Traduttore: Bruno Arpaia
Editore: Guanda
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
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Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 1,64 MB
  • Pagine della versione a stampa: 640 p.
    • EAN: 9788823519978

    13° nella classifica Bestseller di IBS eBook - Narrativa straniera - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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    Recensioni dei clienti

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      jane

      15/10/2018 13:27:52

      Il libro più bello letto quest’ anno, difficile aggiungere qualcosa di nuovo ai commenti ben articolati di molti che mi hanno preceduto.

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      Ennio

      06/10/2018 16:01:20

      Romanzo molto interessante in un contesto storico drammatico. Un po' pesante; alcuni capitoli potevano essere sforbiciati.

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      Alessandra

      23/09/2018 19:55:36

      Un libro semplicemente stupendo e pensare che dopo averlo acquistato ho aspettato molto prima di leggerlo. Forse per il tema che credevo difficile per chi non conosce a fondo la questione basca. Mi sbagliavo. Il territorio dove si svolge la storia è importante ma i temi che affronta sono universali.

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      Francesco B.

      23/09/2018 18:08:46

      In questo romanzo si parla di ETA, dell’ultima ETA, di Euskadi Herria, della lingua Euskera, e di due famiglie. Bellissime le figure femminili: da una parte Mirren, ultrà del figlio Etarra incarcerato, espressione di quella devozione materna e muliebre tipica delle famiglie latine, che non vuole sentire ragioni ma che finisce per adattarsi agli sconvolgimenti in maniera quantica, per salti. Poi c’è la figlia Arantxa, che ha chiaro fin da subito da che parte sta non tanto la ragione, ma la ragionevolezza e l’umanità. E dall’altro lato c’è Bittori, donna dall’orgoglio monumentale, col marito morto ammazzato per non aver pagato il pizzo, che non vuole né deve vergognarsi di mettere la faccia per le strade del paese. Ai margini gli uomini: figure un po’ grigie e poco libere: prigionieri delle abitudini, del lavoro, dei propri fantasmi. E c’è una società basca chiusa, lugubre, che ricorda dinamiche omertose e –diciamolo - mafiose. Fa male non tanto chi passa alla lotta armata, assumendosi le responsabilità e le conseguenze delle proprie azioni, ma quella zona grigia, che sostiene affianca finanzia e codifica e opprime, ma che ogni volta, quando la Storia gira, resta a galla e non risponde mai di nulla. Come quei protoroditori nascosti tra i sassi mentre il meteorite stirava i dinosauri. Sindacalisti delatori, gestori di circoli che spediscono i ragazzini a scrivere sui muri i nomi dei prossimi “nemici del popolo”, parroci schierati col “popolo” persone che dispongono vere e proprie condanne a morte di poveri cristi che semplicemente non vogliono pagare il pizzo. Un bambino vince un concorso di poesia indetto da un giornale in castigliano, e si vede costretto a “donare” l’intera somma a favore della colletta per i detenuti in carcere, per riparare lo sgarro. Badate, il confine è sottilissimo, la lotta armata di un popolo oppresso è legittima e non la si può parametrare in termini morali, conta solo vincere. la storia dei paesi baschi gronda sangue spesso innocente, con

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      ratavuleira

      23/09/2018 16:56:16

      Un libro di una forza straordinaria che riesce a portare il lettore - con una scrittura difficile ma straordinariamente efficace, come di un susseguirsi di pensieri, di sovrapposizione di idee, di ritorni e rivisitazioni e reinterpretazioni di quanto appena narrato - all'interno del dramma di una nazione e di un popolo. Il microcosmo di due famiglie basche amiche - e poi nemiche per la scelta politica (?) d'un figlio - sviscera la futilità e persino l'estraneità dell'opzione 'contro' (contro la propria storia, i propri affetti, i propri compaesani); svela la tragica invenzione di un vuoto mito di diversità ancestrale per proclamare nuove radici, svela la ricerca del sangue come metodo di convincimento, svela il progressivo incancrenirsi di una guerra civile fatta di tradimenti menzogne e violenza senza senso. La tragedia di un popolo illuso/abbindolato da pretestuose false ragioni viene sezionata a livello individuale nella storia soprattutto di due madri che poco a poco diventano il cuore del mondo, le sole cui spetta il diritto/dovere di vincere il sangue e l'odio, restituendo all'umanità sola la possibilità di una redenzione nazionale.\nLa scrittura: è difficile all'inizio, costringe ad una lettura cogli occhi, colla voce, col cervello impedendo ogni calo di attenzione. Dopo una ventina di pagine cattura e diventa un legame diretto tra autore e lettore, dando a quest'ultimo anche la possibilità di inventarsi virgole e punti, di modificare la struttura delle frasi, di interagire leggendo e rileggendo le frasi. \nEstremamente difficile dev'essere stato il lavoro di Bruno Arpaia, il traduttore: è a lui che spetta, credo, buona parte del successo di 'Patria' in Italia.

