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Orfani bianchi
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Descrizione


Rinunciare alla propria vita per salvarne un’altra. Come altre migliaia di ragazze dell’Europa dell’Est, Mirta è stata costretta a prendere questa strada: trasferirsi in Italia per lavorare come badante, e inviare soldi, vestiti, regali al figlio lasciato laggiù, in Moldavia, dalla nonna. Ilie, il figlio di Mirta, riceve ogni giorno una mail dalla madre, che gli spedisce tutto ciò che riesce a mettere da parte: sono mail strazianti, tenerissime e dolorose, quelle che le madri inviano ai loro figli, gli «orfani bianchi» – bianchi perché le madri sono ancora vive, è vero, ma sono lontane, lontanissime. Roma, poi, è una città ingrata, avara, sprezzante, come lo sono molti degli anziani che Mirta accudisce. Sono signore ricche che vivono in lussuosi appartamenti del centro, scortesi, ignare del dramma delle altre donne che le lavano, le girano ogni ora per evitare il decubito, le imboccano e le puliscono, compiendo ogni giorno riti di una fatica infinita. Ma sono anche donne e uomini soli, abbandonati dai familiari, infelici e depressi. Con Mirta condividono un’esistenza di sofferenze e un’intimità fatta di gesti di cura, di affetto, di solidarietà. A dieci anni dalla prima pubblicazione, entra nel catalogo Sellerio uno dei romanzi più toccanti e strazianti di Antonio Manzini. Come in Gli ultimi giorni di quiete La mala erba, Manzini dà vita a un racconto contemporaneo fatto di sofferenze e umiliazioni che ricorda un film di Ken Loach; una storia di donne sommerse, di ragazze costrette a scelte coraggiose, di vite che abbiamo costantemente sotto i nostri occhi ma che non riusciamo – o non vogliamo – vedere. Orfani bianchi è tutto questo, un romanzo sulla pietà scritto con una delicatezza commovente che non rinuncia, tuttavia, al tocco ironico a cui Manzini ci ha abituati.
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Dettagli

2027
26 gennaio 2027
290 p., Brossura
9788838950926

Valutazioni e recensioni

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Francesca
Recensioni: 4/5
Storia tragica un po’ scontata!

Il libro racconta la storia di Mirta cittadina moldava che fa la badante a Roma. Ha lasciato il figlio di 12 anni Ilie dalla madre vedova ma un po’ svanita. Infatti fa bruciare la casa con la stufa e muore. Nel frattempo Mirta perde il lavoro perché Olivia, la persona a cui badava, viene messa in casa di riposo. Dapprima lavora per un’impresa di pulizie poi rientra in Moldavia e sistema il figlio in un orfanotrofio non avendo altra scelta. Non ha un marito perché il padre del bambino se n’è andato. Rientra a Roma e manda continui messaggi al figlio che però non risponde mai. Dall’ orfanotrofio le danno notizie rassicuranti sul bambino che si sta ambientando. Ma Pavel che porta pacchi e fa viaggi l’ha visto male ma non glielo dice. Le trova però un lavoro presso una famiglia facoltosa che paga molto bene ben 2100,00€ al mese! Viene assunta con l’inganno perché dá false referenze dicendo di essere infermiera in quanto ruba il cellulare ad una russa che teme le rubi il posto. Deve badare a Eleonora, un’anziana sulla sedia a rotelle, sola per una settimana. Nel frattempo Pavel le offre un lavoro come segretaria nella sua azienda e le propone di sposarlo. Eleonora è dispettosa e vuole morire e le chiede di aiutarla a morire in cambio di denaro. Perde il cellulare ai giardini e Carmen, una signora incontrata, lo trova e lo restituisce. Sul cell ci sono molti messaggi tra cui alcuni dell’orfanotrofio. Chiama e scopre che il figlio si è tolto la vita . Lei si dispera, soffre e si butta nel fiume. Spesso tra le righe emerge critica alle famiglie italiane che abbandonano gli anziani alle badanti! Storia tragica e straziante che prende anche se molte cose sono scontate! Certo è un libro totalmente diverso dal Manzini che siamo abituati a leggere!

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marin
Recensioni: 5/5

Un libro davvero complicato: la trama è semplice, a tratti anche senza sfumature, quasi troppo netta. Ma, pur sapendo che la realtà non si può esaurire in categorie così distinte e separate, rimane un libro che fa male, perché magari eccede, ma comunque disegna in maniera impietoso un mondo che non è lontano dalla realtà. Un mondo che vediamo quotidianamente, in cui certe logiche (soprattutto di assistenza agli anziani) sono oramai la normalità e in cui i ruoli sono disegnati sulle persone solo per censo o nascita. Magari nei paesi si nota meno, ma in città - soprattutto nei quartieri veramente ricchi, come quelli descritti nel libro - si vedono in maniera evidente. Ciò detto, un libro bello, intenso e dolorosissimo. Manzini davvero in stato di grazia!

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Giorgio
Recensioni: 3/5

Io credo che sia giusto dare atto a Manzini di aver avuto il coraggio di uscire dal comodo guscio rappresentato dal mondo di Rocco Schiavone e di aver intrapreso un discorso letterario tutto nuovo rispetto al passato. Devo dire che il libro non mi ha convinto fino in fondo: un po’ lento all'inizio ha preso quota gradatamente fino al finale che ingenera più di una riflessione. L'esperimento comunque mi sembra, nel complesso, riuscito e promettente per il futuro. Ormai Manzini occupa un posto di assoluto rilievo nel nostro panorama letterario.

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Conosci l'autore

Antonio Manzini

1964, Roma

Attore e sceneggiatore, romano (allievo di Camilleri all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica), ha esordito nella narrativa con il racconto scritto in collaborazione con Niccolò Ammaniti per l'antologia Crimini. Del 2005 il suo primo romanzo, Sangue marcio (Fazi).Con Einaudi Stile libero ha pubblicato La giostra dei criceti (2007).Un suo racconto è uscito nell'antologia Capodanno in giallo (Sellerio 2012).Del 2013, sempre per Sellerio, ha pubblicato il romanzo giallo Pista Nera. Secondo episodio della serie: La costola di Adamo (Sellerio 2014).Nel 2015 pubblica Non è stagione (Sellerio), Era di maggio (Sellerio) e Sull'orlo del precipizio (Sellerio). Del 2016 è Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (Sellerio). Altri suoi romanzi pubblicati...

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