La passeggiata - Robert Walser - copertina

La passeggiata

Robert Walser

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Traduttore: Emilio Castellani
Editore: Adelphi
Edizione: 17
Anno edizione: 1976
In commercio dal: 1 febbraio 1976
Pagine: 108 p., Brossura
  • EAN: 9788845901867
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    Valeria

    15/03/2020 17:14:41

    Walser trascina il lettore in una passeggiata che solo apparentemente ha luogo in una piccola città della svizzera, ma che in realtà ci porta nei meandri della mente umana, stimolando pensieri e riflessioni. Stile pulito e semplice.

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    serafini lino pasqualino

    29/09/2019 08:51:36

    la passeggiata è una novella che ci deve far riflettere.Pensate a quante cose belle si possono ammirare con attenzione durante una passeggiata con la natura, la passeggiata come riflessione ,come pensare ai problemi e come risolverli nei limiti del possibile (quindi niente cuffiete con la musica)la camminata come vivere in libertà, la camminata che fa bene al corpo, in poche parole la camminata che fa bene sotto l'aspetto globale alla nostra psicosomaticità.

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    AdrianaT.

    24/07/2019 08:35:29

    È una passeggiata nello Stile. A saltare all'occhio, è il forte contrasto fra la semplicità (banalità?) delle faccende narrate, e il lessico - con il quale sono edificate, sorrette e supportate - sproporzionatamente altisonante, di un'eleganza e ricercatezza quasi 'cavalleresca', al limite del sopportabile in quanto a computezza e leziosità. Può risultare antipatico, snob e ampolloso, ma è anche ironico e ci si può divertire, come potrebbe divertire - bardati in sontuosi abiti ottocenteschi dai corsetti asfittici alla Gattopardo, centrifugati dai saloni decorati con stucchi e oro - l'abbraccio di un valzer. Si sente forte e chiara la sua passione per la prosa poetica, e il suo divertimento nel comporla che contagia chi legge. Questo è passeggiare con Walser, il peripatetico, sopraffino homme de lettres, l'acutissimo osservatore che ci insegna quanto la filosofia e l'arte del camminare possa essere d'ispirazione; è una rinfrescata al lessico alto, alla forma linguistica perfetta e, in quanto a contenuto, una boccata di silvestre ossigeno con cui nutre la sua anima di scrittore e di uomo e il lettore stesso, raccontando di sé, di variegata umanità e di Natura.

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    Antonio Aristide

    23/07/2019 14:42:30

    Un racconto che vale decisamente la pena leggere. In quest'opera l'autore ci guida attraverso una sua passeggiata in cui persone e cose stimolano le riflessioni dell'autore sulla vita portando anche il lettore a riflettere, sorridere e intristirsi assieme a Wasler.

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    Carmine

    02/06/2019 07:06:23

    "La passeggiata" è forse l opera che meglio esprime il pensiero di Robert Walser e meglio esterna le sue passioni inalienabili:lo scrivere e "l'idea alta e nobile del passeggiare". Seguiamo così Walser stesso (o un suo alter ego) in un vagabondare elegante, arricchito sfarzosamente da ricche descrizioni e da una schiera folta di personaggi incontrati lungo il peregrinare: giganti, professori, future dive e cantanti, intellettuali aberranti e funzionari. Gli strali della penna di walser vibrano proprio negli ambigui dialoghi con questi tritagonisti, di volta in volta lodati o deturpati in brevi monologhi; e nemmeno viene risparmiato il perverso universo dell'editoria coi suoi pennivendoli e sedicenti poeti. Fra le riflessioni varie e più disparate sorpavvive tuttavia una carica malinconica accompagnata da un'ironia affilata e causticamente critica verso una realtà che mai smette di mascherare la propria vacuità.Rimpiangendo l'avita semplicità della Svizzera vergine rispetto alla Svizzera ormai prossima all'industrializzazione e alla massificazione,Walser cerca di ripalesare una dimensione altra, un locus amoenus oramai irrimediabilmente perduto, in un climax smaterializzante e trascendente che lo porterà ad una visione perfetta e abbagliante (ma caduca) della natura. L'anelito panistico tuttavia non si realizza appieno; in un bosco pacifico,con l arrivo della notte e quindi con la fine della passeggiata,lo scrittore comprende di essere solo un "povero prigioniero fra cielo e terra", con l'unica certezza di ritornare "nel grembo della terra, giù nella tomba".Ma la mestizia della vacuità della vita non prende il sopravvento sul bell'idillio che la passeggiata ha creato, è finita la magia ma egli ne conserva intatto il folgorante ricordo,che può tramite la carta, perseguitare a brillare. Ironia della sorte,Walser morirà 40 anni dopo,proprio al termine di una sua passeggiata,nella neve,dopo aver rinnegato anche la scrittura che gli aveva salvato almeno la vita interiore.

