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"Il pregio di questo bellissimo libro del Macchia - scrive Eugenio Montale nella sua prefazione - è di avere studiato il senso della "misura sconvolta", dell'incrocio e della ibridazione dei vari generi in una letteratura che ha sempre professato ossequio alla teoria della distinzione degli stili".Tra esprit de finesse e esprit de géometrie e le creazioni degli eccentrici e degli irregolari, tra un ordine sempre sconvolto e un ordine sempre ricostituito si forma la tensione dialettica magistralmente indagata da Macchia in questi saggi, che si compongono in un discorso organico: dalla lotta per la ragione (Malherbe, la polemica sul Cid, il teatro di Racine, Boileau) al dramma di un moralista (La Rochefoucauld) dalla fortuna del Cortegiano in Francia ai romanzi di Madame de La Fayette, di Crébillon fils e di Laclos, dalla crisi della ragione nel Settecento, a Chateaubriand, Stendhal, Baudelaire, Valéry, Gide, Radiguet, Proust. La verità di queste pagine - osserva ancora Montale - "è fatta di verosomiglianza, di fedeltà ai testi e di intelligente misura. Macchia è uno di quei saggisti tipicamente italiani che sanno contemperare l'analisi psicologica e il giudizio estetico con un vivo senso della prospettiva storica".