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Our Favourite Shop di The Style Council è uno dei grandi manifesti del pop britannico degli anni ’80: elegante, politico, sofisticato e sorprendentemente attuale. Pubblicato nel 1985, il disco segna il momento in cui Paul Weller e Mick Talbot trasformano definitivamente l’eredità mod dei Jam in qualcosa di più ambizioso: un mix di soul, jazz, funk, bossa nova e pop d’autore con una forte coscienza sociale. La forza dell’album sta proprio nel contrasto tra forma e contenuto. Musicalmente è luminoso, raffinato, pieno di arrangiamenti ricchi di fiati, tastiere e melodie memorabili; nei testi invece domina una critica feroce all’Inghilterra della Thatcher: disoccupazione, individualismo, razzismo, consumismo e smantellamento del welfare. Brani come “Homebreakers”, “Internationalists” e “Walls Come Tumbling Down!” uniscono groove irresistibili e rabbia politica senza risultare pesanti o didascalici. A differenza di molti album “impegnati” dell’epoca, Our Favourite Shop non rinuncia mai al piacere dell’ascolto. C’è il soul Motown di “The Lodgers”, la malinconia francese di “Down in the Seine”, la bossa nova di “All Gone Away”, fino all’inno pop “Shout to the Top!”. Tutto appare coerente grazie alla visione estetica del gruppo: uno “shop” ideale dove convivono politica, moda, jazz, cultura europea e working-class britannica.
I grandissimi Style Council, hanno fatto musica raffinata di altissimo livello tra soul, pop, rock, funk e jazz.
Nonostante non sìa il mio genere preferito, tanto di cappello per questo album che dalla seconda metà degli anni '80 ha fatto scuola per stile e raffinatezza musicale, ma pure estetica guardando la foto interna del duo Weller&Talbot. Ha chiuso per sempre il perìodo punk e post-punk segnando un nuovo passo, quello dell'easy-listening da classifica e per disco-clubs. "Walls come tumbling down" e "Shout to the top" venivano ballate da tutti in quegli anni, gli esordi del consumismo musicale.
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