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    Loris

    12/09/2014 16:12:20

    La cronaca di una passeggiata lunga un giorno permette all'autore di giocare su vari registri: invettiva, ironia, contemplazione estatica, riflessione esistenziale, nostalgia. Le ultime pagine sul far della sera hanno una particolare bellezza malinconica. Lo stile è ricercato e 'alto', con un effetto quasi straniante.

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    Max

    01/06/2014 14:10:10

    Ciò che conta, qui, è lo stile. Il racconto di una giornata dedicato al "passeggio", non come semplice passatempo, bensì come fonte di ispirazione in virtù di osservazioni, riflessioni, incontri assai eterogenei e apparentemente privi di nesso, che hanno però nello stile della scrittura il loro denominatore comune. Tra le righe, Robert Walser ci raccomanda di non prenderlo troppo sul serio, perché la leggerezza è, dopotutto, la chiave vera della vita.

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    Tenca 46

    28/10/2013 11:33:11

    Che dire di questo (breve) libro o (lungo) racconto ? In una bella giornata di sole il protagonista inizia una passeggiata con animo sereno e gioioso. Sembra quasi un adolescente che vede con ottimismo tutto ciò che lo circonda fiducioso sulle meraviglie che la vita gli riserverà. Incontra persone, descrive paesaggi, situazioni piacevoli e anche meno piacevoli, ma senza mai abbandonare lo stile leggero e lievemente ironico che contraddistingue tutto il racconto. Poi, verso il finale, qualche riflessione in più, il ricordo di un momento di felicità lasciato colpevolmente fuggire e questo finale: "Ho raccolto fiori solo per deporli sulla mia infelicità?" mi domandai, e il mazzolino mi cadde di mano: M'ero alzato per ritornare a casa: era già tardi, e tutto si era fatto buio." Già questo finale, a mio avviso, è emblematico sulla qualità del libro.

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    Ellery

    23/07/2013 14:53:11

    La Passeggiata è un racconto veramente sorprendente di Robert Walser, lungo nemmeno 100 pagine, in cui l'autore ci fa immergere in un mondo magico e incantato, quello della sua mente solitaria. All'inizio pare di assistere ad un semplice elenco di ciò che il protagonista incontra durante il suo cammino, ma poi si rimane estasiati dallo stile usato e dalle immagini vive che lo scrittore riesce a creare, dalla sua sottile ironia e dal suo grido disperato e allo stesso tempo gioioso e malinconico, quello di una persona che tenta di trovare il suo posto nel mondo, cercando di trarre l'essenza di tutto ciò che lo circonda, con una incredibile sensibilità, che lo vede però sempre e solo come consapevole spettatore esterno, un escluso. La bellezza delle cose, delle persone e luoghi in cui si imbatte durante la passeggiata sono per lui fonte di incanto continuo, sembra che il protagonista scopra tutto ciò che lo circonda come se lo vedesse per la prima volta, in un'allegoria della vita veramente efficace, in cui non mancano i momenti meno entusiasmanti delle difficoltà di tutti i giorni. Si passa da attimi di vero entusiasmo ed euforia ad altri depressivi, e seguendo l'armonia del linguaggio ricercato si arriva fino al calare della sera e al finale che ho trovato davvero commovente nella sua semplicità. Indispensabile approfondire la biografia e le altre opere di Walser, dopo questa lettura.

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    tiziano

    21/02/2013 22:37:12

    Non è, forse, con questo enigmatico impasto di sorpresa, contemplazione, imbarazzo, raccapriccio e, a volte, disprezzo che ammiriamo personaggi, oggetti e paesaggi lungo la nostra "passeggiata" umana? Un esempio perfetto di questo atteggiamento aperto e nello stesso tempo idiosincratico, testimoniato dallo sguardo unico e profondo dell'artista: Robert Walser. Un'opera immensa, di piccolo formato.

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    anita

    12/09/2012 16:49:05

    noioso e inutile... descrizioni così lunghe da farti venire voglia di abbandonare il libro dopo ogni frase.

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    filippo nox

    18/04/2012 20:53:47

    Una lunga passeggiata dove un affollarsi di stimoli razionalmente mal conciliabili si combinano perfettamente rappresentando la metafora della scittura di questo autore. Una lettura breve ma piacevole. Consigliato!

