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Traduttore: M. G. Ciani
Editore: Feltrinelli
Collana: Varia
Anno edizione: 2004
Pagine: 163 p., Brossura
  • EAN: 9788807490316
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Un classico è un capolavoro che viene continuamente tradito, ma conserva intatto il suo prestigio e il suo valore. Una definizione da prendere molto seriamente, aggiungendo che una civiltà letteraria ha il diritto e il dovere di produrre tradimenti dei classici: più ne produce, più li consacra e si consacra. L' Iliade è stata tradita un'infinità di volte e Alessandro Baricco non sarà l'ultimo: ha il diritto di farlo e la storia letteraria cui appartiene ha il dovere di accoglierlo: critici e studiosi non si scandalizzino. Il suo Omero, Iliade è un buon libro, che si legge senza la tentazione di smettere: tanto di cappello per aver osato cimentarsi con un simile monumento e un plauso perché grazie a lui Omero è un argomento di cui si parla (il che fa bene alla società).

Come studioso di letteratura greca e di Omero non mi scandalizzo affatto, anzi esprimo soddisfazione per quest'altra pietra del suo piedistallo. Mi soffermo invece su un aspetto dei tradimenti letterari che può essere negativo: la serpeggiante idea, più o meno dichiarata, che l'autore intenda porsi anche come vero interprete dell'originale, capace di far emergere lati mai scoperti o addirittura di svelarne il vero volto grazie alla freschezza dell'artista, libero dal peso delle filologie e delle bibliografie.

Non dimentichiamo che si può pretendere di interpretare seriamente una grande opera solo se si è in grado di leggerla nella lingua originale, si è in possesso di conoscenze tecniche adeguate e si conosce a sufficienza la civiltà in cui essa è nata. Che poi questo non basti e gli "addetti ai lavori" sbaglino di grosso e anche grottescamente, è un'altra cosa ed è solo colpa loro: ma alcune competenze sono irrinunciabili. Purtroppo il criterio non frena altezzosi intellettuali che scrivono su Goethe, sull' Odissea e molto altro, rimproverando ai filologi di non saper fare ai testi le domande giuste, agli studiosi l'incapacità di attingere il cuore del capolavoro, come riesce a fare il preteso artista di genio.

Questa non è un'allusione al nostro autore e Baricco non manifesta una simile pesantezza. Però non è immune dall'equivoco e, quando vi cade, nuoce alla sua opera. Valga il già molto discusso esempio dell'eliminazione degli dei: le loro apparizioni nel poema non sono necessarie, "per quanto sia brutto dirlo" (un errore del poeta?); "l' Iliade ha una sua forte ossatura laica che sale in superficie appena si mettono tra parentesi gli dèi". Ma poco oltre: "togliere gli dèi dall' Iliade non è probabilmente un buon sistema per comprendere la civiltà omerica: ma mi sembra un ottimo sistema per recuperare quella storia riportandola nell'orbita delle narrazioni a noi contemporanee". Il doppio livello umano e divino del racconto iliadico è superfluo e la vera natura dell' Iliade si svela una volta eliminati gli dei, però l'eliminazione non va bene per capire la civiltà omerica bensì solo per riscrivere la storia in modi adatti al presente: non è un poco contraddittorio? Se il secondo è l'artista che tradisce legittimamente per la sua creazione attuale, il primo è il preteso interprete che ci spiega come far emergere il vero carattere dell'opera, la sua vera "ossatura laica", che invece non apparteneva davvero agli aedi greci arcaici né al loro pubblico e dunque non è affatto la vera.

