Il paese più stupido del mondo

Claudio Giunta

Editore: Il Mulino
Collana: Intersezioni
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 13 settembre 2010
Pagine: 174 p., Brossura
  • EAN: 9788815138934
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Descrizione
Se parlate con un europeo che ha vissuto per vent'anni in Giappone vi dirà: "Vent'anni non sono sufficienti. Avevo le idee più chiare quando sono arrivato qua". Per capire un'altra cultura, un altro popolo, servono decenni, e non è detto che bastino. Ma quanti sono quelli che vivono per vent'anni in Giappone, o a Londra, o a New York, o a Sharm-el-Sheikh? Pochi. Molti di più sono quelli a cui capita di passarci una settimana, o un mese, o un semestre, o un anno: per una vacanza, o per studio o lavoro, o perché una moglie o un marito sono nati lì. Questa temporanea estraneità al luogo in cui ci troviamo, questo "passare per" un paese o una città che lasceremo presto, e che presto dimenticheremo, è uno dei tratti peculiari dell'esperienza moderna. Ecco perché la descrizione di questo genere di esperienza è interessante: perché questo spaesamento prima o poi riguarda tutti. "Il paese più stupido del mondo" è un saggio sul Giappone nel quale non si dice niente di profondo o di originale sul Giappone. Non è un saggio su un luogo ma sull'esperienza di un luogo. Il fatto che il luogo non sia Londra o New York o Sharm-el-Sheikh ma il Giappone (che naturalmente non è il paese più stupido del mondo) rende tutto più difficile, interessante e, inevitabilmente, superficiale. Ma la superficie conta.

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Recensioni dei clienti

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    Rose Congou

    29/08/2017 09:04:38

    Quanto piacere mi ha dato la lettura di questo libro! Il leitmotiv è: in Giappone funziona tutto e sono tutti super gentili. Qual è il costo di questa incredibile efficienza? Questo il quesito che Claudio Giunta si pone e pone a tutti i suoi interlocutori, giapponesi e non, nei due mesi del suo soggiorno lavorativo spesi tra Tokyo e Kyoto. Mi ha interessato l'argomento. Mi sono piaciuti stile, forma, spirito, ironia e la profonda cultura letteraria li accompagna. Mi è piaciuto il fatto che Claudio Giunta scriva le sue riflessioni, prenda delle posizioni, ma non nasconda dubbi, non dia pareri tagliati con l'accetta alla Angela Terzani. Piuttosto, argomenta e si interroga. Un libro intelligente, a tratti simpaticamente presuntuoso e snob (simpaticamente, davvero). Di sicuro non rimarrà l'unico libro di Claudio Giunta nella mia libreria.

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    Mara

    04/01/2014 13:12:26

    Forse basterebbe citare il passaggio sui gabinetti nei treni, per riassumere il libro: in Giappone i bagni partono immacolati e arrivano immacolati, dopo tre ore e mezzo di viaggio, sia sullo Shinkansen (alta velocità) sia sul Kobe-Nara (locale); in Italia inutile approfondire, tanto lo sappiamo tutti. Ma soprattutto (nota a pag. 140), in Italia la Freccia rossa e il resto dei treni sembrano appartenere a epoche diverse e paesi diversi, invece appartengono tutti e due all'oggi e all'Italia, solo che riguardano classi diverse di cittadini. Il Giappone, pur essendo un'economia nel cuore del capitalismo, ha una società molto più egualitaria e "decente". Il costo di questa organizzazione sociale iperregolata sarebbe un eccesso di costrizione per gli individui, da cui deriva poi l'infantilizzazione diffusa, la mancanza di iniziativa personale, fino all'anomala frequenza dei suicidi. La civiltà (giapponese) avrà i suoi costi, ma i costi dell'inciviltà (italiana) credo siano maggiori. Dopo di ché, si può discutere se proprio tutto il Giappone può rientrare nella categoria di "civiltà", ma anche l'Autore ha i suoi dubbi. Molto d'accordo con l'Autore nel considerare utile sul Giappone il libro di Angela Terzani Staude (da leggere dopo, dice lui, perché altrimenti non si parte..)

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    ant

    27/01/2011 23:33:54

    Libro scorrevole e simpatico. Prospettive e angolature opposte al nostro modo di pensare e di affrontare le giornate, tutto questo "nadir" al nostro pseudo zenith è il Giappone. E il paese più stupido non è necessariamente il Giappone,anzi non lo è x niente...siamo noi(a detta dell'autore ) a doverci guardare dentro (e fuori) e cercare di darci una sferzata comportamentale. Belle e simpatiche le digressioni riguardanti usi e costumi nipponici e le notevolisime differenze tra noi e loro, una su tutte: la cortesia. Giunta pone giustamente l'accento sulla squisitezza del modo di fare dei nipponici gentili sempre , non a comando(come spesso nostri connazionali) imbarazzati e timidi continuamente e per questo considerati come una nazione di perenni dodicenni. I pro e i contro naturalmente vengono fuori, l'autore ipotizza che il Giappone non sia altro che l'Italia capovolta, infatti noi descritti come: spontanei, immediati confusionari, arruffoni, inosservanti delle regole etc I nipponici: artificiosi, ordinati, rigorosi, rispettosi delle regole,poco portati ai rapporti umani etc. La civiltà ha un costo terribile ,ma anche l'inciviltà ha un costo terribile, e basta avere gli occhi per vederlo. Bisogna trovare soluzioni di compromesso,e l'autore indica come zona franca, una sorta di "in mezzo c'è la virtù" il triangolo Parigi-Berlino-Stoccolma. Altri spunti interessanti riguardano sicuramente l'organizzazione delle città(il come i giapponesi affrontano il problema rifiuti è lontano anni luce da come immaginiamo noi, e l'autore fa l'esempio di come è conciata un'uscita di metropolitana qualsiasi di pomeriggio/sera italiana rispetto a una giapponese) E poi parallelismi(sopratutto contraddizioni) su abitudini diverse tra Italia e Giappone a riguardo di cucina, letteratura, sport etc. Lettura godibile

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