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Traduttore: C. Groff
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2004
Formato: Tascabile
Pagine: 199 p., Brossura
  • EAN: 9788806171148
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Recensioni dei clienti

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    rino

    05/06/2006 00.39.54

    difficile, veramente ostico da leggere soprattutto per chi come me non è affine a nomi/luoghi teutonici. la assenza di un qualsiasi tipo di pathos poi non riesce a catturare l'attenzione e mi sono spesso trovato mentre leggevo a pensare ad altro.E' l'unico testo di Grass che abbia letto e mi è sembrato di capire (lo stesso autore ne fa a volte cenno) che il libro sia stato scritto piu su spinta di terzi che per ispirazione personale. non cè mai trasporto ed arrivato al finale ho chiuso stancamente il libro, senza che abbia provato alcuna emozione. lo dimenticherò presto

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    Mara

    06/12/2002 18.23.44

    Sono sempre più convinta che è una vera sfida per un traduttore cimentarsi con i libri di Grass, perché metà del suo sarcasmo consiste in giochi di parole e allusioni. I primi per definizione sono intraducibili, le seconde dicono qualcosa solo a chi conosce bene la cultura, la storia e l’attualità tedesche. Insomma - secondo me - Grass è un autore difficilmente “esportabile” in un altro contesto culturale, dove al massimo tutti conoscono (o fanno finta di conoscere) il mondo anglosassone, ma non certo quello tedesco. Fatta questa premessa, e reso omaggio all’impegnativo lavoro del traduttore, prendo le difese di noi poveri lettori. A quale lettore italiano, che non abbia un’infarinatura sommaria di tedesco, termini come Conradchen o Paulchen possono sembrare diminutivi affettuosi dei nomi propri Corrado o Paolo? Oppure sfido chiunque a trovare un lettore con meno di trent’anni (anche loro hanno il diritto di leggere e di capire i libri che comprano) informato del fatto che “Trabi” era il diminutivo dell’utilitaria più diffusa ai tempi della Germania Est. Io da parte mia ho dovuto riflettere un po’ prima di capire che “kadeer” era la trascrizione di KDR, l’acronimo di “kraft durch freunde” il nome delle navi-vacanza del dopolavoro nazista. Perché l’editore è stato così avaro con le note? Davvero noi lettori dobbiamo faticare tanto per meritarci il libro che abbiamo pagato? Ciò nonostante, il libro mi è piaciuto molto.

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