Così Baricco danneggia la sua creazione: se voleva eliminare gli dei, doveva allontanarsi decisamente dall'originale senza pretese esegetiche. Riscrivere l' Iliade senza gli dei non funziona, non con quella Iliade : allora bisogna rifare. All'avvio dell'azione c'è la pestilenza inviata da Apollo per l'offesa recata al sacerdote Crise. Eliminato Apollo, resta solo che "molte frecce uccisero uomini e animali": ma da chi e perché vengono scagliate queste frecce? L'indovino Calcante afferma: "Il dolore è caduto su di noi" e per risolvere il problema bisogna restituire Criseide al padre. Insomma lo scontro fra Achille e Agamennone, l'ira dell'eroe e la sconfitta degli Achei sarebbero conseguenza di un "dolore caduto su di noi" per molte frecce mortifere (?). Restituita Criseide, spariscono il dolore e le frecce mortali. Non è un'osservazione da realismo di bassa lega: il racconto non funziona al suo interno, l'espunzione degli dei gli ha sottratto un meccanismo fondamentale, così il motore dell'azione resta in aria e l'ossatura laica traballa. Non è vero che emerga il vero volto del poema: il racconto iliadico senza la motivazione divina dell'azione non procede al meglio (il piano di Zeus di sconfiggere i Greci per dar gloria a Achille è una grandiosa concezione che motiva lo svolgersi dei fatti), qualche volta è persino ridicolo: si veda il caso di Paride fuggito da Menelao in occasione del duello (invece che salvato da Afrodite) e poi Elena che lo raggiunge nel talamo non per volere di Afrodite ma di una terribile vecchia che la impaurisce (e salta fuori dal nulla); o l'Achille imbambolato per la strana sparizione dell'avversario.

Un altro aspetto in cui viene fuori l'ambiguità fra il libero traditore e l'azzardato esegeta è quello dei complementi al testo. Baricco dice che sono in corsivo perché il restauro si veda e non ci siano equivoci, a parte il finale che è posto come ultimo capitolo della vicenda: il monologo di Demodoco, preso dall' Odissea , che racconta la caduta di Troia. In verità l' Iliade non vuole affatto raccontare tutta la storia (lo spiega Aristotele nella Poetica ) e neppure la fine della guerra, peraltro ben nota al pubblico, ma questo può essere questione di gusti, un tradimento legittimo: a Baricco può piacere così. Tuttavia c'è un motivo se l' Iliade non va oltre la morte di Ettore: il poema racconta un episodio della guerra decennale durato meno di due mesi e lo dilata alle dimensioni di un poema monumentale, la cui struttura saldamente governata finisce con il ritorno in battaglia dell'eroe e l'uccisione di Ettore. Una precisa scelta poetico-narrativa: il tema non è la guerra di Troia, non è tutta la storia. Perché allora violare la compatta struttura alla fine e non all'inizio? Con la stessa motivazione del "come è andata a finire la guerra", si poteva pensare a raccontare dal principio "come siamo arrivati fin qui": ma non era questo il Kunstvollen del poeta dell' Iliade . Il risultato è squilibrato, persino un po' deforme, a differenza dell' Iliade .

Baricco afferma che le aggiunte "per lo più riportano in superficie sfumature che l' Iliade non poteva pronunciare ad alta voce ma nascondeva tra le righe". Queste piccole derive esegetiche, basate solo sull'intuizione dell'artista, suscitano obiezioni da parte della filologia, questa volta con pieno diritto. Per esempio a p. 18 il pensiero inventato per Criseide - "Potete immaginare cosa fu, poi, la mia vita? Ogni tanto sogno di polvere, armi, ricchezze e giovani eroi (...) e il re dei re butta al vento la sua vita e la sua gente, per me" - forse è criticabile anche perché poco motivato nel racconto, ma certo non è una sfumatura dell' Iliade che abbiamo ritrovato: questo è gratuito. Legittimo costruire così la psicologia dei personaggi, illegittimo far credere che queste siano interpretazioni dell' Iliade . Non ho spazio per aggiungere altri esempi.

Insomma, le debolezze del libro non derivano dal tradimento creativo operato dall'autore, bensì da un residuo di equivoco con un ruolo di interprete che rischia di trascinare l'autore su strade poco felici. Per tradire bene, bisogna farlo fino in fondo, senza far credere di spiegare il vero Omero: riscrivere resta un concetto ambiguo e pericoloso, sia per l'autore che per l'interprete. Ma Omero ringrazia per un'altra pietra del suo eterno piedistallo.

