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Omicidio a Road Hill House ovvero Invenzione e rovina di un detective

Kate Summerscale

Traduttore: L. Civalleri
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2008
Pagine: XVIII-364 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788806193614

65° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Servizi sociali e criminologia - Reati e criminologia

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Basato su una documentazione ineccepibile, Omicidio a Road Hill House ha conquistato un pubblico vasto perché può essere letto a diversi livelli. I lettori dei gialli vittoriani di Anne Perry lo hanno riconosciuto come il supremo modello del loro genere prediletto: la messa a fuoco di una vicenda delittuosa nel contesto di una società sessuofobica e classista, di cui si sciorinano i panni sporchi lungamente occultati in un tripudio di vindice soddisfazione. In un'ottica analoga, è verosimile che a loro si siano accodati anche estimatori e nostalgici di Il petalo cremisi e il bianco, attirati dall'inesauribile repertorio di esplicite nefandezze che lo storico ben informato può sovrapporre senza difficoltà agli spazi bianchi che in Dickens e in Stevenson – ma anche in Wilde, Conrad e James – alludono ellitticamente alle forme più estreme e scandalose del male.
Nelle quasi quattrocento pagine di Omicidio a Road Hill House c'è però molto di più della puntigliosa ricostruzione del dramma registrato dalle cronache il 29 giugno 1860: l'assassinio, in una villa del Kent, di un bimbo di tre anni, strappato dalla sua culla mentre i famigliari dormono, sgozzato a rasoiate e poi sepolto tra i rifiuti che intasano la latrina della servitù, nel giardino di casa. Presentarci con estrema cura i protagonisti e i dati della vicenda è per Summerscale soltanto il primo passo di un'evocazione che si avvale di una costante pluralità di punti di vista. Gli eventi non sono mai forniti nella loro nuda concatenazione, ma sempre filtrati attraverso i giudizi, gli echi e i commenti di testimoni e investigatori, giudici e giornalisti, romanzieri celebri e lettori dei quotidiani ansiosi di fornire la loro spiegazione del mistero.
Ne emerge un significativo ritratto dell'opinione pubblica inglese del 1860, dominata dalla ricerca di un capro espiatorio che soddisfi i suoi pregiudizi. È la governante del bimbo, giovane e attraente, a fornire la figura più adatta a questo scopo: si ipotizza che abbia accolto nel suo letto il padrone di casa, sia stata scoperta dal bambino e per questo lo abbia eliminato. A nulla valgono le diverse conclusioni cui giunge l'ispettore Whicher della neonata Scotland Yard. Il suo tentativo di incriminare la sorellastra adolescente della vittima è considerato inaccettabile; la logica delle sue argomentazioni naufraga davanti alla solidità del pregiudizio. Per i giornali come per i magistrati e per le alte sfere della polizia, soltanto una mente pervertita dall'invidia sociale può gettare il sospetto su una casta fanciulla di buona famiglia. Anche se un colpo di scena, molti anni dopo, darà ragione a Whicher, il caso di Road Hill House ne stronca per sempre la promettente carriera.
Nel raccontarci tutto questo, Kate Summerscale non ci permette mai di dimenticare che il diciannovesimo secolo è anche l'età d'oro del romanzo. Leggere il suo libro come la storia delle progressive infiltrazioni della cronaca nera nella narrativa vittoriana è estremamente stimolante e, grazie alla ricchezza dei suoi riferimenti, ci schiude un panorama molto ampio. Partono da Road Hill House le strade del poliziesco: dalla Pietra di luna di Wilkie Collins, i cui sfondi ricordano il teatro della tragica vicenda del 1860, alle avventure di Sherlock Holmes, apoteosi di quel lavoro scientifico di interpretazione degli indizi che al povero Whichert fu impedito di condurre a buon fine. Ma c'è anche qualche cosa di più. Il caso di Road Hill House è una sorta di crocevia narrativo in cui alcuni romanzi che ancora attendono di essere scritti – quelli di Dickens, Wilkie Collins e Conan Doyle – ne incontrano un altro, già scritto e pubblicato; un romanzo su cui le vicende reali sembrano modellarsi, certo all'insaputa dei protagonisti. Il padre del bimbo ucciso ha avuto una prima moglie, morta pazza; durante la sua malattia, si è innamorato della governante dei figli di primo letto, e l'ha sposata quando è rimasto vedovo: è la trama celeberrima di Jane Eyre, dunque, che incombe sull'antefatto di Road Hill House, in una sorta di inestricabile confusione tra finzione e realtà.
Viene da pensare a un amico di Baudelaire, l'incisore Meryon, che un giorno, proprio nel 1860, gli chiese se credesse davvero all'esistenza di uno scrittore chiamato Edgar Allan Poe. Baudelaire gli rispose che ci credeva, perché, altrimenti, non avrebbe saputo a chi attribuire i racconti che stava traducendo. "A una società di letterati abilissimi, potentissimi, e al corrente di tutto", gli rispose Meryon, che nel racconto Gli assassini della rue Morgue era convinto di aver riconosciuto un' allegoria crudelmente precisa della propria esistenza.
Mariolina Bertini

Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Silvia

    01/08/2012 12.54.29

    Mi ha deluso questo libro così ridondante di citazioni e in stile troppo giornalistico. E' una lettura poco scorrevole, alcune parti sono pesanti e rendono tutto meno avvincente. Lo salvo perchè è una storia vera ma ho fatto fatica ad arrivare alla fine.

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    ciccio pasticcio

    03/07/2012 16.04.59

    è stato trà i primi che ho letto ma non ne conservo un buon ricordo. passare trà la fantasia del racconto con pagine e pagine dedicate alla vera epoca vottiriana con descrizione dei relativi omicidi7suicidi secondo il mio umilissimo parere ne rallenta in modo considerevole (e lo stravolge) la lettura di un buon libro giallo/polizziesco. peccato perchp la summerscale è brava ci sa fare,infatti sono ormai anni che non viene più bubblicato nulla di lei, un perchè ci sarà non credete!!!!! poi si possono oviamente consumare parole e parole come certi commenti più vecchi ma in sostanza il voto rimane basso, peccato avrei sperato in un qualchecosa di più marcato e meglio concepito.

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    àlia

    30/08/2010 22.03.54

    libro splendido. scrittura agile ed asciutta. documento accattivante con quel quid in più dato dall'attenta analisi comparata con opere letterarie coeve ( braddon, dickens, collins). lettura indispensabile per gli anglisti e no. bello bello bello

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    Massimo F.

    21/03/2010 17.59.50

    Buon libro, non c’è che dire, anche se ha forse deluso un pizzico le mie aspettative. Sarà che ho ancora negli occhi capolavori del genere come “A sangue freddo” di Capote e “Piccoli sacrifici” di Ann Rule che rimangono a mio avviso su un pianeta irragiungibile (soprattutto il primo). Comunque interessante l’approfondimento socio-culturale di un’epoca particolarmente significativa quale l’Inghilterra vittoriana. Stile pulito, ma mai accattivante, pur considerando l’approccio saggistico seguito; ritmo un po' blando con qualche dispersione di troppo. Comunque da leggere.

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    Pino Chisari

    07/09/2009 20.09.12

    Molto interessante, soprattutto come documento storico relativo ad un fatto di cronaca nera e ad una epoca.

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    Cristiana

    06/06/2009 13.23.54

    Avvincente, interessante ed originale. Non è un giallo ma lo sembra, non è un saggio ma ti fa entrare profondamente nella società vittoriana, non è un opera letteraria vera e propria ma è scritto benissimo: cosa si può volere di più?

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    ilaria

    03/06/2009 17.50.48

    una cronaca troppo minuziosa delle indagini e del tempo di ambientazione. sarebbe stato senz'altro piu' interessante sicuramente se venivano analizzati di piu' i profili degli indiziati. Non aspettatevi suspance da un romanzo che non e' un romanzo ma una mera ricostruzione dei fatti.

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    Jonathan Whicher

    02/05/2009 14.48.03

    Copertina=5 Trama=2 Suspence=0 Personaggi=4 Ambientazioni=3 Conclusione= 1 Principale difetto: non è un romanzo. In una parola = dispersivo. Ultimo libro letto: il suggeritore.

