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Stefano Bollani

Editore: Mondadori
Collana: Ingrandimenti
Anno edizione: 2013
Pagine: 138 p. , Rilegato
  • EAN: 9788804621126

Come è bello chiaccherare di musica con Stefano Bollani. In realtà noi ascoltiamo e lui parla per circa centotrenta pagine. Come se fossimo a un concerto. Cosa tenta di fare Bollani da buon jazzista? Tenta di scuoterci, noi lì seduti sulla poltrona di velluto. E ci invita a non avere paura di partecipare al concerto, noi lì, incerti sulla porta. Mette la sua esperienza personale nelle pagine, scrive con dolcezza e pacata semplicità di armonia, melodia e ritmo, di note e accordi, di generi musicali e improvvisazione. E piano piano, prova a smontare una serie di luoghi comuni, che invece di avvicinare la gente alla musica finiscono per allontanarla. Si toglie insomma lo smoking da direttore di sala e abbatte le distanze. Leggendo questo libro non saprete esattamente tutto sui generi musicali. Anche perché per Bollani i generi musicali sono nati eslusivamente per poter parlare di musica ma spesso finiscono per creare barriere che spaventano l'ascoltatore. E non saprete esattamente cos'è il solfeggio. Ma per queste cose ci sono manuali ed enciclopedia. Diciamo che vi verrà, almeno così è successo a noi, una pazza voglia di andare ad ascoltare la musica. Magari inizialmente anche solo su youtube, per scoprire come suona un pezzo dixieland, come era freak Thelonious Monk. Poi cercherete i dischi. Quali? Ad esempio Far East Suite di Duke Ellington, registrato nel 1966, nato dopo una tournée in Medio ed Etremo Oriente. Ellington metabolizza la musica orientale trasformandola nel suo blues. E poi A Night at Birdland, in due volumi, registrato nel 1954 dal batterista Art Blakey insieme al leggendario quintetto dei Jazz Messengers. Il Birdland era un localaccio di Manhattan, con un palco molto piccolo, e nella registrazione si sentono i rumori dei bicchieri, le risate del pubblico e il suono degli applausi. La piacevolezza di questa lettura nasce dal clima didattico e ironico al tempo stesso, che l'autore riesce a instaurare. C'è ritmo nella scrittura di Bollani: la nozione è sempre sfumata da un aneddoto divertente, un colpo ad effeto che ci fa dire "oh", e tutto sempre nel segno dello humour. Bollani ha un amore e un rispetto sconfinato per la musica, tutta, da Beethoven a Puccini, da Joao Gilberto ai Beatles. È l'amico che ti passa i dischi migliori, con cui non ti annoieresti se provasse a spiegarti il concetto di standard. E anche se accadesse, lui lo capirebbe al volo.

A cura di Wuz.It

Recensioni dei clienti

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    *ciobin

    14/02/2014 19.12.27

    mah.. partenza accattivante, scrittura fresca e piacevole, argomenti .. beh, argomenti davvero scarsi. Insomma, di fatto non dice nulla, non aggiunge e non toglie niente alla cultura musicale del lettore, nessun apporto se escludiamo il bell'elenco di jazzisti da ascoltare "almeno una volta nella vita" per decidere quale preferiamo. Bollani scrive in modo piacevole, con la stessa freschezza con cui suona, ma non riesce a comunicarmi alcunché, nonostante la grande passione per la musica che mi ha spinto a comprare questo libro. Conclusioni: libro inutile, da prendere in ebook se capita in super-offerta, giusto per togliersi la curiosità.

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    Eppursimuove

    05/07/2013 12.39.07

    "In teoria tutto è musica", scrive frettolosamente Bollani, come quando qualcuno dice che tutto è poesia; ma musica e poesia sono arti e, in quanto tali, prodotti convenzionali di alta levatura (quando sono Musica e Poesia) che non esistono "in natura". Uno dei tanti esempi possibili di idee vergate là, per riempire la pagina. Ho trovato il volume del pianista piuttosto inutile, gradevole solo nella narrazione aneddotica. Il classico testo che viene commissionato per il mercato a chi, per essere noto, procurerà vantaggi a se stesso e alla casa editrice. Scrittura rabberciata, con errori non infrequenti (anche di grammatica, come "un altro elemento... sono quelle..."). Alcuni argomenti sono intitolati e, a mio avviso, non trattati (cosa che accade, ad esempio, nel capitolo "E parlare di cultura?"). Stile a volte confuso, incoerenza di pensiero o mancanza di attitudine ad esprimerlo in modo chiaro; argomentazioni perfino incongrue. Insomma, la consueta sortita del personaggio mediatico che non ha l'indole dello scrittore, ma che ad ogni costo deve pubblicare il suo libro. Di gran lunga migliore il Bollani musicista.

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    giorgio g

    20/06/2013 09.46.54

    Per uno come me, che non è mai stato educato alla musica (pecca imperdonabile della scuola di molti decenni fa), leggere l'agevole libretto di Stefano Bollani è stato come fare un bagno nell'acqua alta senza sapere nuotare. Ci crederete? Non sono annegato ed anzi ho provato diletto a seguirlo nelle sue digressioni tra musica operistica, musica classica e jazz. Lettura ancor più consigliabile a chi di musica non è digiuno!

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    Ando Bertolo

    11/06/2013 17.56.50

    Bollani in questo libro ha la stessa capacità di comunicazione e coinvolgimento che si provano quando si assiste ad un suo concerto live. Il libro contiene una serie di riflessioni che sono sicuramente condivisibili da chi ama la musica a prescindere dal genere.

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