Editore: Mondadori
Anno edizione: 2011
Pagine: 358 p., Rilegato
  • EAN: 9788804608738
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Recensioni dei clienti

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    Gianni F.

    12/02/2017 20:47:43

    Un affresco a forti tinte della prima metà del novecento, della vita contadina nella bassa Padana. Un romanzo commovente, la saga della famiglia Bruni dei suoi ragazzi bravi e sfortunati sui quali miseria, ingiustizia sociale e guerra si accaniscono. Avrei dato cinque se non fosse che ho trovato la parte finale, sulla guerra partigiana, un po' troppo stiracchiata, Questo romanzo è un'avvincente lezione di storia d'Italia, consigliato sopratutto ai giovani!

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    Renzo Montagnoli

    25/11/2016 09:55:49

    L’idea é buona, cioè quello di parlare della nostra storia nella prima metà del secolo scorso attraverso le vicende della famiglia Bruni. La realizzazione é tuttavia carente, con poca caratterizzazione dei protagonisti, e in generale senza i necessari approfondimenti. Più o meno dal 1936 in poi il libro, che prima risulta anche avvincente, perde colpi e si trascina fino all’ultima pagina stancamente e per fortuna alla svelta, come se l’autore accusasse una certa stanchezza. Se forse la parte migliore è quella dedicata alla prima guerra mondiale, ho rilevato un macroscopico errore laddove si dice che alla morte di Francesco Giuseppe gli succede il figlio Carlo, che è invece un pronipote, essendo il defunto imperatore suo prozio. Comunque il romanzo é leggibile a patto di sorvolare su non poche lacune.

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    Claudio Mazzarol

    07/04/2013 09:38:51

    E' il primo libro che leggo di Manfredi, e non mi fermerò chiaramente a questo. Coinvolgente, tanto da prendere fin dalle prime pagine, pur presentandoci un gran numero di personaggi e di intrecci che comportano qualche difficoltà nel seguire gli sviluppi. Cito una frase per riproporre la grandezza di uno dei personaggi che maggiormente prende: "Certo che ti conosco, sei uno che si guadagna da vivere lavorando, sei stato perseguitato perché ti sei comportato da uomo LIBERO, sei stato ferito in una guerra che non hai voluto ma che hai combattuto da uomo, con coraggio, e ti chiami Raffaele. Non mi serve sapere altro di te." Poche e chiare parole per presentare le credenziali essenziali con cui giudicare un uomo.

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    wes

    02/01/2013 10:39:38

    Francamente non capisco le recensioni negative. i personaggi non sono affatto scollegati e la maestria di manfredi nel narrare e' ampiamente confermata in questa opera. a me e' piaciuto molto e mi ha anche emozionato. bravo manfredi continua cosi!

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    Rodrigo Rodriguez

    05/12/2012 13:27:58

    Inizialmente ero un po' scettico, ma mi sono ricreduto. E' un romanzo che in effetti è ben fuori dagli schemi di Manfredi, il periodo non è quello di cui si è sempre occupato per motivi accademici e si vede, ma apprezzo il tentativo di libro verista. Certo, non è Fois, ma i personaggi appassionano, si prova pena e compassione per loro, si riflette su quel periodo, si pensa a quel nonno, a quel prozio che ha vissuto vicende simili. Bravo VMM.

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    annalisa

    10/09/2012 14:22:28

    un buon romanzo, piacevole anche se lontano dagli standard e dalle trame di Manfredi. Come al solito tende comunque ad essere un pò impreciso.

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    paolo rigamonti

    04/09/2012 19:09:16

    L'operazione di riproporre in salsa emiliana la saga familiare portta in auge da 'Canale Mussolini' non riesce. Narrazione fredda,sovrapposizioni temporali un po' confuse. Pennacchi è altro.

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    Giovanni

    27/08/2012 18:54:01

    A parte l'errore del successore (non fu il figlio) dell'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe, il romanzo è davvero interessante e coinvolgente. Un racconto realista, dalla magnifica ambientazione, ben scritto, è la storia di una famiglia contadina emiliana che fa i conti con la storia contemporanea. Dall'unità familiare alle tante vie in cui cessano e si disperdono le storie dei vari componenti, ascesa e caduta, grandi favole e piccoli piaceri e sullo sfondo un misterioso narratore che in famiglia raccontava e incantava e divenendo alla fine la sorpresa surreale del libro.