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    Roberta

    09/03/2009 10.14.22

    Ricostruzione accurata e dettagliata di un delitto avvenuto nel 1860 in Inghilterra, vittima un bambino di 3 anni e sospettati le 12 persone che vivevano nella casa dove si e' consumata la tragedia. La lettura e' avvincente perche' l'autrice, oltre a raccontare le indagino svolte, si avvale di giornali e documenti dell'epoca, facendo di questo racconto anche un saggio. Nella storia si fanno i nomi di grandi scrittori inglesi, a noi noti, come Dickens, Collins e James che si appassionarono alla vicenda tanto da dare alla stampa una loro versione dei fatti. La loro passione fu talmente avvincente che dal personaggio dell'isp. Witcher, uno dei primi detective, nacquero rispettivamente l'Isp. Cuff nella "Pietra di Luna" per Collins e l'Isp. Bucket per "Casa desolata" per Dickens. Da appassionata di letteratura gialla dell'epoca vittoriana ho molto apprezzato questo racconto

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    Denebola

    27/02/2009 19.02.08

    Questo libro racconta una vicenda molto interessante ed inquietante(soprattutto se si pensa che è realmente accaduta);tuttavia anch'io come altri lettori l'ho trovato piuttosto dispersivo:del delitto e delle indagini si parla relativamente poco,mentre è dato ampio spazio -troppo- alla rassegna stampa e alla nascita del romanzo poliziesco nell'Inghilterra vittoriana.Ho invece apprezzato gli ultimi capitoli,perchè aiutano a ricostruire in profondità la personalità degli individui coinvolti;le figure più affascinanti sono senz'altro Jack Wicher e(a suo modo)Costance Kent.Comunque mi pare esagerato paragonare la Summerscale a Capote:quest'ultimo pur avendo per le mani un caso non troppo intricato e adottando uno stile altrettanto(e forse ancor più)asciutto,riusciva davvero a creare una suspance tale da far restare incollati alle pagine.

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    tina

    18/02/2009 16.11.21

    operazione indubbiamente originale. L'autrice raccontando un fatto di cronaca accaduto nel 1860 che aveva suscitato notevole scalpore riesce a dargli la veste di un romanzo giallo, non tralasciando di raccontare l'Inghilterra di quegli anni sulla base di ricerche precise e dettagliate fatte. Unico neo riscontrato è quello che la descrizione a volte troppo dettagliata e puntigliosa di fatti e persone, anzicchè arricchire la storia, appesantisce il libro, a scapito della lettura che a volte risulta noiosa e poco scorrevole. devo comunque ringraziare l'autrice che mi ha fatto scoprire Collins autore della Pietra di luna e la Dama in bianco, di cui confesso ignoravo l'esistenza!

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    Simona

    17/02/2009 18.33.09

    Molto bello e originale. A tratti un po' noioso, ma bisogna sempre tener presente che non e' solo un giallo... Tutto serve per capire ed entrare nella storia di quegli anni e di quella famiglia.

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    Federico47

    16/02/2009 12.49.22

    Un ottimo saggio senz'altro, ma il suo stile giornalistico toglie pathos alla lettura

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    franco contaretti

    09/02/2009 21.57.55

    Se avete amato, magari da ragazzi, il romanzo poliziesco inglese alla Conan Doyle, non perdetevi questo libro. Un libro scritto da un emulo moderno del padre di Sherlock Holmes? No. Pura realtà storica. La ricostruzione meticolosa, tutta basata sulle fonti letterarie e giornalistiche dell'epoca, di un terribile delitto compiuto in una sontuosa villa di campagna nell'estate del 1860. E a dipanare il filo logico degli eventi ecco giungere un detective, anch'egli rigorosamente personaggio storico: James Witcher, astro nascente della brillante polizia londinese, nata nel 1829, Scotland Yard. Pur arrivato tardi sul teatro degli eventi, Witcher ricostruisce i fatti e giunge alla verità, con quel misto di logica e intuizione che caratterizza anche i suoi emuli letterari. Purtroppo però, la sua verità cozza con il costume vittoriano e ne infrange uno dei baluardi: la sacralità della famiglia e della casa. Così il tribunale non lo ascolterà. La vita e la carriera di Witcher ne averranno segnate per sempre. Solo molto più tardi il colpevole confesserà, dimostrando le buone ragioni del detective. Libro ricco di ricostruzioni d'ambiente, di informazioni politico sociali, di dettagli sulla storia della polizia londinese, perfino di incursioni nei territori della malattia simbolo dei terrori vittoriani -la sifilide-, Omicidio a Road Hill House, col suo ricco apparato iconografico, le sue note, lo stile asciutto della scrittrice, vi afferrerà costringendovi a procedere a tappe forzate fino alla fine. Da leggere e consigliare a chi ama il genere letterario poliziesco nella sua cornice originaria della Londra vittoriana, il libro della Summerscale presenta un solo, perdonabile, difetto: presa dal suo zelo documentario e dal gusto per la completezza, a volte esagera nell'approfondimento di particolari inessenziali, che distraggono il lettore e lo allontanano dal filo rosso degli eventi. Tuttavia èun peccato veniale: godetevi il libro e le sue atmosfere.

