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Andrea Camilleri

Editore: Mondadori
Edizione: 2
Anno edizione: 2003
Formato: Tascabile
Pagine: 319 p. , Brossura
  • EAN: 9788804523895
Usato su Libraccio.it € 5,94


"Era vero, Livia aveva ragione. Lui aveva paura, si scantava di calarsi negli 'abissi dell'animo umano', come diceva quell'imbecille di Matteo Castellini. Aveva scanto perché sapeva benissimo che, raggiunto il fondo di uno qualsiasi di questi strapiombi, ci avrebbe immancabilmente trovato uno specchio. Che rifletteva la sua faccia."

Come si misura la notorietà di uno scrittore? Se una persona, seduta casualmente accanto a te su di un mezzo pubblico, sbirciando la pagina di un libro che stai leggendo, non solo riconosce immediatamente l'autore, ma anche che le poche frasi lette appartengono a un'opera nuova, allora di certo quello scrittore è famoso. È quello che è capitato a chi scrive nei giorni scorsi ed è stato un chiaro segnale che Camilleri rappresenta uno dei rari esempi di popolarità unita a qualità, di autore che potremmo definire, con dizione ormai desueta, "nazionalpopolare" pur essendo profondamente radicato, per tematiche e linguaggio, nella propria regione. Se le aspettative dei lettori sono alte e, non appena terminata la lettura di un suo libro, si pongono immediatamente in attesa di un successivo, questa ultima raccolta di racconti non li deluderà di certo. Piuttosto li entusiasmerà per quella prodigiosa vena di narratore che Camilleri continua ad avere, per la maggiore chiarezza del linguaggio rispetto all'ultima prova, per un'evoluzione del protagonista che, pur nella sua peculiarità, rivela aspetti nuovi della sua personalità, infine per una più evidente vena civile che senza cadere nel didascalico o nel predicatorio, induce alla riflessione.

Montalbano ha ormai, per molti lettori, il viso di Zingaretti, ma la cosa non disturba affatto, anzi rende ancora più vivo un personaggio che già dalla pagina scritta, emerge con forza teatrale e che, in quest'ultimo libro, mostra in modo aperto i limiti di carattere (l'irritabilità e l'abitudine di scaricare su chi lo circonda il nervosismo), ma anche l'umanità profonda, lo spirito di solidarietà per le vittime o per chi (come il maresciallo Verruso) confida nella riservatezza e nella collaborazione generosa di un "quasi" avversario.

Fa parte del personaggio anche il farsi turbare da qualche presenza femminile, ma non è solo la bellezza di una donna che fa vibrare il commissario, è la sua pulizia interiore, il coraggio, la dignità e, in questo, esce da ogni stereotipo, anche perché c'è sempre una specie di pudore nel riconoscere l'effetto che una donna provoca in lui e qualche senso di colpa nei confronti della lontana fidanzata Livia, così ben accennato dallo scrittore nella telefonata dolcissima che fa fare a Montalbano, toccato dal fascino discreto di Caterina.

La conoscenza che Camilleri ha del suo personaggio gli consente quella naturalezza amicale nel trattarlo che è possibile ritrovare solo in Simenon, così come allo scrittore belga fa pensare l'antieroismo, il rifiuto per la retorica e la capacità di fondere il quotidiano malessere con l'azione straordinaria.

Le indagini, pur non togliendo nulla alla tensione narrativa e alla giusta suspence, rivelano aspetti sociologici e devianza diffusa, penetrazione della mafia nella realtà politica ed economica siciliana e invitano, implicitamente, i lettori a non dimenticare mai la pericolosità e la tentacolare arroganza di questa piaga italiana. Non manca però la pietà: pietà per la povertà, per l'ignoranza, per la fragilità umana, per i pensieri delittuosi che anche le persone per bene, talvolta, possono avere, pietà per le vittime di un sistema ingiusto che emargina i diversi o, peggio ancora, li usa come strumenti inconsapevoli. Così anche Catarella, l'ingenuo e devoto poliziotto, in alcuni racconti, è meno macchietta ed è più uomo: forse esprime un'umanità meno intelligente e colta, ma la sua affidabilità e la sua generosità mostrano come queste doti, oggi troppo rare, siano da rivalutare e come Camilleri, dall'alto della sua esperienza umana oltre che intellettuale, inizi a provare insofferenza per una cultura fine a se stessa e per un mondo che premia solo i più furbi.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