F. Montanari

Criseide, Elena, Enea, Achille, Priamo, Diomede, Ulisse, Ettore e gli altri famosi personaggi creati dalla tradizione poetica di un lontano passato tornano a raccontare la loro storia, rivolgendosi direttamente ai lettori in un libro che fa rivivere passioni, odi, amori, inganni e battaglie senza tempo. Alessandro Baricco, scrittore innovativo e amante delle sperimentazioni, scompone e ricompone il capolavoro omerico in venti monologhi più uno finale, in cui l'aedo Demòdoco narra l'inganno del cavallo di Ulisse e l'epilogo dell'assedio, episodio originalmente riportato nell'Odissea. Avvalendosi della consulenza della traduttrice Maria Grazia Ciani, Baricco realizza un testo in prosa, più breve dell'originale e scritto in un italiano corrente, una galleria a più voci, che nasce da un progetto di rilettura destinato alla scena teatrale e presentato al Romaeuropa Festival 2004. Riallacciandosi alla dimensione dell'oralità su cui si basava la poetica antica, l'opera si propone quale concentrato di narrazioni in soggettiva: ventun monologhi in cui ogni personaggio fa rivivere fatti, impressioni, sentimenti dal proprio punto di vista e con le proprie parole. Seppur fedele al capolavoro omerico, l'opera presenta un'importante differenza rispetto all'originale: l'eliminazione delle divinità dalla trama. Il moderno autore relega gli dei sullo sfondo mentre il cantore antico li riconosceva grandi protagonisti degli eventi. I veri attori dell'Iliade, raccontata da Baricco sono gli uomini e le donne, sia i vincitori sia i vinti, che con le loro azioni e le loro passioni muovono un mondo complesso, solo apparentemente lontano, ma in realtà molto vicino a quello di oggi. Rivivono in ogni personaggio valori e sentimenti universali, che da sempre fanno parte della natura umana: la pietà, l'odio, la compassione, la voglia di pace, rappresentata dalle figure femminili di Andromaca, Ecuba, Elena, e la forza violenta che si esprime nel conflitto, incarnata da Achille.
Nella rilettura del capolavoro operata da Baricco si percepisce un intenso sapore di attualizzazione, di urgenza morale e civile. Come dichiara l'autore nella postilla sulla guerra che chiude il libro, riscrivere in questo periodo una storia di guerra, anzi un vero e proprio "monumento alla guerra", come viene definita l'Iliade, non è un "dettaglio qualsiasi". Ma può costituire un aiuto importante, per non lasciarsi incantare dal fascino perverso della violenza e per riaffermare l'importanza di una via verso la pace.

Recensioni dei clienti

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    Riccardo Anoardo

    01/09/2015 19.48.51

    La lettura del libro di Baricco su Iliade mi ha invogliato a riprendere tra le mani il capolavoro di Omero. Dissento da coloro che giudicano questa opera di trascrizione degna solo del cestino. Credo invece, che riuscire a risvegliare l'interesse e il desiderio alla lettura di un'opera immortale, sia un lavoro altamente meritorio. Grazie Baricco per questo e per il bel capitolo finale su "l'altra bellezza", che condivido al cento per cento. Riccardo Anoardo

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    Giovanni

    15/09/2013 18.14.27

    Un buon libro. Sono sorpreso dalle recensioni spocchiose che ho letto. Certo che non può competere con l'originale ma neanche ci prova.