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    Cristina

    07/08/2012 15:24:04

    Bravissimo Manfredi a raccontare questa saga familiare, descrivendo molto profondamente ogni personaggio del libro, spesso commovente senza mai essere patetico. Ambienti rurali dell ' Appennino Emiliano messi a nudo magistralmente . Leggetelo!

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    Elena

    21/06/2012 00:21:58

    Un racconto fantastico, molto bello, mi è piaciuto fin dall'inizio, ma dopo un certo punto quando inizia a parlare della ''figlia di maria'' ho iniziato a perdermi.. troppi personaggi sfuggenti. Ma riprende un finale magnifico, che ti lascia stupefatto dei vari collegamenti. Bel libro, ma non al pari de ''L'ultima legione'' che rimane il mio preferito. Leggendo però la dedica prima degli inizi del romanzo, mi son chiesta -ma l'ha scritto Manfredi?- Leggendo i commenti altrui, ho riflettuto molto, il mio giudizio rimane quello che è, libro coinvolgente ma non perfetto.

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    Roberto Lo Duca

    01/03/2012 00:15:43

    Bello, bello ed emozionante. 35 anni di storia italiana del '900 dalla prima alla seconda guerra mondiale, visti attraverso gli occhi di una famiglia che conosce gli orrori e la miseria delle due guerre, l'odio fratricida della guerra civile. Manfredi per una volta mette da parte la Grecia antica e le battaglie tra gli sterminati possedimenti persiani, ci racconta un pezzo di storia contemporanea, poteva forse arricchire di dettagli storici il contenuto del romanzo, che resta un piccolo capolavoro.

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    Alex

    15/01/2012 12:06:12

    Sinceramente non capisco il motivo di tante critiche. Il libro è semplicemente meraviglioso, soprattutto nella prima parte.

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    Valeria

    02/12/2011 18:32:30

    Buon italiano, piacevole lettura, ma se si pensa un attimino e' la brutta copia di "Canale Mussolini".

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    Nino

    01/12/2011 22:51:03

    Banalotto anzichenò, soprattutto nei dialoghi. Non ho letto Alexandros et similia, ma credo che Manfredi abbia scritto Otel Bruni con lo stesso clichè. Per rimanere al genere "saga familiare contadina", senza scomodare Bacchelli e il suo Mulino, molto ma molto meglio Canale Mussolini di Pennacchi.

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    Gianni

    29/11/2011 13:48:04

    Romanzo dal sapore antico e con l'aggiunta di frasi scritte in dialetto che ne esaltano la lettura.

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    Gianca

    16/11/2011 15:45:45

    Concordo con le precedenti opinioni: romanzo con una scarsa caratterizzazione dei personaggi ed una storia trattata con molta superficialità. C'è di meglio.

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    MARCOTUZ

    05/11/2011 16:09:42

    Poteva essere un bel modo per far conoscere meglio la situazione italiana in quel tempo ma purtroppo il libro dopo un inizio promettente si perde in tanti personaggi neanche troppo ben collegati fra loro...peccato

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    Floriano Fè

    02/11/2011 17:20:09

    Premetto che ho letto TUTTI i libri di Manfredi e ne sono un profondo ammiratore, ma per me questo libro non lo ha scritto lui. Come si può dire che alla morte di Cecco Beppe gli succedette il figlio!!!!!!! il principe Rodolfo era morto da ben 27 anni!!! E gli succedette il pronipote Carlo I. Come si può liquidare l'8 settembre con una fuga tipo scampagnata del nostro re e i nostri generali si misero a litigare....La sventura di vivere in campagna a mezzadria Manfredi l'ha conosciuta molto edulcorata, c'era una miseria vera, che noi non abbiamo nemmeno idea...a quei tempi se uno riusciva a fare la seconda elementare era grassa, altro che la quinta! Ripeto, per me non lo ha scritto lui, è il peggio dei suoi libro che ho letto.