Giorno di febbre

Appena arrisbigliatosi, decise di telefonare in commissariato per evvertire che quel giorno proprio non era cosa, non ce l'avrebbe fatta ad andare in ufficio, durante la nottata una botta d'influenza l'aveva assugliato e li vedi solo quando già ti hanno azzannato alla gola. Fece per susìrisi, ma si fermò a mezzo, le ossa gli dolevano, le giunture scricchiolavano, dovette ripigliare il movimento con quatèla, finalmente arrivò all'altezza del telefono, allungò il braccio e in quel preciso momento la suoneria squillò.
"Pronti, dottori? Parlo con lei di pirsona pirsonalmente? Mi arriconobbe? Catarella sono."
"Ti arriconobbi, Catarè. Che vuoi?"
"Nenti voglio, dottori."
"E allora perché mi chiami?"
"Ora vengo e mi spiego, dottori. Io di pirsona pirsonalmenti non voglio nenti da lei, ma c'è il dottori Augello che ci vorrebbe dire una cosa. Che faccio, ci lo passo o no?"
"Va bene, passamelo."
"Ristasse al parecchio che ci faccio parlari."
Passò mezzo minuto di silenzio assoluto. Montalbano venne scosso da un arrizzone di freddo. Malo signo. Si mise a fare voci dintra la cornetta.
"Pronto! Pronto! Siete morti tutti?"
"Mi scusasse, dottori, ma il dottori Augello non arrisponde al parecchio. Se porta pacienzia, ci vado io di persona pirsonalmente a chiamarlo nella sua cammara di lui."
A quel punto, intervenne la voce affannata di Augello.
"Scusami se ti disturbo, Salvo, ma..." "No, Mimì, non ti scuso" fece Montalbano. "Stavo per telefonarvi che oggi non me la sento di nèsciri da casa. Mi piglio un'aspirina e me ne vado nuovamente a caricarmi. Quindi te la sbrogli tu, quale che sia la facenna della quale volevi parlarmi. Ti saluto."
Riattaccò, restò tanticchia a pinsare se staccare il telefono, poi decise per il no. Andò in cucina, s'agluttì un'aspirina, ebbe un altro arrizzone di freddo, ci pinsò sopra, si agluttì una seconda pillola, si rimise a letto, pigliò in mano il libro che teneva sul comodino e che aveva principato la sera avanti a leggere con gusto, Un giorno dopo l'altro di Carlo Lucarelli, lo riapèrì e fin dalle prime righe si fece pirsuaso che la lettura non gli era possibile, si sentiva un cerchione di ferro torno torno alla testa e gli occhi gli facevano pupi pupi.
"Vuoi vedere che mi sta acchianando la febbre?" si spiò. Poggiò il palmo della mano sulla fronte, ma non arruscì a capire se era càvuda o no, del resto non l'aveva mai capito, quello era un gesto solo simbolico che però, inspiegabilmente, faceva sempre. L'unica era mettersi il termometro. Si susì a mezzo, riaprì il cascione del comodino, rovistò. Naturalmente il termometro non c'era. Dove l'aveva messo? E quando era stata l'ultima volta si era misurato la febbre? A occhio e croce, doveva essere capitato a dicembre dell'anno passato, che per lui era il mese più periglioso e non quell'altro che diceva il poeta... Quale mese per Eliot era il più crudele? Si, ora se l'arricordava, aprile è il più crudele dei mesi... O era marzo? Ma comunque, a parte le divagazioni poetiche, dove minchia era andato ad ammucciarsi il termometro? Si susì, andò nell'altra cammara, taliò in ogni cascione, nelle librerie, in ogni pirtuso. Da darré una pila di libri in equilibrio precario sopra un tavolinetto traballero spuntò fora una sua fotografia con Livia. La taliò, non arriscendo a ricordare dove se l'erano fatta. Da com'erano vistuti, doveva essere estate. In secondo piano si vedeva la sagoma di un omo in divisa, ma non pareva cosa di militare, doveva trattarsi di un portiere d'albergo. O di un capostazione? Lasciò perdere la foto e ripigliò a cercare.

Recensioni dei clienti

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    archipic

    02/08/2016 13.18.33

    A me è piaciuta questa raccolta di Montalbano; ben condensati tutti i racconti e quelli lunghi, in particolare, con storie molto belle. Lettura consigliata per gli amanti del Commissario vigatese.

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    Luca

    30/03/2015 14.07.24

    C'è poco da dire: il solito grande Camilleri! Un Montalbano convincente e un Catarella particolarmente esilarante.