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      filippo

      23/09/2018 12:31:47

      "Patria", il romanzo dello scrittore basco Fernando Aramburu, è un vero e proprio capolavoro. lo scrittore ci regala un romanzo corale di tale bellezza come non se ne leggevano da tempo, che non ha nulla da invidiare ai grandi classici della letteratura mondiale. in "Patria" c'è tutto: la storia della Spagna nel periodo del terrorismo ETA, la perfezione linguistica e stilistica, la perfetta costruzione e caratterizzazione dei personaggi, in maniera particolare delle due donne protagoniste, Miren e Bittori e la varietà di emozioni e di registri; é una storia tragica eppure emerge l'umorismo, è pessimistica ma si intravede sempre la luce...insomma " Patria" è un romanzo perfetto, da leggere e rileggere nonostante le numerose pagine.

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      Rossella

      22/09/2018 10:54:43

      “Patria” racconta la storia di due donne, Miren e Bittori, e delle loro famiglie, spezzate dalla morte di Txato, marito di Bittori, assassinato dall’ETA. La patria è Euskadi, il paese basco della transizione politica e degli omicidi da parte dei terroristi che adesso sembra cancellato, quando si parla di riconciliazione e di voltare pagina: come se si fosse sviluppata la volontà di dimenticare piuttosto che perdonare, senza comprendere nel profondo quella che fu la progressiva fanatizzazione indipendentista di un mondo cieco e autoreferenziale. Aramburu aveva già affrontato questo tema nella raccolta “I pesci dell’amarezza” e nel romanzo “Anni lenti” ma ora tratteggia il lungo dramma civile attraverso due figure femminili che tengono le fila del tessuto delle rispettive famiglie. La trama si snoda in capitoli quasi sempre brevi in una specie di mosaico, talvolta frammentario, in cui, però, si individua una sotterranea, progressiva tensione alla totalità, alla completezza. Un romanzo solido, estremamente amaro eppure capace di sprazzi di tenerezza, che contrappone alla barbarie del ripugnante terrorismo, un sentimento nuovo, quello che dice che l’unica patria autentica è l’umanità. O la letteratura.

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      RossellaM

      21/09/2018 17:46:43

      Ho letto questo libro mesi fa, all'inizio di quest'anno, ma mi ha così marchiato a fuoco che ancora, se mi concentro, riesco a visualizzare le famiglie protagoniste, con i loro antagonismi distruttivi, che sono poi gli stessi che animavano l'intero popolo basco. La trama, in realtà, è molto semplice e lineare, facile da seguire: Txato, proprietario di un'impresa di trasporti, viene preso di mira dall'ETA (l'organizzazione terroristica basco-nazionalistica), e da lì inizia il calvario suo e della sua famiglia: gli abitanti del paese di San Sebastian si allontaneranno gradualmente da loro (alcuni solo per tacito accordo con la paura, alcuni perché convinti sostenitori dell'ETA), e in particolare la famiglia di Joxian e sua moglie Miren, loro migliori amici da sempre. Inizia così il calvario che porterà il lettore all'interno del funesto mondo di quegli anni, dilaniati dalla paura di esporsi, dalla paura di andare controcorrente, dalla paura di finire vittime degli attentati, o ancora dalla paura di perdere la propria identità popolare. E' un romanzo corale, questo: la parola passa (come qualcosa che scotta, impossibile da tenere troppo a lungo e non lanciare lontano) da un membro delle due famiglie all'altro, facendoci vivere i sentimenti di chi sta dall'una e dall'altra parte, di chi ha perso il proprio migliore amico, chi il proprio genitore, chi ha perso il proprio fratello perché devoto dell'ETA, chi fugge lontano e chi resta e combatte coi propri demoni. Impossibile non calarsi nella realtà descritta, non solidarizzare con i personaggi, che siano vittime o carnefici: perché la maestria di Fernando Aramburu sta proprio in quella umanizzazione della tragedia capace di farci recepire e comprendere le ragioni di ognuno, le insicurezze di ognuno, i pentimenti di ognuno. Impossibile non commuoversi, impossibile non essere grati all'autore per aver portato alla luce uno stralcio di storia di cui purtroppo si ricorda troppo poco spesso.

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      Celeste

      21/09/2018 15:38:49

      Ho letto il libro in lingua originale e ho davvero apprezzato l'autore. Fa chiarezza su un volto della Spagna che per molte persone è confuso e poco conosciuto. Con uno stile di narrazione interessante, l'autore mi ha portata a conoscere una verità altrettanto interessante, in un perfetto intreccio di storie personali mischiate alla storia della Paesi Baschi.

