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Sergej Dovlatov

Curatore: L. Salmon
Collana: La memoria
Anno edizione: 2004
Pagine: 197 p., Brossura
  • EAN: 9788838919947
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Recensioni dei clienti

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    luca bidoli

    17/04/2017 08.46.19

    Un ottimo libro, scanzonato, irriverente, anarchizzante: uno sguardo impietoso ma partecipe che getta la sua alcolica luce su personaggi di un'epoca sovietica, con un tono picaresco ed amaro. Consigliato.

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    angelo

    24/06/2012 16.49.07

    Ingredienti: uno scrittore fiero ma fallito, una guida turistica colta ma scanzonata, un ubriacone con un buon motore ma senza freni, un cittadino russo libero di rovinarsi ma sotto il controllo della dittatura (il tutto concentrato in un'unica persona). Consigliato: a chi vuol trovare una via di uscita vivendo dentro un mondo-prigione, a chi sa cogliere il lato comico e oblomoviano in ogni situazione malinconica.

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    Gianluigi

    15/03/2010 13.53.55

    Ho comperato per caso questo libro finendo per acquistare tutti quelli disponibili di questo straordinario autore che riesce a descrivere magistralmente e con un tocco di lucida ironia la sofferenza dell'uomo sovietico, dell'individuo al quale non si consente di esprimersi e che, per tale ragione, finisce per lenire con l'alcool la sua enorme sofferenza interiore.

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    Franco

    30/03/2008 15.59.24

    Ho preferito La valigia, ma come si fa a dare meno di 5/5 a un libro così? Ad una voce così unica, vivace ed accattivante come quella di Dovlatov?

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    aprireilfuoco

    07/10/2007 15.28.12

    I libri di Dovlatov sono il vangelo degli sconfitti, una preghiera inesaudita, una disperata richiesta di appartenenza al genere umano, un inno al fallimento e una pernacchia alla vita. C'è più poesia sul fondo del bicchiere di Dovlatov che nei cuori di tutti gli scrittori italiani viventi. Vieni compagno Dovlatov, prendi una sedia e vieni a farti un bicchierino con noi, al grandioso tavolo dei perdenti.

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    nat

    11/09/2007 19.17.38

    Risate e lacrime... E' quel un'pò di amarezza che ti rimane dopo averlo letto "Il Parko di Puskin" o "Zapovednik" ("Riserva")...Anche in italiano (!). I libri di Sergey li ho letti tutti, molte situazioni, frasi mi vengono in mente tutti i giorni, ma questo mi fa riempire il cuore di nostalgia e l'impressione di aver perduto qualcosa per sempre. Sono felice che i lettori italiani hanno capito e apprezzato questo scrittore.

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    Massimiliano Guarda

    23/06/2006 18.03.28

    Questo autore è fenomenale. Ho iniziato da questo libro, ma ad uno ad uno mi sono comperato e letto anche gli altri. Assolutamente da leggere.

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    sergio resta

    17/06/2006 13.07.25

    Leggere Dovlatov é abbandonarsi a un passatempo colto, che non ammette distrazioni. Le numerosissime citazioni storiche contemporanee e letterarie devono essere soddisfatte da una rivisitazione dei "sacri testi" onde non oscurare il significato del libro. Allora, e solo allora, Dovlatov appare grande, strepitosamente umano, incredibilmente fragile. Annientare la realtà con generose dosi di alcool e fumo accomuna lo scontento di regime di allora a quello di oggi. La repressione ideologica operata in Russia e descritta senza amplificazioni nè paternalismi non trova pari nella narrativa dei contemporanei dell'est. A Dovlatov compete il merito di aver criticato l'establishment passando per il cuore, attraverso la scomposizione del quotidiano, della semplicità dell'esistenza. Il risultato letterario é un fulgido esempio di intelligenza descrittiva che proietta il lettore nella realtà delle cose umane, impastate di politica, che convergono verso l'inquietante dubbio: "...la libertà... é quella che vivo?". Sergej..troppo presto ci hai lasciati.

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    Osvaldo

    11/01/2005 19.33.07

    Ho letto "solo" 40 pagine,ma mi bastano per dire che è STRAORDINARIO.....non ridevo così da molto tempo. Lo consiglio vivamente, leggete e passate parola sono soldi spesi bene.

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    Spiavshyj krasavec

    25/10/2004 08.11.39

    Stupendo! Forse il capolavoro di Dovlatov! Meno deliziosamente sgangherato di Nashi (Noialtri) e Chemodan (La valigia), ma di una concentrazione e un'intensità commoventi. Come tutti i capolavori della letteratura russa, fa sbellicare dalle risa tra le lacrime. Chiaro segno di qualità. Complimenti alla traduttrice, che come al solito si è sbattuta in modo ammirevole: ha un modo un po' invadente di rimaneggiare il testo, ma il lettore medio non ha che da esserle grato (se non altro perchè è stata la stessa Salmon a introdurre Dovlatov da noi!). Centodieci e lode - altro che Pelevin, Denezhkina e i fiori del male russi!

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