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    francesca

    25/09/2012 23.50.59

    Camilleri&Montalbano, un binomio che diverte e conquista. Non un giallo alla Agatha CHristie, non un vero noir, non un thriller...però mi piace. Lo consiglio vivamente.

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    Piero Giombi

    26/07/2012 17.29.54

    Questo libro è stato pubblicato nel 2002 a 15,80 euro e l'anno dopo a circa metà prezzo. Questo dice tutto. Il miscuglio italo-siciliano non mi ha mai convinto.

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    Elisa

    12/09/2009 09.48.23

    Raccolta piacevole, anche se molto di sotto alle aspettative. Penso che le avventure di Montalbano diano il meglio nei romanzi di ampio respiro, e che nei racconti siano un po' "sacrificate". Ci sono ad ogni modo due racconti lunghi ,FERITO A MORTE e MEGLIO LO SCURO, che mi sono piaciuti molto. Quest'ultimo ha secondo me un sapore un po'... british, da giallo classico modello Agatha Christie, con un omicidio ( o il sospetto che sia stato commesso un omicidio) vecchio di decenni, commesso con il veleno, e con astuzia tutta femminile; molto particolare, rispetto ai delitti camilleriani.

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    andrea

    05/02/2007 10.40.30

    Di livello ben più che "sufficiente", questa raccolta di racconti è comunque un passo indietro rispetto alle 2 raccolte che l'hanno preceduta ("Un mese con Montalbano" e "gli arancini di Montalbano"). E i romanzi della serie in genere sono preferibili alle raccolte di racconti (ma questo è un parere personale); questo per spiegare un 3 che comunque in una scala da 1 a 5, ripeto, si colloca ben al di sopra della sufficienza. Anche con questa "Paura di Montalbano" (che cronologicamente si colloca tra "L'odore della notte" e "Il giro di boa") Camilleri ci diverte (e anche tanto): trame che nella loro esilità sono comunque dei graziosi ricami, personaggi come sempre ben tratteggiati, e un Montalbano che libro dopo libro continua a svelarci qualcosa di se. Ma...ma la sensazione è che l'autore sia un po' stanco; anche nei 3 racconti lunghi ogni tanto vi sono dei siparietti che, per quanto simpatici e godibili, quasi sembrano un po' tirarla per le lunghe (solo una lieve impressione...). In realtà questo libro è un ottimo momento di intrattenimento e una bella appendice laterale alla saga di Montalbano, ma aggiunge pochino a quanto di questo personaggio amiamo. Rispetto alle precedenti raccolte di racconti inoltre manca un risultato di insieme; lì le tante perle costituite dai racconti andavano a creare un affresco collettivo di una società e di una terra che pochi hanno saputo narrare con la levità di Camilleri. Qui si ha un po' la sensazione di deja vu... Comunque resta un libro godibile e consigliabile ( e indispensabile per i fans di Camilleri e di Montalbano).

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    callettino

    01/12/2006 16.13.17

    se togliessimo il siciliano in Camilleri, cioé quel parlato misto che così naturalmente sembra ancorarsi alla lingua madre, ci accorgeremmo, temo, che trattasi di uno dei tanti romanzi polizieschi. all'ironia, inoltre, deve sottrarsi quella che è consona del dialetto, perché sennò, chiunque scriva in dialetto ironico lo diventerebbe con troppa facilità. cosa voglio dire con questo? semplicemente he per ridimensionare il fenomeno Camilleri basterebbe leggere Stefano D'Arrigo, forse il primo inventore della parlata mista. se si scopre D'Arrigo, si capisce meglio Camilleri. ma se si conoscono meglio gli autori siciliani prima di Camilleri è ancora meglio. pertanto io personalmente sono grato a Camilleri perché porta avanti termini di casa nostra che certo non impoverisce la lingua, anzi la arricchisce, ma se devo essere sincero, non è troppo difficile scrivere come Camilleri fa: sufficiente conoscere il dialetto e un certo ritmo. quindi a Camilleri devo togliere quello che dicevo prima: l'ironia insita nella lingua siciliana, consona a tutti i siciliani e non a lui soltanto. purtroppo, se un autore siciliano decide di scrivere utilizzando il dialetto, sùbito si urla al genere Camilleri, con sospetti quasi di clone. insomma questa cosa mi irrita, essendo io siciliano ed essendo io amante soprattutto di D'Arrigo dei "Fatti della Fera".