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    Gianca

    04/10/2011 20:58:43

    Tuttto sommato un buon romanzo. Storia realista di una famiglia emiliana dalla 1^ guerra mondiale alla fine della 2^. Si susseguono vicende storiche e familiari, avventure, dissapori, vendette ecc. L'autore dopo aver strutturato una buona trama non approfondisce tuttavia l'aspetto storico lasciandolo in superficie, affrontandolo come potrebbe affrontarlo un contemporaneo che narra le vicende di una famiglia del posto. Manca l'approfondimento del quadro storico. E' un occasione che l'autore ha sprecato e che avrebbe potuto dare una maggiore valenza al romanzo.

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    Fabio De Rosa

    25/09/2011 03:41:05

    Splendido libro, il primo che ho letto di Valerio Manfredi. Bellissima atmosfera, trama avvincente, e alcuni dei personaggi (per esempio Clerice) davvero affascinanti e italiani. Bravo Manfredi.

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Non che avesse proprio l’aspetto di un “Otel”, la stalla dei Bruni, ma era ospitale, questo è sicuro. Si trattava di un grosso capannone distante una cinquantina di metri dalla grande casa colonica della famiglia. Nelle sere d’inverno i Bruni, sette fratelli maschi, invece di raccogliersi nella grande cucina andavano a sedersi sugli scomodi sgabelli da mungitura nella stalla, dove le bestie riscaldavano l’aria con il loro fiato e le storie antiche scorrevano via insieme a grosse sorsate di vino nuovo. Callisto, il vecchio padre, riusciva raramente a seguire i suoi figli, così come le donne di casa. C’era invece tutti gli inverni qualcuno di passaggio a cui i Bruni offrivano generosamente un riparo e un piatto di minestra in cambio di storie affascinanti provenienti da paesi lontani. Si trattava sempre di vecchi reietti o pellegrini, contadini senza terra o vagabondi. Nell’inverno del 1914, quando inizia questa storia, nella stalla dei Bruni c’è un ombrellaio, un vecchio che in realtà non ha mai riparato un ombrello, ma che sa tutto sulle vecchie leggende di paese, sulla magia dei boschi e le sue superstizioni. È lui, una sera infausta, a interpretare i segni del destino e ad annunciare l’arrivo una grave calamità che si sarebbe abbattuta sulla famiglia.
Ma i Bruni sono giovani e pieni di vita e non lo prendono troppo sul serio. Gaetano è un ragazzone alto e pieno di muscoli, Floti è il più sveglio, il vero perno della famiglia, e poi Armando, Dante, Fredo, Checco e Savino, sono tutti bravissimi nel lavoro dei campi e ognuno è capace di badare a se stesso. Sanno arare e mietere, potare i tralci e lavorare la canapa, curano le bestie e gli alberi, conoscono ogni angolo della loro terra e sanno trarne il meglio per la famiglia e per il padrone. Sono mezzadri. Il padrone, il notaio Barzini di Bologna, pretende ogni stagione la metà del raccolto, ma a loro non è mai mancato niente, nemmeno per i poveri di passaggio.
Fino a che, all’improvviso, tutto precipita. Forse l’ombrellaio aveva ragione, la Grande Guerra è iniziata.
Saranno più di mezzo milione i morti sul fronte italiano. Centinaia di migliaia di ragazzi, il meglio della società, caduti in difesa dei confini della nascente Nazione italiana. Naturalmente anche i giovani Bruni dovranno partire e lasciare la terra alla cura loro donne. Una notte terribile, sul suolo bagnato dal fiume Isonzo, guardando il sangue di quindicimila soldati, Floti penserà con rimpianto alla fatica e all’arsura della terra.
Ma quello sarà solo l’inizio. Questa mite famiglia emiliana, insieme a molte altre famiglie per bene di tutta Italia, dovrà vivere ancora molte altre sciagure: la grande fame del dopoguerra, poi l’instaurarsi di un regime liberticida e poi di nuovo una guerra ancora più atroce e sanguinaria che porterà alla guerra civile e allo scontro tra fratelli.
Dal 1914 al 1949, lungo le tappe di una storia intrisa di sangue, Valerio Massimo Manfredi tratteggia la vicenda di una famiglia moderna adoperando i suoi stilemi classici: l’eroismo e la tragedia. Lo fa con una prosa sciolta e veloce, sapendo cogliere la grande forza dei valori del passato ma sottolineando anche le debolezze di un’umanità forse ancora ingenua e fragile nelle proprie convinzioni. Un grande autore che trasforma, ancora una volta, la storia tramandata in una grande avventura epica.