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Grande romanzo. Letto dopo una biografia di Balzac e si percepisce che vi è del suo vissuto.... Uno spaccato delle società parigina e della commedia umana rappresentato in modo spietato. Fa tanto riflettere la genitorialità tra Papà Goriot le figlie. Quanta tristezza ...
In questa potente vicenda si scontrano due assoluti sconfitti (e dunque non assoluti): l'amore cieco e stolido di Goriot per le figlie che lo spolpano letteralmente come fanno le iene e l'ambizione stupida e senz'anima di queste ultime verso le trame prive di senso del "bel mondo" dissipatore e deserto non solo di anima, ma anche di direzione. Tutti nella storia sono sconfitti, come a ben vedere lo siamo tutti noi: Goriot muore nella miseria più nera e senza aver ricevuto sul letto di morte, in verità più un fetido covile che un letto, un segno di presenza delle due figlie; e le figlie, ugualmente abbandonate da quanto urgeva presso di loro con così tanta evidenza, provano la sconfitta del non esserci: l'anima non l' hanno venduta, ma non l'hanno avuta mai. Balzac è strordinario nel raccontare gli up and down di una società fallita, priva di coesione, di sentimento, di verità. Un sola corrusca rappresentazione; pantomima di sentimenti ed ambizioni che non esistono. La descrizione più efficace di questa società è affidata al cinico e misterioso forzato Vautrin: nessuna salvezza si prospetta; la misura di tutto è il denaro, altro non c'è. Una sorta di apocalisse di piombo e lustrini. Balzac è stato uno scrittore vorace; poteva, e lo ha fatto, raccontare ogni cosa con uguale potenza. I suoi lettori, per meritare questo banchetto imbandito, devono possedere uguale voracità e voglia.
Un classico da leggere. Si può anche non condividere il comportamento eccessivamente”prodigo” del protagonista nei confronti delle figlie, rimane, però, lo spunto per alcune riflessioni sul rapporto genitoriale e tanto altro, nonché il valore letterario della scrittura che, come tutti i classici, non ha tempo di scadenza.
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