Una parentesi luminosa. L'amore segreto fra Umberto Boccioni e Vittoria Colonna

Marella Caracciolo Chia

Editore: Adelphi
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 7 maggio 2008
Pagine: 177 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788845922688
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Descrizione
Quando incontra Umberto Boccioni, Vittoria Colonna ha trentacinque anni, e da quindici è la moglie di Leone Caetani di Teano. Un'unione, la loro, che suggellava il riavvicinamento fra due grandi dinastie romane acerrime rivali sin dal Medioevo; e tuttavia non esattamente felice: lei passa gran parte del suo tempo prendendo lezioni di pittura, viaggiando su e giù per l'Europa e frequentando il gran mondo; Leone si occupa delle sue terre di Cisterna o persegue i suoi studi di islamistica nella biblioteca di palazzo Caetani. Nel giugno del 1916, mentre Leone è al fronte, Vittoria trascorre le sue giornate nella quiete irreale dell'Isolino di San Giovanni, la più piccola delle Borromee, che ha affittato per l'estate, occupandosi del giardino e scrivendo lettere al marito. Umberto Boccioni (che all'epoca ha trentatré anni, è in attesa di tornare a combattere e sta consumando una difficile rottura con il gruppo futurista) è ospite dei marchesi della Valle di Casanova a Villa San Remigio, sulla sponda orientale del Lago Maggiore. Dopo un primo incontro dai Casanova, il tormentato Boccioni e la irrequieta nobildonna si vedranno ogni giorno. E, nel corso del mese di luglio, Boccioni sarà a due riprese ospite di Vittoria all'Isolino. L'ultimo soggiorno si conclude il 23 luglio; meno di un mese dopo, il 17 agosto, morirà a causa di una caduta da cavallo; nel suo portafogli, l'ultima delle lettere ricevute da Vittoria.

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Recensioni dei clienti

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    maria teresa

    14/02/2014 17:32:27

    E' uno dei più eleganti e bei libri che ho letto fin'ora.L'avevo acquistato come regalo per una mia zia, anziana, ma buona lettrice! Mai avrei tolto da uno scaffale, anche del web, una storia, anche se biografica, d'amore. Uno spaccato di storia , di persone, di ideali veri e italiani/europei. Ma la mia ammirazione va sopratutto alla scrittrice. Se si può usare la parola phatos, non me ne viene un'altra, nel racconto lo SENTI. Ci sono le luci e le ombre di personaggi che non restano nel libro, ma escono e alla fine della lettura, protatta anche ai ringraziamenti per allontanare il momento del distacco, sono esattamente persone calate nel loro tempo, un tempo vero e vivo! Come vi è riuscita essendo un primo libro! Bravissima! Così ho infranto il mio pregiudizio sui portatori di cognomi doppi e conosciuti... ovviamente a mia zia lo farò leggere però, il libro, resta nella mia biblioteca...!

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    silvana

    26/10/2011 14:08:02

    Davvero una piacevolissima lettura: un libro che unisce ad una seria documentazione una grande empatia verso i destini dei protagonisti; è un piccolo frammento di biografia, ma getta luce su un intero periodo artistico e sociale. Meglio, molto meglio di un romanzo.

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    Maria

    17/10/2011 14:53:52

    Più che un romanzo è un saggio scaturito dalla casualità nel trovare qualcosa di diverso da quello che si stava cercando: un baule rimasto chiuso per cinquant'anni dalla morte di Vittoria Colonna, secondo la sua volontà. Sembra una storia inventata, ma, come spesso accade, la realtà supera la fantasia, ed ecco scaturire tra le varie lettere che Vittoria aveva scritto al marito, anche quelle meno ovvie indirizzate a Boccioni o ricevute da lui. La loro intensa e brevissima storia d'amore non può avere uno scenario più idilliaco: l'isola di San Giovanni sul lago Maggiore nel mese di luglio del 1916. E' un mondo sospeso in tempo di guerra, il futuro è qualcosa di indefinito, è lì, ma non si è sicuri che si possa afferrare. E in effetti Boccioni poco dopo morirà, cadendo da cavallo; chissà se la sua ostinazione a volere imparare a cavalcare non fosse scaturita dall'avere incontrato la perfetta amazzone Vittoria. A lei non rimarrà che custodire in gran segreto un amore clandestino che la quotidianità non ha avuto il tempo di sciupare.