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    MarinaStomeo

    26/08/2013 21.43.26

    Letto per obbligo scolastico, la versione di Alessandro Baricco del poema omerico, pietra miliare della letteratura e cultura occidentale è piacevole e molto scorrevole (3-4 ore di lettura, non di più), interessanti i punti di vista degli Achei e Troiani che rendono il libro più eterogeneo. Gli ultimi 51 giorni della guerra di Troia narrati nell'Iliade sono ridotti a poco più di 160 pagine, molte cose sono ovviamente tagliate essendoci l'intervento degli dei che nell'Iliade sono schierati dalla parte degli Achei o dei Troiani. La mancanza degli dei è stata da me vista come una mutilazione inutile e dannosa al racconto stesso:gli dei non sono certo moderni, ma nessuno toglierebbe mai gli evangelisti dalla Bibbia se tentasse di renderla più moderna e accessibile, inoltre la mancanza degli dei mi è sembrata un'enorme mancanza di rispetto verso la cultura e la religione dell'Antica Grecia. L'intento dell'autore era di rendere più accessibile l'"Iliade" di Omero al grande pubblico, scopo nobile e magari anche raggiunto, ma sicuramente non nel migliore dei modi... Credo che l'Iliade tradotta in italiano da un buon traduttore (Rosa Calzecchi Onesti, Giuseppe Tonna,...) sia accessibile a chiunque abbia frequentato la scuola media inferiore dove si leggono i brani più famosi dell'opera o comunque a chiunque abbia un po' di buona volontà per leggerla. Il libro è comunque una lettura leggera, un punto di vista alternativo, può essere un' introduzione alla vera Iliade, ma niente di più. Stile narrativo semplice e lineare, senza fronzoli o paroloni. Ho apprezzato in maniera particolare il monologo del fiume, molto toccante a mio parere e la postilla sulla guerra, una riflessione molto attuale senza ipocrisie: specifica che la guerra è un inferno, ma come tutte le cose brutte ha attratto, attrae e attrarrà gli uomini che devono usare il buon senso e il senso di civiltà per combatterla prima che inizi e trovare un sostituto alla guerra... Buona lettura!!!

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    Andrea

    20/02/2013 22.47.13

    Dopo aver studiato molto l'Iliade a scuola ho deciso di leggere questo libro di Baricco. Deludente è la parola esatta per descrivere il libro. Non ha nulla di epico dal ritmo alla forma. Baricco pone troppo l'accento sul citare nomi molto secondari consigliando di dargli importanzanza. Concludo dicendo che in questo libro non si trova alcun elemento di freschezza rispetto al passato. Unico aspetto per me apprezzabile è l'idea della narrazione per monologhi.

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    Sof

    09/01/2013 15.41.39

    Sono al terzo anno di liceo classico e dopo aver intrapreso la lettura dell'opera omerica all'elementari, alle medie, al ginnasio in italiano ora, al liceo, la sto studiando sul testo greco. Questa versione di Baricco mi ha appassionata moltissimo, l'eliminazione degli Dei avvicina un opera, che tutti dovrebbero conoscere, alla nostra epoca. Questo poema è una pietra della nostra cultura, della cultura occidentale, e, pertanto, credo che Baricco eliminando gli Dei abbia reso più accessibile a tutti un poema oltremodo complicato. Gli Dei nell'antica Grecia erano molto più presenti di quanto lo sia\siano ora nella nostra cultura pertanto Baricco ha rimodernato un opera antica perchè per noi è difficile immedesimarci in un popolo e in una cultura in cui gli Dei erano sempre al centro di tutto, dei pensieri, della vita, del potere e delle decisioni. Lo consiglio a tutti, davvero ben scritto e, ovviamente, la trama di base è ottima.

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    Vito

    22/05/2012 01.48.45

    Per me che non avevo letto tale opra, veramente un libro interessante; consigliato agli amanti delle lotte di Ettore e Achille....

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    federico

    24/01/2011 11.57.53

    questo libro per tutti noi è molto bello perche' si tratta di un capolavoro storico di letteratura italiana.per noi il nostro eroe è stato ettore.

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    natale todaro

    24/01/2011 11.54.38

    La classe 1h della Scuola Media G.Capua di Melicuccà,apprezza l'opera reinterpretata con grande sapienza dall'autore Alessandro Baricco.

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    borgorosso F.C.

    27/11/2009 12.19.48

    Baricco avvicina alla cultura classica tanto quanto quei film tipo "Ercole contro Maciste" o "Maciste contro i mostri" in voga negli anni '60. Uno può anche decidere di rilassarsi così, l'importante è sapere che Omero è un'altra cosa.

