Il padiglione d'oro

Yukio Mishima

Traduttore: M. Teti
Editore: Feltrinelli
Edizione: 17
Anno edizione: 2015
Formato: Tascabile
In commercio dal: 28 gennaio 2015
Pagine: 250 p., Brossura
  • EAN: 9788807885914
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Descrizione
Nel 1950 avvenne il fatto che ispirò a Mishima questo "Padiglione d'oro", che è del 1958: un giovane accolito buddista, deforme e balbuziente, dà fuoco a uno dei maggiori monumenti dell'arte giapponese, il padiglione di un celebre santuario di Kyoto, il Kinkakuji, il quattrocentesco tempio zen. La storia di questo clamoroso gesto è raccontata da Mishima con aderenza alla cronaca, ma in modo da assegnare un senso simbolico ossia problematico all'azione del piromane. La chiave dell'ossessione di Mizoguchi, Mishima la ricerca in quell'attesa quasi magica della grande distruzione che rappresenta il tema profondo di tutta la prima parte del libro fino al giorno della sconfitta bellica del Giappone. La calata agli inferi si svolge sul tema di straordinarie, attonite rievocazioni di memorie dell'infanzia. Il tema della bellezza suprema del padiglione affonda le sue radici in un'ossessione infantile esorcizzata dallo storpio Mizoguchi con un atto che trova giustificazione anche nella dottrina buddista della morte al mondo e della cancellazione del bello in quanto pura apparenza.

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    Lara

    20/09/2018 05:16:54

    Mishima è uno dei grandi autori giapponesi che ha deciso di regalare al mondo questa perla della letteratura. Nato dal periodo in cui traeva ispirazione per i suoi romanzi da notizie di cronaca, Il padiglione d’oro non è un romanzo semplice. Mishima prova a immaginare il movente che spinge un monaco a ridurre in cenere uno dei tesori del Giappone, e lo fa in maniera magistrale guidandoci nella mente del protagonista che vede nel padiglione l’emblema della pura bellezza, la stessa bellezza che diventa per lui ossessione. Da leggere assolutamente.

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    Simone

    19/09/2018 08:54:32

    Uno dei libri più belli di Mishima, che prende spunto da un fatto realmente accaduto e ne fa una storia eccezionale. In assoluto uno dei miei libri preferiti della mia libreria.

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    alida airaghi

    12/06/2015 07:09:27

    Pubblicato in Giappone nel 1956, oggi viene riproposto questo splendido romanzo di Yukio Mishima, ambientato negli anni della seconda guerra mondiale e del primo dopoguerra: anni di fanatismo, dolore, sconfitta e rancorosa volontà di rivincita morale, per l'impero nipponico e per i suoi abitanti. Di questi sentimenti, e di altri (esaltato estetismo, incandescente desiderio di purezza, morbosa attrazione verso il male e il peccato), Mishima rende testimonianza nella figura del giovane protagonista Mizoguchi, aspirante monaco buddista, balbuziente e deforme, scisso tra complessi di inferiorità e consapevolezza orgogliosa della propria superiore intelligenza: “Per un ragazzo tanto irrimediabilmente riservato e chiuso, non era forse naturale ritenersi creatura eletta? Mi pareva d'aver atteso in qualche parte del mondo, chiamato a compiere una missione che era ancora ignota a me stesso”. Mizoguchi analizza con spietatezza sentimenti e azioni di chiunque lo circondi: la madre ignorante e meschina, il padre abate rassegnato al proprio fallimento, i religiosi melliflui e compromessi del suo monastero, i due amici più cari (la nobiltà severa del primo, lo scaltro opportunismo vincente del secondo), e poche, ributtanti figure femminili, ridotte quasi sempre al rango di prostitute. La stessa concentrata attenzione ai corpi e alle anime di chi avvicina, viene rivolta dal giovane anche agli oggetti, alla natura, agli ambienti: ma soprattutto all'osservazione analitica, feroce, dei propri sentimenti e pensieri. Sapendosi brutto e rifiutato dagli altri, è ossessivamente affascinato dalla bellezza, dalla sua immutabile persistenza, dalla sua salvifica necessità. Al punto di programmare con spietatezza la distruzione del grandioso padiglione quattrocentesco di un santuario di Kyoto, emblema per lui di inarrivabile gratuità, eleganza, grandezza spirituale. Mishima sa muoversi magistralmente nei meandri di una mente e di una cultura impregnate di estetismo, devozione e spregio.

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