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    laura

    11/01/2009 18:06:12

    E' un bellissimo libro, uno dei rari incontri da cui non ti stacchi fino alla fine, complimenti all'autrice per la bravura narrativa, l'eleganza, l'accuratezza da ricercatrice ma con lo stile del romanziere con cui ha saputo ricostruire il contesto in cui si dipana la storia vera.

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    Marina BRUNO

    24/05/2008 07:51:30

    Il 20 maggio, nella splendida cornice della Sala del Circolo dei Lettori, a Torino, sono rimasta favorevolmente colpita dalla presentazione del libro da parte dell'autrice. Dalle parole trapelava il grande interesse che l'ha spinta, dapprima ad aprire il baule impolverato dove ha trovato le lettere, ed in seguito a farci partecipi di questa meravigliosa storia. Ho letto il libro tutto d'un fiato, apprezzandone la scorrevolezza, l'intensità dei sentimenti, la splendida e suggestiva cornice del Lago Maggiore. Voglio fare i complimenti a Marella Caracciolo Chia perchè, oltre ad affascinarci con questa breve ma intensa storia d'amore, ha saputo anche fare un perfetto ritratto di quell'epoca. Non avrei mai immaginato che una principessa di quegli anni potesse essere così anticonformista e frivola! Bel libro davvero! Brava! ...e ricambio i saluti "luminosi"!

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Lei si chiama Vittoria Colonna, un nome pieno di risonanze storiche e artistiche, e un pedigree composto da tutte le grandi famiglie dell'aristocrazia romana, nel suo caso quella colta, aperta, internazionale, avventurosa. Ha trentacinque anni ed è sposata a Leone Caetani di Teano, rappresentante di un altro grande casato romano, più chiuso, più stravagante nel suo stile di vita quasi tribale (vivono tutti insieme, e litigiosamente, in un grande palazzo di famiglia). Vittoria, oltre che bella, come ci mostrano le fotografie d'epoca, è intelligente, curiosa, cosmopolita, poliglotta, spregiudicata: probabilmente non un modello di tradizionali virtù coniugali, secondo quanto suggerisce questa cronaca, ma come suo marito, che passa la maggior parte del tempo nelle sue terre di Cisterna di Latina e a dedicarsi ai suoi studi di islamistica, assestata su un equilibrio del distacco.
C'è anche, in questo quadro, e a spiegare forse certe fughe di Vittoria, certi saggi accomodamenti della coppia, un figlio adolescente molto amato che non è tanto giusto, che sta male. Sembra inevitabile, quasi un destino scritto, che il giorno del 1916 in cui l'irrequieta Vittoria incontra in casa di comuni amici, sulle sponde del Lago Maggiore, il fascinoso, brillante, tormentato Umberto Boccioni, genio del Novecento, portabandiera del futurismo, artista di fama, oltre che uomo molto piacente nei suoi trentatre anni, scoppi una scintilla di attrazione e di fascinazione reciproca. Accade così che, lasciati alle spalle i palazzi romani, Vittoria si concentra sull'Isolino di San Giovanni, la villa sulla più piccola della Isole Borromee che Vittoria ha in affitto e che sta trasformando, casa e giardino, in una piccola personale utopia della bellezza e del bel vivere. All'Isolino, indifferente ai pettegolezzi, e in una sorta di bolla che li isola dalla storia e dal tempo, Vittoria e Umberto vivranno una breve e intensissima stagione d'amore, prima che la guerra (siamo nel 1916, anche se non sembra, nella pace del Lago Maggiore, anche se Vittoria fa di tutto per censurarne la coscienza) richiami Boccioni al dovere e a un tragico appuntamento con il destino.
Sulla base di uno smilzo ma eloquente pacchetto di diciannove lettere incontrate per caso mentre faceva ricerche per un'altra storia, un altro libro (undici missive di Boccioni, otto di Vittoria Colonna, più un frammento mai spedito), Marella Caracciolo ha costruito un libro che non è un romanzo ma che del romanzo ha tutta la passione e l'andamento, appunto, romantico – anche se a Boccioni l'aggettivo avrebbe fatto orrore. Certo, è soprattutto la nostra logica contemporanea a dirci che i due si sono amati: nel loro linguaggio si procede per allusioni, per grandi immagini. Ma si sente la passione. E Marella Caracciolo, con una scrittura limpida, elegante, gentile, riesce a mettere in risalto i dati oggettivi della storia d'amore raccontata da quel pacchetto di lettere nella cornice di un mondo ormai perduto, che vive brillantemente sull'orlo del disastro, anticipato dalla tragica, e "ingloriosa", fine dell'artista.
Irene Bignardi