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      Nela

      20/09/2018 22:41:14

      Un libro intenso e bellissimo, che riesce a descrivere il dolore di una famiglia e di una intera nazione in maniera mai banale, mai eccessiva. Resta la (mia) più bella scoperta letteraria degli ultimi tempi.

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      Naty

      20/09/2018 14:16:28

      Mi piace quando un romanzo riesce a insegnarmi pezzi di storia senza sottolinearlo. Patria è il racconto delle dinamiche del terrorismo basco descritto attraverso le vicende di due famiglie un tempo vicinissime, poi messe alla prova dagli eventi. Mi sono ritrovata da subito attaccata alle pagine. Bellissimo lo stile di Aramburu, il suo modo schietto e immediato di scrivere fa sì che 600 e passa pagine volino via in un soffio. Premio strega europeo, a mio avviso, super meritato.

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      Marco

      20/09/2018 10:34:49

      Il romanzo è bello, mi è piaciuto. Non so però se lo definirei un capolavoro o se lo consiglierei. Miren e Bittori sono insopportabili: mi hanno fatto venire voglia di chiudere la lettura il prima possibile. Forse in spagnolo è meglio.

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      Andrea Mariani

      20/09/2018 09:43:51

      Il libro è caratterizzato da una costruzione complessa che, con continui salti temporali e di soggetto, risulta nei fatti gradevolissima nella lettura, scorrevole e avvincente, pur superando le 600 pagine. La storia e la geografia (ETA e Spagna) sembrano ad un certo punto pretesti. Per quanto il contesto sia molto specifico e non possa essere paragonabile ad altre storie recenti di terrorismo, il libro non sembra avere alcuna intenzione di analizzare il fenomeno del nazionalismo e del terrorismo basco. L’intento è piuttosto quello di raccontare una storia emblematica di ciò che accade quando una comunità cede al fanatismo, quando alla civile convivenza si sostituiscono lentamente il pensiero unico, gli slogan, la prevaricazione, il continuo e costante superamento di soglie invalicabili che dovrebbero regolare la vita di una civiltà democratica e la passiva accettazione di questo scivolamento in nome di una logica di appartenenza.

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      Plateau09

      20/09/2018 09:38:21

      Non posso che unirmi al coro di elogi per questo romanzo, che affronta un tema molto complesso, con toni assolutamente lucidi. La personalità dei vari personaggi emerge limpidissima, seppure con mille sfaccettature, con lo scorrere delle pagine. Una storia che parla di dolore, di dignità e di perdono, ma anche di errore e di debolezza umana. Da leggere senza alcun dubbio.

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      Giovanni

      19/09/2018 13:03:22

      Libro che vorresti non finisse mai. Ho apprezzato moltissimo lo stile narrativo e il ritmo che l'autore ha conferito agli eventi, che, tra passato e presente, svelano lentamente il carattere dei protagonisti. Sullo sfondo, delle vicende personali, c'è la grande storia che ha sconvolto una regione della Spagna.

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      goldrake

      19/09/2018 08:34:59

      Il romanzo affronta un tema importante, ma si perde in un'infinità di dettagli e personaggi inutili. Talvolta gli scrittori dovrebbero avere il coraggio di tagliare. Per l'inizio e ad alcune pagine il mio giudizio avrebbe potuto essere decisamente migliore, ma ho trovato molti passaggi stucchevoli ed insignificanti rispetto al tema vero e ultimo della vicenda. Peccato.

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      Giuliano

      19/09/2018 08:00:46

      bisogna avere qualche pagina di pazienza per capire la struttura dei nomi e dei tempi di narrazione di un libro lungo, che però continua a crescere pagina dopo pagina. Diventa sempre più chiaro e sempre più potente nel mettere insieme personalità, storie individuale interessanti in una narrazione di un periodo storico di quelli difficili da conoscere e da capire. Molto ben scritto. In un'ambientazione affascinante. Con un finale bruciante, che ho trovato di grande forza e di rara intensità.

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      Alessandro C.

      18/09/2018 12:54:56

      Semplicemente uno di quei romanzi che ti porterai dentro per sempre.

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      Vale

      18/09/2018 12:01:41

      Un bel libro, ben scritto. Nonostante le 600 pag. non è mai stancante. I personaggi sono ben delineati e si riesce a percepire l’atmosfera è i sentimenti aleggianti negli anni cui l’Eta era attiva in Spagna. Mi ha ricordato “Più alto del mare “, della Melandri, un libro/racconto che ho davvero amato per la capacità di raccontare le emozioni attaverso storie di vita degli anni piombo italiani.

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      DAVIDE

      14/09/2018 07:44:35

      Il classico libro che vorresti non finisse mai, in cui i personaggi sono così veri che ti sembra di conoscerli da sempre. Un romanzo che parla di terrorismo, di vita vissuta ma sopratutto di perdono, in una visione originalissima in cui le vittime sentono la necessità e pretendono di concederlo ai loro carnefici...straordinario!

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