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    funkygirl

    23/05/2006 12.59.09

    anche questa raccolta l'ho trovata molto avvincente e spettacolare.Racconti tutti bellissimi..il mio preferiti è quello ambientato a Roma!ed è anche splendido quello ambientato in montagna,cn Salvo in compagnia di Livia

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    Leo

    21/03/2006 17.34.57

    Ancora una volta Camilleri ha saputo testimoniare la sua bravura nello scrivere vicende non solo riguardanti la Sicilia, e quindi non tollero che si indichi ciò come unico tema dei suoi libri, ma anche intrighi polizieschi con sfumature di giallo. Poi naturalmente la figura di Montalbano, forse grazie anche alla fiction televisivo, è simpatica e trasmette al lettore molti ideali...Poi le descrizioni del paesaggio non guastano, il mare e la collina siciliana sono descritte superbamente da Camilleri, che è natio della Sicilia. Secondo me, inoltre, questo non è la solita vicenda di Montalbano che risolve delitti efferati, poichè qui viene in contatto con la paura...I miei complimenti a Camilleri, e a Zingaretti che in tv interpreta magistralmente le vicende del famoso commissario!

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    MaunaKea

    20/09/2005 00.29.32

    Decimo libro sul commissario Montalbano. Anche questo e' un libro di racconti (datato 2002), per meglio dire di racconti lunghi, anche in questo libro respiriamo Sicilia, dall'odore del mare a quello delle triglie. Ho scritto qualcosa ormai su tutti i libri di Camilleri, mano a mano che procede la mia "rilettura", finora pero' non mi sono mai espressa in critiche, ma proprio perche' amo quest'autore e' anche giusto un filo di critica. Purtroppo l'eta' di Camilleri gicoa, a volte, non poco, se e' possibile che nel commissariato di Vigata negli anni '90 ci fosse un solo computer, usato da catarella, che il commissario ai giorni nostri si rifiuti di leggere un cd, che non ritenga piu' di tanto importanti le analisi della scientifica e sopratutto che non possieda un cellulare, non e' un uomo originale, ma un pochetto assurdo e fuori tempo (e affatto professionale, diciamocelo), inoltre e' divertente l'immagine di Montalbano che legge Montalban, ma spesso l'autore gli fa leggere degli autori improbabili dell'inizio '900. Licenza di scrittore ma irreale, e' gia' molto che il commissario legga... insomma ogni tanto trapela un po' troppo l'eta' dell'autore, Montalbano a 50 anni non puo' avere una mentalita' da 70enne... ecco l'unico difetto che trovo, oppure se avesse ambientato i romanzi negli anni '80 massimo '90 questa discrepanza forse si sarebbe notata meno. Dire ad esempio che andare ai 150 in autostrada e' una cosa da vietare e' proprio di una persona che forse non guida piu' e che non ha necessita' di spostarsi spesso con la propria auto per le strade d'italia, per lavoro, insomma e' fuori dal tempo.

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    joesimpson

    14/09/2004 15.27.20

    il solito libro di camilleri! aavince, ma non convince. si legge piacevolmente, è avvincente come trama anche se sembra troppo scritto per esser poi sceneggiata in tv. (ricorda un pò gli ultimi romanzi di chiara, che erano film già belli confezionati) il dialetto siciliano compare spesso, ma è piacevole e di facile comprensione

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    Amèlia Bautista

    22/04/2004 20.51.31

    "La paura di Montalbano" è un romanzo giallo che spiega diverse indagini del commissario Montalbano. Salvo Montalbano è quello che pensiamo sia il tipico commissario italiano, sempre preoccupato per quello che mangia e la digestione dei suoi pranzi. Anche come il tipico polizia protagonista dei gialli, ama molto il suo lavoro e non saprebbe fare nient'altro. Nel commissariato ha dei compagni veramente speciali, soprattutto Catarella, che funziona come un computer, secondo Montalbano. È molto intelligente ed ha molta esperienza, ed ha anche molto istinto per soluzionare i misteri che si raccontanno. Nel libro si spieganno diversi casi che vengono risolti dal commissario, tutti hanno luogo a Vigàta, la località dove lavora Montalbano. Lui dimostra essere un vero poliziotto che non ama parlare dei suoi sentimenti, e infatti la paura a cui fa riferimento il titolo dil romanzo è precisamente la paura ad ascoltare i sentimenti delle persone e a parlare dei suoi propri. Il libro si legge bene e non si fa pesante; non ha molte descrizioni e l'azione è interessante. Per finire il commento del libro è necessario dire che Camilleri ha scritto questo romanzo nel dialetto siciliano, utilizzando a volte delle espressioni graziose, ma sempre è facile da capire.

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