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    Francesco Benzi

    18/01/2009 00.58.01

    Traspare la grande padronanza della narrazione e della scrittura Proprio inserti come le note biografiche di William Kent sono il segno della maestria con cui la Summerscale riesce a creare indirettamente un'opera originale, fra il saggio e il racconto. La figura del detective delle narrazioni e il confronto con la sua realtà storica aggiungono notazioni significative all'esperienza di un lettore di polizieschi e offre una nuova chiave di lettura a tutto un genere letterario.

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    Tatiana Romagnani

    15/01/2009 14.39.38

    Adoro i saggi, adoro i thrillers: l'ho trovato strepitoso. Il finale é di una goduria fantastica. Avevo l'influenza, ma non ho potuto resistere: leggendo il libro non facevo più caso alle mie magagne.

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    Andrea Aymerich

    15/01/2009 10.24.25

    Rispetto alle ottime recensioni che avevo letto, sono stato abbastanza deluso. Il racconto dell'omicidio, delle indagini e della soluzione poteva essere assai piu' incalzante, se ci fossero state risparmiate almeno un centinaio di pagine di pesanti citazioni. Tutti i riferimenti alla letteratura gialla dell'eta' vittoriana e le intere paginate che riportano, di seguito, le versioni di 4 o 5 giornali dell'epoca sono francamente piu' adatti ad una tesi di laurea che ad un romanzo. No comment sulle ultime 50 pagine del libro di descrizione degli studi di biologia marina di William Kent.

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    Standbyme

    07/01/2009 19.49.53

    La definizione “saggio” per questo libro è indubbiamente corretta tuttavia questo termine è fuorviante in quanto solitamente abbinato a tediose e difficili ricerche su uno specifico tema che solo pochi esperti dell’argomento trattato possono capire e apprezzare. La parola saggio potrebbe quindi indurre potenziali lettori a non accostarsi a questo stupendo libro che è cento volte meglio di tanti acclamati thriller basati sull’immaginazione del lettore. Qui signori è tutto vero, l’efferato omicidio di un bimbo di tre anni è avvenuto nel 1860 ad opera di uno o più abitanti della casa, appena undici tra parenti e servitù. L’indagine appare molto difficile, gli elementi sono scarsi, la polizia locale combina solo paticci, il rispetto per la facoltosa famiglia Kent non permette interrogatori, la sacralità della privacy esclude accurate perquisizioni, i sospetti sono molti, diventa un caso nazionale, la stampa ne parla tutti i giorni, le pressioni sul governo sono serrate, innocenti tradotti in prigione … Si decide infine di inviare un ispettore della neonata squadra investigativa di Scotland Yard. Carico di suspense e di pathos, indizi che spuntano e scompaiono, colpevole probabilmente individuato, una sentenza di non luogo a procedere… Il lettore rimane incollato alle pagine con il cuore che sussulta per la tensione che la bravissima Summerscale ha saputo mettere, con una prosa scorrevole, in quest’opera. Si è attenuta scrupolosamente ai fatti così come sono accaduti e accertati dall’accuratissime ricerche sull’enorme materiale documentale dedicato a questo delitto. Nel corso della lettura impariamo a conoscere Dickens come giornalista che scriverà articoli non in sintonia con la tesi e l’indagine dell’ispettore Whicher. L’autrice ci propone interessanti riferimenti all’ispettore Bucket protagonista del capolavoro “Casa desolata” e viene voglia di andarsi a leggere “La pietra di luna” di Wilkie Collins, o riprendere in mano “Giro di vite”di H. James. Chi ama i thriller di classe non può perdere questo ottimo “romanzo”

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    dario

    07/01/2009 18.46.40

    Bellissimo, molto ben documentato. Una via di mezzo tra un romanzo e un'inchiesta storica. Da non perdere.

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    Stefano

    23/12/2008 02.49.45

    Una lettura certamente curiosa ed interessante. L'autrice narra una vicenda realmente accaduta e analizza con abilità e piacevolezza narrativa l'evolvere della letteratura noir nel contesto storico che accompagna la narrazione, adattando abilmente lo stile narrativo ad esso. Lo stile è piacevolmente asciutto e l'analisi psicologica dei personaggi approfondita. Non concordo con l'associazione a Capote ma questo libro si rivelerà per il lettore come una bella e piacevole sorpresa.

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