Le persiane verdi

Georges Simenon

Editore: Adelphi
Anno edizione: 2018
Pagine: 208 p., Brossura
  • EAN: 9788845932809
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Descrizione
"Bevve il terzo bicchiere a occhi chiusi. Poi ne bevve un quarto e solo allora si eresse in tutta la sua altezza, spinse il petto in fuori, gonfiò le guance e tornò a essere quello che tutti erano abituati a vedere. Si guardò intorno, osservando le facce che fluttuavano tra le nuvole di fumo, e contrasse le labbra in una smorfia, la sua famosa smorfia, feroce e patetica insieme, che alla fine produsse l'effetto desiderato, li fece ridere, come a teatro faceva ridere la platea, il tipico riso nervoso di chi per un attimo ha avuto paura."

«Forse questo è il libro che i critici mi chiedono da tanto tempo e che ho sempre sperato di scrivere» azzarda Simenon, che ha terminato "Le persiane verdi" in una sorta di stato di grazia, all'indomani della nascita del secondo figlio. Ha tutte le ragioni di essere soddisfatto: è riuscito a scolpire una figura larger than life, Emile Maugin, celeberrimo attore giunto, a sessant'anni, all'apice del successo e della fama, che un giorno apprende di avere, al posto del ventricolo sinistro, «una specie di pera molle e avvizzita». «Maugin non è ispirato né a Raimu, né a Michel Simon, né a W.C. Fields, né a Charlie Chaplin» afferma risolutamente Simenon nell'Avvertenza. «E tuttavia, proprio a causa della loro grandezza, non è possibile creare un personaggio dello stesso calibro, che faccia lo stesso mestiere, senza prendere in prestito dall'uno o dall'altro certi tratti o certi tic». Ciò detto, taglia corto, «Maugin non è né il tale né il talaltro. È Maugin, punto e basta, ha pregi e difetti che appartengono solo a lui». Pregi e difetti alla misura del personaggio: dopo un'infanzia sordida, ha lottato, perduto, vinto, amato, desiderato, conquistato e posseduto tutto - donne, fama, denaro -, e coltiva la propria leggenda abbandonandosi a ogni eccesso. Prepotente, scorbutico, cinico (ma segretamente generoso), regna da tiranno su un piccolo mondo di sudditi devoti e trepidanti, fra cui la giovanissima e amorevole moglie, ma vive nella costante paura della morte e nella nostalgia dell'unica cosa che non ha mai conosciuto: la pace dell'anima - quella cosa tiepida e dolce a cui il suo desiderio attribuisce la forma di una casa con le persiane verdi.

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Recensioni dei clienti

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    Niccolo'

    22/11/2018 21:19:06

    Romanzo come al solito molto buono da parte del nostro grande Simenon....delizioso...raffinato....ambientato benissimo....forse non il migliore a mio avviso ,ma comunque consigliatissimo!

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    Dario G P

    20/11/2018 10:50:11

    Uno dei migliori Simenon che abbia mai letto: grande atmosfera, tanti piani di lettura, un grande personaggio che non sa e non vuole sfuggire al destino che lui stesso si è costruito. Come in altri romanzi precedenti anche qui l'alcol è un compagno di vita maledetto.

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    Fabio C.

    22/09/2018 16:13:24

    Descrizione del disagio e disgusto di un uomo che, pervaso dal senso della propria fine, si trova a fare i conti con la vita; descrizione che si avvale soprattutto dell'evocazione degli odori, quasi esclusivamente sgradevoli, presenti praticamente in ogni pagina. Immenso Simenon.

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    nadia

    22/09/2018 12:40:05

    Cosa c’entrerà mai Van Morrison, musicista, con Georges Simenon, scrittore? Apparentemente nulla, ma un legame c’è: tutti e due (in tempi diversi, ovviamente) sono artisti più che prolifici, e tutti e due mantengono una qualità molto alta nelle rispettive arti. Un libro di Simenon sotto la soglia di guardia non l’ho mai trovato. Ne ha scritti alcuni eccezionali, altri buoni, altri un po’ meno, ma anche lui, come Van Morrison, non ha mai sbagliato un colpo. Tanti anni fa, avevo letto un libro di Peter Handke, su sua madre: Infelicità Senza Desideri. Ecco, queste Persiane Verdi sono piene di infelicità. Un’infelicità trattenuta, che accompagna i protagonisti come un’ombra. Attorno alla possente figura del grande ed acclamato attore Maugin, troviamo la ‘commedia umana’, caratteristica dell’opera del grande scrittore belga. E’ un Simenon di qualità, quello che leggerete (se non l’avete già letto in precedenza).

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    Marina

    21/09/2018 13:50:35

    Simenon è il mio autore preferito. Anche in questo libro ha dato il meglio. Questa volta la storia non è intricata, è descrive molto in profondità il travaglio psicologico di un uomo che ha sempre dovuto e voluto apparire, infine alla resa dei conti. Il suo cuore è malato....

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    Elena

    19/09/2018 22:01:48

    Il romanzo è apprezzabile per l'avvicendarsi delle considerazioni fatte dal protagonista Maugin ,ma devo confessare che mi è sembrato un doppione de "Le campane di Bicetre" che ugualmente non mi aveva entusiasmato.Il protagonista,un grande attore francese osannato dalla critica e dal pubblico,ripercorre la sua vita da un infanzia nella miseria alla gavetta fino al grande successo ed alle tre donne che hanno segnato la sua vita.Si legge a rilento rispetto ad altri Simenon ma non posso dire che sia un brutto libro.

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    jane

    02/09/2018 13:41:39

    Anch’io sono rimasta molto delusa e ho faticato a finirlo. Senza una trama vera e propria, con troppi personaggi inconsistenti e con uno squallore di fondo : lascia perplessi che Simenon lo giudicasse positivamente.

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    Massimo

    25/08/2018 07:10:34

    Estimatore di Simenon non capisco perchè Adelphi non faccia selezione e pubblichi anche cose che danneggiano chi le ha scritte.Non si capisce nulla,trama slegata,troppi personaggi che si fa fatica a collocare,noia mortale.Si può essere grandi scrittori con un solo libro.Delusissimo.

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    Lettore dal Ticino

    19/07/2018 09:17:10

    Uno dei romanzi meno belli di Simenon. Ho fatto fatica a finirlo. Simenon resta uno dei miei autori preferiti, ma stavolta non ci siamo. La storia è deludente e tirata per le lunghe. La scrittura è meno brillante del solito, piatta, ripetitiva.

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    Lapo

    15/07/2018 11:31:09

    Nelle atmosfere di una Parigi piovosa descritta con maestria e poi nel sole abbagliante della Costa Azzurra, Émile Maugin, attore affermato con un ego smisurato e un cuore malmesso si muove goffamente fra colleghi di scena, assistenti e donne esili e sottomesse. Manca una trama, un filo conduttore, una traccia, e il grigiore del romanzo è riscattato da un ultimo straordinario capitolo; a una prima lettura non mi sembra quel gran libro di cui Simenon si dice soddisfatto, considerata la sua vasta produzione che offre prove assai più convincenti.

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