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Ferruccio Parazzoli

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2004
Pagine: 271 p. , Rilegato
  • EAN: 9788804527305

L'ambizione del romanzo di Ferruccio Parazzoli è dichiarata già dalla lunghezza e dall'ambiguità del titolo, che si comprende all'ultimo capoverso dell'ultima pagina. L'intreccio del libro è complesso oltre misura, al punto che, per il numero degli attori in scena, verrebbe fatto di richiedere non già un indice analitico, che sarebbe ridicolo, ma un semplice elenco delle dramatis personae, sul modello della tragedia classica. Sarebbe tuttavia un errore, dal momento che Per queste strade... è pervaso di trascendenza e ossequio, pur non privo di incertezze, alla confessione cristiana cattolica. Ove simili distinzioni giornalistiche avessero un senso, la voce narrante, don Ennio appena ordinato al servizio pastorale, apparterrebbe piuttosto al pontificato di papa Paolo Vi che a quello di Giovanni Paolo II.

Questo è in ogni caso un atto di fede dell'autore: scrivere un libro in cui il protagonista e molti dei comprimari sono preti. S'intende che la letteratura italiana ha già fornito prove del genere. L'ultima è La messa dell'uomo disarmato di don Luisito Bianchi (cfr. "L'Indice", 2004, n. 2). Qualche lettore frettoloso ha ritenuto di dover tirare in ballo il precedente di Bernanos o addirittura del Gide di Si le grain ne meurt pas; ancora, non ci siamo.

Dovendo per forza trovare termini di paragoni, si penserà piuttosto a don Milani, di cui però Parazzoli non fa il menomo cenno e che, in ogni caso e a dispetto di un autorevole presa di posizione in senso contrario di Tullio De Mauro, operava in una realtà non urbana. Parazzoli e il suo don Ennio sono invece milanesi.

Milano, che qui è protagonista implicita, suscita da sempre, e più negli ultimi anni, l'ispirazione degli scrittori. Parazzoli stesso ha scritto un breve, ma notevole MM rossa, uscito per Mondadori l'anno scorso. La Milano di Per queste strade... è un giusto medio tra quella familiare ai non milanesi, cioè quella della moda, della grande industria, del calcio, e la Milano dei diseredati. L'autore è preciso nella descrizione dei luoghi, ma ai luoghi non annette il rilievo che è degli uomini e delle donne.

Un terzo protagonista del racconto tragico e mai disperato di Ferruccio Parazzoli è Paola, la giovane volontaria che apre il libro, sul letto di morte. Qui vien fuori la sapienza architettonica di un lettore editoriale di lunga data.

Ogni possibilità di suspence è infatti negata dall'immagine liminare della giovane, violentata senza motivo e distesa su un letto dell'ospedale San Raffaele. La ragazza, come altre figure femminili del libro (in particolare la bimba Violéta, forse autistica, che muore in una maniera un po' inverosimile), è raccontata con minor controllo di stile da Parazzoli. La lettura della pagina gratulatoria finale conferma che gli spunti narrativi nascono da fatti realmente accaduti. Non di meno, si sente nelle descrizioni fisiche e psicologiche delle donne un che di eccessivo, come uno sforzo non necessario per muovere a pietà l'incolume lettore.

A Paola sono riservati in esclusiva tre capitoli (il primo, il diciassettesimo e il trentottesimo: con tanti saluti ai dilemmi su tempo storico e tempo della narrazione). Sono capitoli in cui don Ennio contempla la ragazza, quasi moderna Ilaria del Carretto: "Resto a guardare ai piedi del tuo letto, senza avanzare di un solo passo".

Il personaggio più importante, il vero deuteragonista della voce narrante, è comunque il suo stàrez don Pietro Paglierani. La citazione dai Karamazov non si perita di risultare smaccata, tanto è pieno di Dostojevskij tutto il romanzo. Di padre Zosima, don Pietro ha la saggezza e i silenzi, in parte anche le capacità profetiche. È un prete non propriamente sospeso a divinis, ma di certo messo ai margini dalla chiesa e da questa situazione sembra aver tratto una singolare, caustica saggezza. Lo stàrez di Parazzoli assomiglia a Parazzoli stesso, così come descritto nell'intervista che occupa il quattordicesimo di Cronaca della fine, titolata - chi sa da chi, a questo punto - Un pappagallo a piazzale Loreto (cfr. "L'Indice", 2004, n.???). Franchini, che è più giovane del suo maestro, lo somiglia non a un'icona del romanzo russo, ma Obi Wan Kenobi, il saggio del film Guerre stellari.

Il tono di Per queste strade... e il suo impianto di ampio romanzo corale sconsigliano tuttavia ogni eccesso interpretativo. Qui si tratta dei cosiddetti grandi temi: il dolore, la morte, la resurrezione. Sono, citati quasi per intero, i Novissimi del catechismo di Pio X, che Parazzoli ha mandato a memoria da bambino.

Recensioni dei clienti

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    Matteo

    23/03/2007 21.14.00

    Meraviglioso, poi per me che sono un seminarista della diocesi di Milano è un affresco di realtà.

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    Fabio

    08/03/2005 17.29.59

    La vita quotidiana di un prete di città che è la storia di una metropoli (Milano) e della fauna che la abita. Parazzoli utilizza una scrittura colloquiale, quasi diaristica, che nella sua apparente semplicità nasconde uno stile raffinatissimo, duro e incisivo come pochi. Ci regala soprattutto un romanzo molto bello, "scandalosamente cattolico", si, ma non indirizzato a un pubblico ristretto, poichè i temi di cui tratta - la vita, la morte, il corpo, la memoria, la malattia - sono temi universali. E da non cattolico ho saputo apprezzare la sua arte.

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    ant

    29/12/2004 19.09.20

    Il vissuto di un prete metropolitano, come non si era mai letto prima

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    sandro

    15/10/2004 23.10.35

    Beh, poche parole per descrivere questo libro...anzi, una sola: STUPENDO. Uno dei più belli che mi sia mai capitato di leggere. Grazie Ferruccio.

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    Alessio

    06/07/2004 19.40.18

    Un libro molto bello, dove ognuno di noi può cercare di scoprire se stesso, confrontandosi con i problemi che affronta quotidianamente il giovane prete protagonista di questa storia. E i tanti personaggi che "riempiono" il romanzo, sono gli stessi che abbiamo già incontrato o che incontreremo lungo il cammino della nostra vita.

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    Maria Francesca

    27/04/2004 17.23.13

    Questo romanzo è uno specchio in cui il lettore potrà cercare di scorgere la sua anima.

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