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Justin Go

Traduttore: C. Palmieri
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2014
Pagine: 563 p. , Brossura
  • EAN: 9788806214814

Recensioni dei clienti

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    FR

    12/07/2015 18.27.24

    la qualità della scrittura è indubbia, ma la conclusione è frettolosa... nel complesso un buon libro.

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    maria antonietta

    06/03/2015 15.18.10

    concordo perfettamente con augusta...ho finito ora di leggere il libro e sono dello stesso parere: finale frettoloso e il lettore, benchè si sforzi, non riesce a trovare una conclusione dignitosa. Dopo pagine, pagine e pagine sulla minuziosa descrizione della scalata il finale è deludente! L'ho letto tutto ma a me non è piaciuto.

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    Carlo

    01/02/2015 19.16.09

    Cominciamo col dire che Justin Go è uno scrittore autentico! Basta considerare con che grado di verosimiglianza riesca a rendere, lui nato nel 1981, la vita nelle trincee della Prima Guerra Mondiale, nel fango della Somme. Molto vicino al capolavoro di Lussu, "Un anno sull'altopiano", che ha fondato e formato, anche grazie al cinema (La grande guerra, Uomini contro) la memoria italiana sulla Grande (sic!) Guerra. Detto questo, lasciando ai critici di professione il giudizio finale, se anche in questo caso si tratti o meno di un "capolavoro", per me non vi è dubbio che si è in presenza di un grande libro, articolato su due storie, che scorrono in parallelo a distanza di quasi cento anni l'una dall'altra, entrambi appassionanti. Ricorre nella stampa una polemica circa il finale "frettoloso" e non risolto del libro. Francamente, mi sembra questione priva di senso e di contenuti. E' vero che la storia "contemporanea" si ferma sulla soglia di una porta oltre la quale il protagonista potrebbe incontrare ...., ma già tutto è stato detto, tutto è comunque chiaro, sia della storia di cento anni fa che sulla scelta attuale del protagonista del libro. Quindi....

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    Ros

    24/01/2015 22.36.46

    Noioso... senza capo ne'coda.

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    augusta

    17/10/2014 12.27.58

    Quando ho terminato di leggere questo romanzo, una settimana fa, mi sono chiesta "E allora?", ammettendo con me stessa che non ne avevo capito nè la conclusione nè il messaggio che l'autore ha voluto trasmettere al lettore. Oggi leggo sul Venerdì di Repubblica del 17 ottobre una lunga intervista di Brunella Schisa a Justin Go, autore del romanzo, nel corso della quale la giornalista-scrittrice osserva che al romanzo fluviale fa seguito un finale a suo parere "troppo frettoloso": mi rincuoro, pensando che non sono l'unica a cui è sfuggito il significato della conclusione. Ma, subito dopo, la risposta dell'autore alla sig.ra Schisa mi fa capire che sono io in difetto (ancora!), perchè secondo lo scrittore (riproduco testualmente)"dopo cinquecento pagine penso che ti puoi fidare dei tuoi lettori, loro capiranno...se uno scrittore fa bene il suo lavoro, può omettere alcune cose, il lettore le sentirà forti come se le avesse mostrate." A questo punto, delle due l'una: o io non sono una lettrice di quel tipo (possibile, non lo escludo, anche se di solito comprendo il significato di un libro) o lo scrittore non ha fatto del tutto bene il suo lavoro. Attendo il parere di altri lettori.

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