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    Pasenow

    26/11/2009 11.46.00

    Agghiacciante. Baricco ha fatto ad Omero quel che i lager hanno fatto alla civiltà occidentale : uno sfregio crudele ed indelebile. Non bastava ridurre a bignamino di 150 pagine un’opera monumentale. Bisognava sventrarla, mutilarla eliminando gli Déi, e dichiarare di averlo fatto per metterne a nudo “la vera impalcatura laica”. Come a dire: leggete me, che l’Iliade l’ho capita meglio di Omero stesso. Che infinita arroganza. Bisognava far ballare gli eroi alla musica di Starsky&Hutch (peccato non averla potuta trasferire anche sul libro), come marionette o scimmiette ammaestrate. E tutto ciò col plauso dei molti, convinti che così l’opera è stata messa “alla portata” dei contemporanei (quasi questi fossero trogloditi incapaci di apprezzare la poesia e la grandezza dell’originale). Certo, nell’era televisiva dello zapping e dei GF, tornare ad Omero potrebbe sembrare sforzo sovrumano. Ma allora lo si lasci ai pochi (forse neppure tanto pochi) che lo amano senza bisogno di riassunti, senza farne scempio con la pretesa di averlo “adattato” ai tempi. Invece, contento dei ritorni commerciali, il signor Baricco ha fatto lo stesso con Melville, riducendo “Moby Dick” a tre scene. A quando la Divina Commedia compressa nel tempo di uno spot, magari col sottofondo di 'Thriller' di Michael Jackson? Sempre per “avvicinarla al grande pubblico”, beninteso.

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    checco

    09/06/2008 21.39.28

    Le scelte di Baricco sono molto ardue e difficili da apprezzare per filologi e amanti del puro classico greco, ma penso che per la gente comune sia un bel modo per avvicinarsi a questi poemi, soprattutto la scelta di narrare in prima persona ogni capitolo da parte dei personaggi coinvolge molto, insomma un bel progetto riuscito discretamente, cert'è che la lode più grande va a Omero e quindi Baricco non può meritarsi 5 ..ma un bel 4 non glielo toglie nessuno...

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    bibina

    13/05/2007 10.17.28

    Ho letto questo libro dopo aver ultimato la versione integrale dell'Iliade di Omero tradotta dal Monti. IL testo di Baricco, oltre ad essere rispondente a quello originale, mi ha aiutata ad apprezzare ancor più la bellezza del poema.. Stupendo!!

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    Davide

    18/12/2006 10.59.08

    Un buon libro e per essere la rilettura di un poema epico non è mai noioso, ma anzi è scorrevole.

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    Philus-a-um

    25/10/2006 17.50.02

    Grande, si dice, un autore che si lascia "divorare"; ma pure le insegne del nostro tempo si leggono in pochi istanti: le vorreste dire -grandi-? Grande scrittore, si dice, colui che imbrattato un foglio lo cede per denaro a milioni d'esseri umani; ma un milione d'imbecilli che seguono un furbo, fanno di costui un dio? Grande, infine, chi cerca di "accostare" opere "per pochi" a "molti". Tuttavia, per assaporare, io dico, certe pietanze, si vuole un palato sublime, non da porci. "Che gran libro per bambini, che è l'Iliade!" esclamava commosso il buon Pascoli. E per arrivare a questo, per avvicinarsi a Omero, quanto aveva studiato, quanto aveva sudato, e pianto; e faticato insonne, e rottosi il collo. Volete leggere Omero? Si dovrà agir parimenti. L'azione del signor Baricco, ovverosia aver presa l'Iliade per carne da macello (quando le nostri menti più divine si strussero su quelle pagine per giorni e notti contorcendosi d'ardore), non è pregevole, ma vile; e leva al testo la sua più nobile condizione. Postilla: lo stile del signor Baricco è noioso, ritmato con monotonia, mai vario, mai fluido, ma solo ipnotico, truffatore e con quasi dispotica attitudine lascia che il lettore metta da parte impegno e attenzione per prostituirsi alla facilità. Cordiali saluti a tutti. Philus-a-um

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    anna

    06/10/2006 14.20.59

    questo libro secondo il mio modesto parere è molto bello...l'ultima riflesssione sulla bellezza della guerra è abbastanza interessante ed originale di certo offre una visione differente riguardo questo tema...proponendo una reale analisi critica sul testo omerico. per il restante buonha l'idea di far parlare i personaggi in prima persona tecnica che rende il libro meno pesante e noioso...e oltretutto è in grado anche di far comprendere meglio la storia per chiunque abbia avuto un primo approccio con l'iliade attraverso questo libro.