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    Nino

    12/02/2011 17:37:59

    La vita è una passeggiata. E' una camminata a testa alta dinanzi a ciò che si incontra. Gli incontri e scontri della vita sociale e naturale. Riflessivo, ironico, spensierato, visionario, malinconico, realista. Un'occhiata aldilà della siepe. Un continuo distaccarsi dalla realtà, che ci immerge in un mondo fatto di pensieri e pregiudizi, opinioni silenti e diverbi accesi. Elegante e poetico. Ottima la traduzione.

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    nicoletta

    09/10/2010 20:24:49

    Un piccolo gioiello di gratitudine per l'autore che ce lo ha donato. Una lettura che ti avvolge con la sua spensierata altezza, con i giochi di parole che sembrano non essere stampati data la loro leggera giocosità. Lo rileggo ogni volta che il mio animo ha bisogno di essere nutrito dalle deliziosi immagini che la Passeggiata riesce sempre e continuamente a darmi. Leggetelo

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    Marco Piras Keller

    17/11/2009 10:44:47

    Capolavoro cui anche la traduzione rende giustizia, con due soli appunti al bravissimo Emilio Castellani, il traduttore (figura mai abbastanza apprezzata o deprecata quando sia il caso). Un'osservazione riguarda la resa in italiano. La scelta fatta dal traduttore di apostrofare sempre quando le regole scrittorie dell'italiano lo consentano. La lettura del testo a me suggerirebbe una resa che, piuttosto, porti a fermarsi sulle parole, anche sull'ultima sillaba, quasi nel rispetto del ritmo della passeggiata. Particolarmente trovo questo inciampo a pag 90 con "quest'ultimi" cui avrei molto preferito "questi ultimi", che 'rallenta il passo'. Un appunto al curatore (che è sempre il traduttore). Nella Svizzera interna, quella alemanna, normalmente detta Svizzera 'tedesca' (ma non si dica mai a uno svizzero alemanno che è tedesco o che parla tedesco) lo sport nazionale è il 'laufen' (soprattutto 'correre' in tedesco, ma per gli svizzeri è solo 'passeggiare'). Robert Walser affronta questa sua passeggiata 'descrittoria' con lo stesso incedere del normale camminare, con l'esperienza di una vita, di generazioni che nel passeggiare hanno quasi un obbligo sociale. Voglio dire che tutto il testo andrebbe percorso con questa coscienza, del ruolo che la 'passeggiata' ha per uno svizzero alemanno. Molto si potrebbe aggiungere, ma qualcuno se ne sarà già occupato di questo aspetto.

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    Amaranta

    10/05/2009 03:41:31

    Conoscevo questo autore e questo racconto è perfetto, anche dal punto di vista formale (a discapito di chi lo trova incoerente e discontinuo)perchè risponde ad una precisa condizione del poeta di fine '800.

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    antonio d'agostino

    21/03/2008 17:43:39

    bellissimo e disarmante!

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    Paolo

    15/10/2007 22:34:55

    Grande

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    Marta

    13/05/2007 11:17:40

    Una piccola perla. Questo racconto è un'allegoria della vita intesa come perpetuo vagabondaggio, con le sue tristezze e i suoi entusiasmi, capace di percepire la meraviglia anche nelle cose più piccole e marginali, nonostante le avversità di cui ogni esistenza è costellata. Un invito a non perdere la capacità di stupirsi di fronte alla varietà del mondo, a sentirsene profondamente parte. Lo stile è ironico, talvolta al limite del visionario, sempre ricercatissimo (ottima traduzione!).

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    Elisa

    10/12/2006 21:20:51

    Un racconto un po' noioso,secondo il mio modesto giudizio,discontinuo e a tratti incoerente. NON MI è PIACIUTO.

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  • Robert Walser Cover

    (Biel, Berna, 1878 - Herisau, Appenzell, 1956) scrittore svizzero di lingua tedesca. Per molto tempo si guadagnò da vivere esercitando in Svizzera e in Germania i più umili mestieri (tra gli altri, quello di domestico in un castello), che tralasciava per scrivere poesie e brevi prose d’arte; ma frequentò anche ambienti artistici e letterari. A Berlino scrisse di getto tre notevolissimi romanzi autobiografici (I fratelli Tanner, Geschwister Tanner, 1907; L’assistente, Der Gehülfe, 1908; Jakob von Gunten, 1909), caratterizzati da una visione enigmatica e lenticolare del comportamento umano e dei rapporti intersoggettivi. Deluso dal mancato successo e vittima di gravi crisi depressive, tornò in Svizzera e dal 1929 visse in una clinica psichiatrica.W. fu un maestro della forma breve, del microcosmo... Approfondisci
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