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Davide Carlucci, Antonio Castaldo

Editore: Chiarelettere
Collana: Principioattivo
Edizione: 2
Anno edizione: 2009
Pagine: 309 p. , Brossura
  • EAN: 9788861900158
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Recensioni dei clienti

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    Stella Alpina

    28/11/2013 22.04.47

    Non vedo perché il figlio di un docente non possa essere docente al di fuori dell' ateneo del padre, se è bravo. Perché i docenti universitari devono battersi affinché i loro figli che sono fuori a lavorare, come tanti altri figli bravi, forse anche più di loro, ma i cui padri non sono docenti, devono tornare a Messina? Credo esistano battaglie molto più nobili e nobilitanti di questa da combattere e credo anche che chi possiede veramente un talento riesce ad emergere ovunque. Ma ancora di più credo che una volta che un talento va all'estero, difficilmente fa ritorno in Italia per vincere il concorso nell'ateneo dove insegna il padre, accontentandosi di un ruolo che, in teoria, gli dovrebbe andare stretto, date le sue competenze. Secondo i dati rilasciati dal sistema pubblico nazionale di valutazione della qualità delle Università e degli Enti di ricerca, nel periodo che va dal 2004 al 2010, l'ateneo peloritano è risultato essere all'ultimo posto, per la ricerca, tra gli 80 atenei italiani e rischia addirittura la bancarotta, così come altre sventurate università italiane che adottano gli stessi meccanismi di selezione e reclutamento di "eccellenze". Il risultato di questo stato di cose è che mentre i nostri migliori cervelli vanno ad arricchire le università veramente meritocratiche degli altri paesi, con le loro competenze che, essendo autentiche, riescono a mettere a frutto anche se non sono figli di nessuno, rendendole così sempre più prestigiose e all'avanguardia, noi arretriamo irreversibilmente, accontentandoci di quello che ci viene imposto da un sistema clientelare di stampo politicante-massonico o, in altri termini, di una mediocrità che ovunque - tranne che in Italia - con tutta probabilità è stato o sarebbe stato scartato al primo turno. Tristezza assoluta.

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    Marco

    24/06/2009 14.29.09

    Il titolo prometteva molto meglio. E' un libro piuttosto noioso, lento, un copia e incolla di molti fatti riportati sulle cronache o in sentenze. Lo stile non è dei migliori. A volte ripetitivo non riesce a catturare l'attenzione del lettore su un tema così importante. Peccato.

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    Gabriele Jorio

    17/02/2009 17.08.42

    Un aggiornato elenco di schifezze accademiche, con alcune chicche davvero inedite, come la storia della consorteria del Diritto Pubblico che si spartisce cattedre e posti nei cda di una famosa casa editrice, oppure la macchina diagnostica universitaria pagata con i soldi delle collette di beneficenza e parcheggiata nella clinica del professorone di turno. Ma di storie ce ne sono davvero tanto e sono gustosissime Gabri

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    havana68

    16/02/2009 12.36.14

    Non c'è "casta" ormai sulla quale non sia stato scritto un libro.Quella dei politici,dei sindacalisti,del mondo del calcio e ora dei prof. universitari. Il problema è che purtroppo non sempre il lavoro pubblicato,anzi direi quasi mai,soddisfa le aspettative del lettore. questo perchè, in primo luogo, bisogna intendersi sul significato di"libro-denuncia". Per me è il resconto di un indagine. Il modo di dare voce a chi non ne ha. Denunciare vicende e persone che ancora tramano nell'oscurità forti della loro appartenenza ad una casta, appunto. Un libro denuncia è quello che porta a galla verità ancora nascoste. magari ufficiose. verità che scottano e che possono farti rischiare in prima persona.I libri invece che si leggono sulle varie caste, e questo in particolar modo, di lavoro sotterraneo di indagine c'è ben poco. Se lo dovessi definire in termini giuridici lo chiamerei un "Testo Unico".Una semplice raccolta di fatti di cronaca giudiziaria,già ampiamente conosciuta in quanto finite al centro di indagini e processi. Insomma.... nulla di nuovo sotto al sole. Un libro senza pretese e soprattutto senza voler correre nessun rischio di esporsi. Come al solito si cerca di fare la frittata senza rompere le uova. Inoltre gli autori dimostrano in più di una occasione di non conoscere affatto bene dinamiche e funzionamento del mondo universitaio nonchè le differenze tra le varie varie figure accademiche. è come scrivere un libro sulla pesca senza saper distinguere una trota da un merluzzo. Dimostrazione questa, che il famoso lavoro sotterraneo di cui parlavo prima, non c'è assolutamente stato. Gli autori si sono semplicemente documentati con atti processuali e qualche indiscrezione. Un "copia e incolla" di pessima fattura insomma. Anche la sintassi purtroppo lascia molto a desiderare. Periodi in cui è difficile finanche risalire al soggetto per quanto ingarbugliati. Insomma, con immenso dispiacere, direi che è un libro da lasciare sugli scaffali. Una ulteriore, grandissima, occasione sprecata.

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