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    Manu

    03/10/2006 11.46.10

    Non capisco questo accanirsi necessariamente su questa piacevolissima rivisitazione de l'Iliade. Conosco l'originale e ne sono appassionata, ho letto quella di Baricco e mi son fatta semplicemnte cullare. Niente più: una piacevolissima lettura che può trasmettere in modo semplice e diretto idee, cultura, modalità, emozioni e situazioni antiche che riviviamo tutt'oggi nel presente. Mi vien da dire: Perchè no? Baricco ha fatto per me, un buon lavoro.

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    Elena

    06/09/2006 19.22.22

    Ho solo una parola da dire: meraviglioso!!!

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    Silvia

    24/06/2006 12.14.16

    Ho letto molti commenti su questo libro. E soprattutto ho letto il libro. A chi lo considera un capolavoro nei secoli voglio far notare che l'autore è partito da una "trama" non sua, e l'unico intervento che ha apportato alla storia è stato di tipo stilistico, se si eccettuano le parti aggiunte in corsivo, che sono "farina del suo sacco". Insomma, definirlo un capolavoro mi sembra eccessivo, ma alla fin fine ognuno la pensa come vuole. Altri lo hanno definito un bel libro. Lo è?! No, per me no. Apprezzo assolutamente l'intento di Baricco, che voleva avvicinare quest'opera eterna alla popolazione moderna. Non concepisco il modo in cui ha tentato l'avvicinamento. "Riscrivere" (per modo di dire, visto che ha praticamente fatto opera di copiatura) l'Iliade per farla apprezzare a tutti. Come si fa ad apprezzare qualcosa che non si è letto?! Voi avete letto una prosetta dell'Iliade, non l'Iliade. Non capisco perchè credete di aver bisogno di qualcuno che vi semplifichi le cose. La versione originale era troppo difficile?! Gasman ha recitato in pubblico TUTTA la Divina Commedia, senza "semplificarla", e ha cercato di fare apprezzare questa stupenda opera. Lui ha fatto conoscere l'originale, l'unica, Commedia di Dante. Non la ha "revisionata" per adattarla ai tempi. Insomma le buone intenzioni c'erano anche, ma solo quelle...MA devo ammettere che ho molto apprezzato la postilla sulla guerra. Perchè era la SUA OPINIONE sull'opera, era quello che lui aveva capito dell'Iliade...Se avesse scritto solo questo, lo avrei davvero lodato, per aver dato questa interpretazione nuova del poema. Il permesso di tagliare gli dei non lo aveva. L'Iliade è quello che è. Non quello che ha scritto Baricco. Detto questo non concepisco che lo si additi come uno scrittore di pattume senza supportare l'opinione con adeguate argomentazioni. Dite ciò che volete, ma fatelo senza offendere. Baricco si salva quando scrive i suoi libri, quando cerca di rendere migliori quelli degli altri, crolla miseramente nella polvere come i "suoi" eroi.

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    Sara

    23/05/2006 14.34.09

    Un libro veramente bello, che rende più accessibile l'opera originale. Non capisco le critiche che sono state rivolte a Baricco x aver snellito il testo... era stato progettato per una lettura pubblica, è logico che dovesse essere più conciso dell'Iliade in versi! E trovo riuscitissima l'idea di far parlare i personaggi in prima persona, la morte di Ettore raccontata da Andromaca è il capitolo più commovente. Da leggere, senza alcun dubbio.

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    chiaraa

    21/05/2006 11.55.08

    è un bel libro,e azzarderei un bellissimo libro.lìidea di per se è interessante e altamente utile e baricco è riuscito a pieno nell'intento,anzi credo abbia ottenuto qualcosa di più perchè questo libro è l'iliade e insieme un nuovo libro,interessante entusiasmante e toccante.lo trovo ottimo.e ottima è la postfazione dell'autore..bisogna cercare quell'altra bellezza..più forte e infinitamente più mite.da leggere..

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