Un padre obbediente

Akhil Sharma

Traduttore: F. Galuzzi
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2001
In commercio dal: 05/06/2001
Pagine: 318 p.
  • EAN: 9788806157029
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    UN PADRE PIUTTOSTO NORMALE

    03/07/2001 17:42:32

    LEGGENDO QUESTO LIBRO SPERAVO DI MIGLIORARE I RAPPORTI CON I MIEI FIGLI PERò HO TROVATO, DOPO TUTTI I CASINI DI QUESTO PAPà CHE SONO MOLTO MEGLIO COSì COME SONO !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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"Non stavo simpatico a nessuno. Mi consideravano un ubriacone e un bugiardo", così si immagina agli occhi degli altri Ram Karan, l'odioso narratore del romanzo d'esordio di Akil Sharma, trentunenne scrittore originario di Delhi ma residente a New York. Padre abietto nella vita privata - ha stuprato la figlia dodicenne, e non esita a insidiare la nipotina (esattamente come fa lo zio nel film di Mira Nair, Monsoon Wedding/Matrimonio indiano, 2000) -, uomo corrotto nella vita pubblica - raccoglie tangenti per il Partito del congresso -, Ram è una delle facce dell'India degli anni novanta impietosamente descritta da Sharma. Quel decennio segna una svolta politica: con l'assassinio di Rajiv Ghandi, avvenuto nel maggio del 1991 per mano delle tigri tamil, il Partito del congresso perde sì un leader importante, l'ultimo discendente della dinastia Nehru-Gandhi, che ha governato il paese dopo l'indipendenza, ma anche il consenso popolare. "Questa è la prima elezione in cui il popolo dovrà scegliere tra ideologie completamente diverse", si legge nel romanzo. Infatti, il Bjp (Bharatiya Janata Party), il partito nazionalista e conservatore induista, prende il sopravvento conquistando il collegio di Delhi. Al Congresso mancano candidati forti, Sonia Gandhi, la moglie di Rajiv, italiana e cattolica, nonostante le pressioni del partito, non si candida e per sei anni rimarrà lontana dalla vita pubblica. Soltanto nel 1998, quando il Bjp, che è al governo da un anno con il sostegno di diciassette partiti minori, ha una battuta d'arresto, Sonia Gandhi riesce a risollevare le sorti del Partito del congresso: ne assume la presidenza, lo riorganizza e soprattutto tenta di ripulirlo dalla corruzione in cui anche Rajiv era rimasto invischiato. In quegli anni l'India viveva nel timore di sommosse e persecuzioni contro le minoranze religiose: sikh, musulmani e cristiani si sentivano fortemente minacciati dall'oltranzismo induista del Bjp, e al momento dell'assassinio di Rajiv si ripresentava l'incubo degli eccidi che seguirono la Partizione. Tuttavia, i nuovi partiti non si differenziano dai precedenti, anzi, i candidati sono gli stessi, così come i finanziamenti illeciti.

Nel romanzo, Ram Karan vende i suoi amici per salvare la pelle. La spudorata confessione, che alterna la narrazione del proprio coinvolgimento nella situazione politica del presente ai ricordi del passato di una vergognosa esistenza privata, è interrotta all'inizio e alla fine dalla voce della figlia, Anita, che non ha mai superato il dramma della violenza subita, che grida vendetta nel tentativo di proteggere sua figlia Asha, ora che è rimasta vedova ed è costretta a vivere nella casa del padre. "Le donne devono lottare anche per salvare la pelle. In che mondo viviamo?", chiede Anita. "Un brutto mondo", risponde ipocritamente suo padre. I padri hanno tradito i figli, hanno tradito l'India, dove tutto cambia perché nulla cambi. Ai figli, sembra dire Akil Sharma in questo romanzo lucido e amaro, non resta che espatriare: Kusum, la figlia emigrata negli Stati Uniti che verrà a prendere la nipote per adottarla, ha rifiutato l'India e anche se al suo ritorno ritrova esattamente tutto come l'aveva lasciato dieci anni prima, non è più in grado di comprendere il suo paese. La sua vita, come quella di Asha, continuerà altrove.