Il perfezionista. Vita e morte di un grande chef

Rudolph Chelminski

Traduttore: M. Visentin
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 21/09/2006
Pagine: 409 p., Brossura
  • EAN: 9788879288590

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Recensioni dei clienti

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    Lomax

    04/03/2016 10:23:18

    Libro istruttivo, che aiuta a farsi un'idea di quanta fatica, tensione e abnegazione richieda la ristorazione d'elite. Una sfida dietro l'altra per arrivare alla vetta dell'haute cuisine e (soprattutto) per restarci.

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    grazia

    25/03/2015 20:07:31

    Storia culinaria di un paese, di una guida prestigiosa e di un cuoco di fama. Ossessioni, debolezze, insicurezze, megalomanie raccontate con grazia e senso del ritmo. Una lettura avvincente anche per chi non é appassionato di cucina. Bello quanto un romanzo, invece é la vita.

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    Virgina f.p.

    20/11/2008 11:46:33

    L'autore racconta con la dovuta obiettività la vita personale e il percorso professionale di questo grande cuoco, rivelando anche, con grande precisione e dettaglio, gli scenari che appartengono al mondo dell'alta cucina.

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Bernard Loiseau: "…un uomo che ha dato tutto ciò che aveva per inseguire il suo sogno, che per questo è stato spesso frainteso, e che ha pagato con la sua vita l'aver voluto a ogni costo compiacere troppe persone allo stesso tempo". Così lo descrive l'amico Rudolph Chelminski nella dedica del libro a lui dedicato: Il perfezionista. Un romanzo che cerca di raccontare i retroscena della vita del grande chef francese, le implicazioni del successo, la lotta estenuante per restare ai vertici della haute cuisine, ma anche il suo eccessivo perfezionismo, la paranoia, i vizi e gli eccessi che, forse, lo hanno spinto a compiere il gesto estremo.
Quando, il 24 febbraio 2003 si seppe della morte del cuoco, la notizia continuò per giorni a occupare la prima pagina di giornali e trasmissioni televisive: più che una grande storia, si trattava di un evento di portata nazionale. La Francia - per definizione dell'autore - è una nazione che di fatto definisce se stessa attraverso il cibo; dove i ristoranti sono valutati, classificati e discussi con la stessa solennità che si riserva alle squadre di calcio; dove i cuochi sono tenuti in una considerazione pari a quella di filosofi e intellettuali. Una notizia simile era inconcepibile. Non si trattava di un uomo qualsiasi, bensì di Bernard Loiseau: lo Chef per eccellenza, un dio nel suo settore, un uomo nel pieno della sua carriera, uno degli appena venticinque cuochi in tutto il Paese ad aver ottenuto l'ambito riconoscimento delle tre stelle nella Guida Michelin. Il suicidio era un gesto in apparenza inconcepibile per un uomo che aveva tutto: si era fatto dal niente, possedeva un talento e un'energia inesauribili; poteva contare su uno staff capace e devoto; era stato insignito della Legione d'onore; era amato dalla stampa e dai francesi e poteva contare sull'amore di una splendida famiglia. Che cosa poteva averlo spinto a compiere un'azione così sconsiderata? Chelminski spiega in questo libro i retroscena di una vita tanto perfetta: sotto la superficie brillante del successo - dice - si nascondevano un'insicurezza grande quanto la sua nevrotica ambizione; un perfezionismo ossessivo nel perseguire la volontà di mostrarsi degni della tradizione culinaria che rappresentava; e, naturalmente, un carattere in fondo forse troppo fragile per sopportare tanta pressione.
Ripercorrendo gli ultimi cinquant'anni di storia della cucina francese e tratteggiando con precisione la carriera di Loiseau, l'autore racconta quella che il New Yorker definisce "una storia commovente con delle implicazioni universali: la caduta dell'artista a causa del suo perfezionismo e delle sue paranoie".