Ontologia della libertà

Luigi Pareyson

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2000
In commercio dal: 1 gennaio 2000
Pagine: 480 p.
  • EAN: 9788806154554
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Descrizione
Il volume contiene gli scritti che, nelle intenzioni dell'autore, avrebbero dovuto costituire due libri distinti. Nel rispetto più scrupoloso delle strutture che Pareyson intendeva conferire a ciascuno, essi confluiscono ora in questa "Ontologia della libertà", una sorta di 'opus maius' dei suoi ultimi anni di lavoro. Nel grande solco della filosofia moderna, emerge la matrice esistenzialistica del pensiero di Pareyson, "che potrebbe anche essere interpretato come la versione italiana di quella filosofia dell'esistenza che egli fissava nelle quattro grandi figure di Jaspers, Heidegger, Marcel e Berdjiaev, o anche come uno sviluppo veramente originale di essa".

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    Waldganger

    26/12/2016 08:47:02

    Un testo che offre spunti di riflessione molto interessanti, soprattutto per chi si muove in un orizzonte giudaico-cristiano ed è interessato alla filosofia della religioni, del sacro e dei simboli.

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    Roberto Fiaschi

    05/09/2008 09:37:11

    Di Pareyson, senza dubbio tra i più grandi filosofi del XX° secolo, vengono in questo libro riportare le sue lezioni più dense e conclusive su temi quali la Libertà, Dio ed il rapporto col male e la sofferenza. Libro eccezionale, anch'esso un Classico dello Spirito, nonostante si presenti come testo filosofico, ma di una filosofia che non mortifica la riflessione e la meditazione su temi capitali quali appunto sono Dio, la Libertà, il male e la sofferenza. Rispetto a tanta filosofia debole come quella di Vattimo,il quale tra l'altro è stato allievo di Pareyson, e ad una filosofia "fortissima" come quella di Severino, Pareyson offre un'ermeneutica del mito ( biblico in primis )che non enuncia verità assolute e granitiche né un indebolimento dell'essere, tale da escludere ogni "spettro" metafisico, ma offre delle riflessioni comunque ardite e paradossali, al limite del dicibile,come ad esempo quella di Dio prima di Dio o come quella del male in Dio come scelta da sempre rifiutata ma latente in Lui, che l'uomo adamitico avrebbe risvegliato dalla latenza. Pensieri vertiginosi dunque, che prendono sul serio il tragico, senza cullarsi in facili conciliarismi totalizzanti i quali sono costretti a ritener il male o come illusione o come momento dialettico per conseguire una superiore armonia. Qui il male ha invece una sua spessissima e tragica realtà ontologica. Libro eccezionale dunque, che non può mancare nella biblioteca di coloro che intendano portarsi oltre i miseri stereotipi razionalistici e scientistici, purtroppo oggi tanto di moda.

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