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È grazie ai greci che ancora oggi chiamiamo «mistero» ciò che non si può dire e «ateo» chi vive non credendo in Dio. Come e perché alcune parole hanno fatto la storia, mentre altre sono cadute nell'oblio? Viceversa, in che modo la storia ha influito sulle espressioni che da secoli usiamo per descrivere noi stessi e il mondo? Un nuovo vocabolario per una lingua antica, un viaggio avventuroso alla scoperta degli aspetti enigmatici del greco.
«La forza delle parole greche non sta in una loro immaginaria purezza ma, al contrario, nelle scorie che esse si trascinano dietro da millenni. Nel fatto di essere state contaminate, usate e abusate, da generazioni di esseri umani, nei più diversi contesti.»
Il greco si annida anche là dove meno ce lo aspetteremmo. Basti pensare, per esempio, alla parola «attimo», che pronunciamo ogni giorno, e che probabilmente ha alle spalle àtomos, usato già da Aristotele nel senso di una «frazione di tempo indivisibile». Aveva dunque buon gioco John Keats nel dichiarare, a inizio Ottocento: «Siamo tutti greci. Le nostre leggi, la nostra letteratura, la nostra religione, le nostre arti hanno le loro radici in Grecia». Ma è proprio così? O la nostra sensazione di intimità con questi antenati è fuorviante? E la casa dei greci è davvero confortevole? Non c'è nulla di perturbante in quelle antiche stanze? Con stile brillante e tono colloquiale Giorgio Ieranò ci guida alla scoperta di quella che non è affatto un'eredità racchiusa in uno scrigno prezioso di cui noi siamo i fedeli e pacifici custodi, ma un percorso accidentato e labirintico, in cui le parole greche sono state giocate su diversi piani e nei modi più imprevedibili. Un'indagine che investe il lessico dell'anima (da «psiche» a «eros»), del sacro (da «Cristo» a «teologia»), della cultura (da «filologia» a «scuola»), e della politica (da «democrazia» a «economia»), fino a un termine tornato drammaticamente in auge in tempi recenti, «epidemia». Attraverso riletture illuminanti, storie e interpretazioni inedite, l'autore racconta le vicende di forzature e riscoperte, contaminazioni e metamorfosi che si perdono nel vortice caotico della storia. E, parlando degli antichi, parla anche un po' di noi, di quel «noi» che siamo, o che vorremmo essere.
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
E' affascinante la storia delle parole antiche. Esse si trascinano dietro millenni di avventure umane. Le parole, infatti, come scrive Ieranò, non vivono prigioniere, sotto una teca, come farfalle inchiodate a uno spillo, ma cambiano, si evolvono, assumono significati nuovi. Molte delle nostre parole provengono dal greco antico: una lingua che non può definirsi morta, perché rivive nelle espressioni quotidiane e, quindi, nei pensieri di noi contemporanei. Il libro è un lungo e travagliato viaggio, un racconto sul linguaggio che ci avvince per l'originalità, la profondità e la capacità espressiva del suo autore.
Come le vicende umane, anche per le parole si può scrivere la loro storia, spesso tortuosa e complicata. Numerose sono nate in tempi remoti, soprattutto nell'antica Grecia. Ancora oggi le usiamo abbondantemente nel linguaggio quotidiano. Non tutte, però, hanno conservato il significato originario, ma hanno subito, invece, alterazioni, sfumature o radicali cambiamenti. Ieranò ci offre un quadro davvero interessante del dipanarsi nel tempo di alcune parole strettamente collegate con un filo diretto con il mondo greco. La civiltà greca, tuttavia, pur essendo a noi connessa, non rappresenta in toto la nostra realtà attuale. Diversi sono i valori, mentalità e modi di vivere. Così, anche le parole, adattandosi alle nuove esigenze, hanno assunto connotazioni diverse. Un libro appassionante e che ci coinvolge nell'avventura dei tanti significati.
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