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«In fondo alla breve lettera, dopo la firma, Aristide aveva scritto «non so niente dei miei amici». I suoi amici sono gli stessi da anni, sono quelli della banda del fischio e per lui sono tutti uguali. Una volta aveva detto a sua madre che l’amicizia è per la vita, nemmeno una guerra può ucciderla.»
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Esistono storie che profumano di farina e di legna arsa, ma che portano in sé il sapore amaro della polvere e del sangue. "Il pane non può aspettare" di Pier Vittorio Buffa è una di queste: un romanzo necessario, che ci riporta a Cabiaglio, un piccolo borgo vicino a Varese, dove la Storia con la "S" maiuscola entra prepotentemente nelle vite minuscole di sette ragazzi, frantumando per sempre l'incanto della loro giovinezza. La narrazione si apre con un'immagine di sognante quotidianità. È la prima domenica di settembre del 1938, il momento del pane con l’uva. È il rito che chiude l'estate, fatto di bagni nei torrenti e corse in bicicletta. A impastare quel pane è Aristide, un giovane che porta sulle spalle un'eredità pesante: il forno di famiglia. Suo padre è stato ucciso dall'odio fascista, e ora quel forno sopravvive solo grazie alla forza granitica di sua madre, Innocenta. In quel momento, Aristide e i suoi sei amici sono solo ragazzi. In un paese di poche anime, le differenze di età o di pensiero non contano; conta solo stare insieme, contano i tuffi nell'acqua fredda e il calore della comunità che si ritrova intorno al cibo. Ma quella domenica sarà l'ultima in cui saranno tutti "dalla stessa parte". Il salto temporale ci porta al 1943. L'annuncio dell'armistizio da parte di Badoglio scatena un'esultanza rabbiosa e disperata. La gente grida che la guerra è finita, Aristide e Innocenta si guardano sperando che il forno torni a essere l'unica preoccupazione. Ma è un'illusione che dura un battito di ciglia. Buffa scava nel cuore di quel momento cruciale. La fine del conflitto mondiale si trasforma nell'inizio di una lacerazione interna. Gli amici di un tempo non sono più solo compagni di giochi: c'è chi ha sposato il regime con convinzione, chi scrive dal fronte greco con il cuore a pezzi e chi deve decidere, in una manciata di ore, se diventare partigiano, disertore o prigioniero. Continua sul blog...
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