario...Sono felice di potermi contemplare poiché ciascun uomo è avvincente,sì,proprio avvincente! Il mondo,per quanto ci si metta,non può offendermi. Sono invulnerabile".

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    PO

    31/10/2008 22.06.21

    vale la pena leggerlo anche solo per le ultime pagine...Nabokov è un genio

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    francesco

    03/08/2008 20.10.25

    Inizia alla grande,poi diventa difficile seguire il filo del discorso.Dovrò rileggerlo.

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    kenni

    13/10/2004 12.16.39

    il libro piu' geniale che abbia mai letto!

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